Magazine Lunedì 23 aprile 2001

Scrittore fai da te? ahi ahi ahi

Magazine - Una giornata con gli “a.p.s.”. Ovvero con quegli scrittori che decidono di pubblicare un libro “a proprie spese”. Una scelta piuttosto comune, con dei precedenti illustri (Moravia pubblicò “Gli indifferenti” facendosi finanziare dal padre).

A Pratovecchio, un paese in provincia di Arezzo, si è svolta la prima edizione di , una manifestazione dedicata a quanti decidono di scavalcare le pastoie dell’editoria ufficiale ricorrendo alla stampa digitale o a piccole case editrici che pubblicano qualsiasi cosa, purché l’autore si accolli tutte le spese. Due giorni di esposizione delle proprie opere da parte di un centinaio di autori. Questo, almeno, quanto promesso dall’organizzazione. Che non poteva certo prevedere che a fine aprile si dovessero fare i conti con la neve e un tempo indecente.

Alla fine in piazza c’erano una decina di gazebo e una trentina di scrittori. Pubblico? Neppure l’ombra. Ma forse è meglio così. Perché, in definitiva, chi se ne frega di andare a vendere i propri libelli. Quello che veramente conta è di incontrarsi, conoscersi, confrontare le proprie idee sulla scrittura.

Personalmente, dirò che non ho mai patito tanto freddo come sabato 21 aprile. Forse il mio cervello ibernato era troppo impegnato a inseguire miraggi di brodini caldi e vin brulé per concentrarsi sulle dinamiche della letteratura alternativa italiana. Eppure vedevo tanto entusiasmo attorno: persone che si erano conosciute su internet nei newsgroup di scrittura che si cercavano scrutando i cartellini di cui ognuno era dotato: "tu sei Pinuccio? Tu sei Trans_il_vano? Io sono quello che ti ha scritto, ti ricordi? Sì, no" e via così. Col tempo che continuava a cambiare indirizzo, dal freddo polare al sole primaverile, poi vento, grandine.

Per quanto mi riguarda, ho invidiato gli abitanti di Pratovecchio, chiusi nelle loro case, al caldo, o quelli chiusi nei due bar della piazza a guardare la partita (e sicuramente c’era anche qualche scrittore infiltrato). E poi?

Poi c’era il genovese Antonello Cassan che pubblicizzava il suo liberodiscrivere (vedi anche Leggi l'articolo ), illustrando agli scrittori le meraviglie della stampa digitale. C’era chi proponeva un baratto di scartoffie: "io ti do un libello dei miei, tu me ne dai uno dei tuoi?" C’erano degli attori che s’industriavano a garantire una dignità a poesiole agghiaccianti, con gli autori che, da sotto il palco, facevano attenzione a che la loro opera fosse resa degnamente (e c’è chi ha avuto il coraggio di lamentarsi). Ma certo sono troppo cattivo, sicuramente c’era qualcosa di buono tra tanta carta male utilizzata. Ma sicuramente la "Fiera del libro" è un'altra cosa (se non altro, è al coperto).

di Donald Datti

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