Magazine Venerdì 8 maggio 2009

«Sono combattuto fra due donne: che faccio?»

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Magazine - Gentile dottore, Le racconto la mia vicenda.
Ho 36 anni, una posizione economica di cui non posso lamentarmi, una fidanzata da quasi undici anni (ha 34 anni) e vivo ancora in famiglia perché la mia fidanzata vorrebbe attendere di ottenere una posizione lavorativa solida prima di vivere insieme. Ho una famiglia che però ha sempre avuto un occhio di riguardo per mio fratello maggiore, che ha solo dieci mesi più di me, e per mia sorella più piccola.

Un anno e mezzo fa la mia fidanzata mi confessa di avermi tradito. Una volta sola, dice lei, anche se la relazione con l’altro è durata più di un anno, a mia insaputa, o meglio, credevo fossero semplici amici.
Evidente il mio cadere in un buco nero: ero combattuto dallo sbatterle la nostra storia in faccia e 'chi si è visto si è visto', o accettare la sua proposta di provare a ricucire il rapporto.
Lei diceva di aver sbagliato e che lo ha fatto perché si sentiva trascurata da me e perché non vedeva un futuro tranquillo con me, che in quel periodo ancora non avevo lavoro.
In quel momento la paura di perderla per sempre, di chiudere una storia durata tutti quei anni, mi spaventava. Forse l'abitudine di stare con lei era più forte del desiderio di chiuderle la porta in faccia.

Le volevo molto bene, e perderla sarebbe stato un martirio. Anche se è stato altrettanto un martirio vivere i mesi successivi con le immagini di lei e l’altro nella mente, e non ne parliamo quando per caso lo incrociavo in città. Un'altalena di affetto per lei e rabbia per quello che aveva fatto.
Decidiamo di andare avanti. Ci credo e soprattutto vedo lei che ci crede, si mette d’impegno, si parla di matrimonio, lei è sincera e soprattutto serena, perché chiudere la storia con l’altro l’ha rasserenata. Insomma, si entra in una fase serena del rapporto dopo la tempesta.

E qui accade l’imponderabile.
Un viaggio di lavoro: quindici giorni molto lontano da casa e dalla mia città.
Tra i colleghi faccio la conoscenza di una ragazza, 27 anni, sposata da un anno, e scatta qualcosa che non avrei mai immaginato. Un’attrazione reciproca fortissima, di cui entrambi abbiamo paura ma verso la quale non riusciamo a trattenerci. Finiamo a letto insieme, e in tutti quei giorni sono stato più con lei che col resto dei colleghi di lavoro. Ogni occasione era buona per vederci, parlarci, baciarci.

Sapevamo che sarebbe finita lì perché avevamo due vite impossibili da far coincidere, oltre al problema la lontananza. Invece, al ritorno, ci siamo cercati ancora e ancora lo facciamo.
Credo che lei sia più presa di me. Vuole lasciare il marito, perché io la raggiunga. Dice di non provare nulla per il marito, che ha sposato ma senza amore.
Io non so che fare, perché per la mia fidanzata provo un attaccamento forte, anche se molti lati del suo carattere mi risultano insopportabili, come della sua famiglia, ma ho un senso di protezione per lei infinito e non so spiegarmelo. Le ho chiesto tempo, ma lei non capisce perché, anzi credo abbia intuito che possa esserci un’altra, anche se io ho negato.
Con l’altra non so come gestire la situazione, la vedo molto presa da questa cosa, e il marito inizia ad avere dubbi.

Non so perché mi sta accadendo tutto ciò, cosa dal profondo del mio inconscio mi sta muovendo. E non so quale sia la soluzione più giusta da percorrere cercando che ognuno soffra il meno possibile. Sono disposto a soffrire anche io per tutti.
Un amico mi ha detto di vivere le due vite in modo parallelo, quella vita che sarà più forte sopravvivrà all’altra. Io non so davvero che fare.
Saluti. R.



Saluti a lei, R.
Capisco che si trovi in una situazione che la mette in difficoltà: in effetti diventa sempre più difficile spiegare la logica delle emozioni e dei sentimenti, non perché ne siano sprovvisti, ma perché le regole che li governano sono differenti da quelle della ragione. È una premessa importante da fare perché, nella rilettura delle sue vicende, il suo tentativo di spiegarle con una logica lineare dà il risultato, come spesso succede, di creare l'illusione che effettivamente le cose siano andate effetttivamente così. La realtà è invece che, quando noi raccontiamo il nostro passato, cerchiamo di produrre un plausibile riassunto tralasciando così alcuni dati e alcune sfumature, che sono invece molto più importanti della fluidità della trama.

Così non mi soffermerò troppo sul fatto che a 36 anni vive ancora in famiglia (ma non sappiamo con che rapporti), né sul fatto che la sua fidanzata (da undici anni, che vuol dire tanto ma non si sa in che senso) 'un bel giorno' le ha confessato di averla tradita (una volta che è durata per un anno e mezzo, ma non si sa né come è cominciata né perché è finita). E chissà perché glielo ha detto proprio adesso, visto che poi ha scelto di rimanere con lei e riprovarci. E altrettanto non le chiederò come mai si è passati da una relazione così critica alla scelta di sposarsi, che sembra sia stato un rimedio peggiore del male. Infine non le chiederò di spiegarmi anche altre piccole cose, che rileggendo la sua storia mi colpiscono e non riesco a spiegarmi.

Piuttosto vorrei chiederle di riflettere su alcune sue frasi che riguardano i suoi sentimenti, che di volta in volta passano dalla «paura di perderla» a «l'abitudine di stare con lei»: ma paura e abitudine non mi sembrano due grandi passioni. Poi racconta di «un'attrazione reciproca fortissima», ma subito dopo ci tiene a precisare che «lei è più presa». Infine non sa cosa scegliere, sempre per paura che qualcuno soffra, sino a dire che vorrebbe soffrire lei per tutti, cosa che mi sembra decisamente fuori luogo, a meno che lei sappia qualcosa che non ha detto.
E così. Sì, indubbiamente c'è qualcosa nel profondo del suo inconscio che la mette in difficoltà, forse una difficoltà a scegliere la strada che più le piace, affrontando il dover lasciare ciò che non deve essere più tenuto. Dunque non si tratta di scegliere tra il minore dei mali, ma tra il migliore dei beni. E farlo con il sorriso.

Non le dirò quindi cosa sarebbe più consono (e poi per chi?) scegliere se l'una, l'altra o tutte e due, o perché no anche una terza via, un'ascetica solitudine o un'eterna vita in famiglia.
Non si tratta di scelte logistiche, ma di essere contenti di quello che si fa e di quello che si è. E delle persone con cui si sta.
Così mi limiterò a chiederle di guardare alle sue scelte come se fossero tutte proiettate su una parete davanti a lei: poi chiuda gli occhi, faccia un bel respiro, conti fino a sette e apra gli occhi. Se è la scelta giusta, dovrebbe avere un bel sorriso sulla faccia.
Tutto il resto sono solo parole al vento.

di Marco Ventura

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