Magazine Martedì 28 aprile 2009

'Educazione siberiana' di Nicolai Lilin

Magazine - Educazione siberiana di Nicolai Lilin (343 pp, 20 Eu) segna una svolta per la Einaudi. La fa rivivere. Sembra di rileggere uno di quei libri che d’estate ci accompagnavano alla spiaggia, dopo il liceo, fissando una conquista nella conoscenza. Questo perché la rivoluzione sta nella lingua. Se la Transnistria è una regione dell’ex Urss proclamatasi indipendente nel 1990, questo è il volume dedicato ai criminali onesti che lì hanno vissuto.

Essere un buon criminale è un affare etico. Questo è stato l’obiettivo di Nicolai, che oggi vive facendo il tatuatore in provincia di Cuneo. Anche perché la pelle è una ragnatela di vita dove capisci chi hai davanti. È un’antica lingua che i criminali usavano per capirsi e farsi capire. Un vecchio tipo di linguaggio afonetico, ma reale. Un’enciclopedia umana a disposizione dell’occhio nudo.
Nicolai butta la propria storia di criminale etico direttamente in italiano ed il risultato è una lingua elettrica, scarica zampilli come il sangue. Sembra di leggere I ragazzi della via Pal in negativo.

Tra coltelli, anzi lame, preservate come amuleti, rivoltelle amate come sorelle, e scontri dove ciò che conta è alla fine una giustizia umana inutile perché del tutto incapace di realizzare un concetto etico vero, viviamo una storia come se ci trovassimo dentro una macchina a duecento all’ora. Il meccanismo puro della delinquenza ispirata e ricondotta ad una lezione comunque morale trova in questo ragazzo un raccontatore in una lingua con chiara potenza visiva. Questa storia brucerà le coscienze. Anzi, le tatuerà.

di Alberto Pezzini

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