Magazine Mercoledì 29 aprile 2009

«Soffro per il dolore degli altri». Lo psicologo risponde

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Magazine - Dottore buondì,
mi scusi tanto se mi sfogo su problemucci sentiti e risentiti, e dico che è solo uno sfogo perché tanto so che le risposte e le soluzioni posso trovarle soltanto da me.
Ho 30 anni, sono grande, ma ancora oggi mi ritrovo a sfogare nel mangiare sensi di colpa (assurdi), frustrazioni (assurde), e a volte anche semplicemente per noia. Mi rendo conto che mangio all'impazzata e di tutto, e analizzandomi quel tantino che basta per capire il problema lo focalizzo pure, ma non ho ritegno. Ora sono ingrassata diversi chiletti, e qualche giorno fa ho detto basta: mangio sano, cerco di fare un po' di movimento e mi dedico alle cose che mi fanno piacere. So che in questo modo ne uscirò, perché così è sempre stato.
Il vero problema, però, è che io ho una bella vita, davvero, amo e sono amata, non ho molti soldi ma mi va bene così, sono semplice e non voglio chissà quale abito o cellulare o qualsiasicosa... insomma, mi sento completa, eccetto nel fatto che soffro per il dolore degli altri. È morto mio padre e invece di pensare a me pensavo a mia mamma, agli altri familiari, a come stavano, a fare loro compagnia, a consolarli ecc... Me ne sono resa conto, ho affrontato la cosa e ho capito che dovevo metabolizzare anche il mio dolore. C'è voluto un po' ma ora va meglio. Qualche mese fa mio fratello (con figli) si è separato. Io cerco di affrontare la cosa standogli vicina ma distaccandomi per non soffocare insieme a lui, e mi ero anche convinta di farcela, ma la cosa mi sta risucchiando.
Forse mi sento in colpa perché la mia vita va bene e la sua no? È assurdo! La notte continuo a sognare che mio marito mi lascia. Che c'entra dottore?
Forse, quindi, non riesco a distaccarmi dalla vita della mia famiglia: smetterà mai questa cosa?
Io da sveglia realizzo che non sono problemi miei, ma quando dormo sogno male... e nel sogno vengono fuori sempre i veri problemi, o no?
Premetto che non ho problemi con mio marito: ne ho parlato anche con lui di queste cose, e dei sogni. Lui capisce ovviamente che il legame con la famiglia è forte, e può andare anche bene, ma è convinto che mi lascio trascinare troppo; poi è bravo perché mi fa notare le cose DOPO che le ho tirate fuori io, per non appesantirmi di più con frasi che, anche se dette per il mio bene, potrebbero mettermi su dubbi.
Non so se sono stata sufficientemente chiara, e mi scuso per aver buttato giù tutte queste frasi di botto, ma mi rendo conto che così non posso continuare, ma non riesco a trovare la via di mezzo tra risolvere tutto o fregarmene completamente. O meglio, anche se trovo la via di mezzo, mi dispiace (ma veramente tanto) veder soffrire i miei familiari.
Grazie di cuore per avermi letto.

Buongiorno a lei,
leggerla è stato un piacere e gli sfoghi sono i benvenuti contando che spesso i problemucci non sono poi tanto piccoli.
Ma ha anche ragione lei quando dice che certe cose si sono sentite e risentite, e quindi NON parlerò di cibo ed invece mi piacerebbe riflettere con lei su di un'altra cosa: è vero, siamo noi che dobbiamo tirarci fuori dai problemi e nessun altro dovrebbe farlo (e in effetti non potrebbe neanche). Detto questo, non è mica strano che ognuno di noi potrebbe aver bisogno di un aiuto per sapere dove guardare e per avere delle indicazioni più precise su cosa fare e come farlo.
E se è vero che sarò io a guidare la mia bicicletta, sarebbe carino che qualcuno mi aiutasse a capire come si fa senza dover per forza farmi troppo male cadendo ad ogni pedalata.
E così mi verrebbe da dirle che forse, invece che fare tutto da sola, decidere cosa va bene e cosa va male e quali sono i motivi e quali non lo sono, sarebbe meglio che lei si affidasse ad un bravo psicoterapeuta per farsi accompagnare a capire cosa c’è davvero che non va nel suo modo di affrontare la vita (e di compensare con il cibo) che, evidentemente, ha ancora alcuni lati oscuri, tant’è che il suo problemuccio continua ad infastidirla sia per quanto riguarda il cibo che, mi sembra di capire, anche per quanto riguarda i suoi sogni e i suoi pensieri .
Come vede non entro neanche nel merito di quello che mi racconta della sua bella vita e dei suoi ipotetici sensi di colpa che, mi scusi, potrebbero anche essere una spiegazione forse troppo semplificata, e dunque debole.
Anche per questo credo che un aiuto professionale esterno sarebbe una gran cosa, proprio perché l’informazione che le manca forse non è neanche dentro un problema grosso, ma magari si nasconde in aspetti più sfumati o marginali che proprio per questo le risultano difficili da identificare.
Ovviamente dopo questo sarà lei a cambiare attivamente il suo stato scoprendo che le sue fatiche sono indirizzate nel verso giusto e superando delle idee o delle ipotesi che invece che aiutarla la frenano.
Come vede ho mantenuto la promessa: non ho parlato né di cibo né di sogni.
Spero però che lei trovi l’ispirazione per farlo lei stessa, uscendo dal suo guscio di problemi veri e di spiegazioni parziali.
Mi faccia sapere cosa ha deciso.
Saluti

di Marco Ventura

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