Magazine Venerdì 24 aprile 2009

«I miei genitori non mi hanno saputo guidare»

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Magazine - Sono un ragazzo di ventidue anni. Ho vissuto una vita abbastanza felice fino alla fine delle scuole superiori; successivamente mi sono dovuto scontrare con la realtà del mondo: non sapendo che pesci prendere ho cambiato diverse volte Facoltà universitaria e ho provato a lavorare, sempre con risultati infimi in entrambi i casi.
A questo si aggiunge il fatto che gradualmente mi sono distaccato da amici e conoscenti (sono diversi mesi che non esco per svagarmi con qualcuno) e ho un rapporto tribolato con i parenti (mi sento caricato di responsabilità, visto che loro si aspettano molto da me in termini di studio) e in particolar modo con i genitori, che inconsciamente credo non mi abbiano saputo guidare nei momenti importanti.
Mi sento deluso da me stesso e dal mondo, le aspettative che nutrivo da adolescente le vedo man mano allontanarsi: avere una tranquillità economica, costruirmi un percorso di vita raggiungendo gli obiettivi agognati. Ho perso ogni interesse.
Ho deciso quest'anno di iscrivermi a una Laurea triennale per diventare infermiere sotto consiglio di mio padre (non è prestigiosa, ma permette di lavorare): sono al secondo semestre e sono quasi in pari con gli esami, pur non riuscendo a stringere amicizia con gli altri ragazzi, che sono più giovani e riescono ad ottenere risultati migliori, né con il personale infermieristico ospedaliero. Mi sento ancora profondamente infelice e sono tentato di dare nuovamente una svolta alla mia vita, magari entrando nell'imprenditoria o facendo un lavoro più manuale.
So di essere molto indeciso, e alla luce di ciò che le ho scritto vorrei sapere se c'è qualcosa che non va in me o se è solo un periodo triste (che comunque dura da tre anni) destinato a passare.
Grazie.

Salve ragazzo di ventidue anni. Molte persone vorrebbero sapere se c'è qualcosa che non va in loro stessi, ma tutte le volte che cercano di capirlo queste cose cambiano, e assumono forme diverse a seconda di quello che stanno cercando.
Forse è la domanda stessa ad essere poco opportuna, ma allo stesso tempo trovo che sia utile farsi delle domande per cercare di capire come mai la realtà del mondo sia spesso così diversa da come ci aspettavamo, tanto da farci sentire male da spiazzarci.
Ovviamente tutte queste domande non dovrebbero essere solo rivolte a chiarire il perché: è necessario trovare un modo possibile per fare qualche cambiamento, in meglio, anche se ci sarebbe da discutere su cosa sia il meglio. E se lo sia veramente. Diciamo che sarebbe meglio trovare un po' più di serenità. Ok?

Ora, io la conosco troppo poco per dare un giudizio preciso, ma la sua storia mi fa venire in mente altre storie, di altre persone che conosco meglio e che, per una serie di cause, si trovano in difficoltà ad affrontare alcuni aspetti della loro vita. E spesso si tratta di storie in cui dopo un'infanzia felice si fa fatica ad affrontare la dura realtà, perché il passaggio tra questi due mondi è così brusco da risultare non facile e, ahimé - questo è vero - spesso sono i genitori che non riescono a spiegare bene come questo passaggio dovrebbe avvenire.
Ma qui il discorso sarebbe troppo lungo (e forse meriterebbe più spazio), così mi limiterò a dire che: sì, può essere - anzi è sicuro - che i suoi genitori abbiano avuto e abbiano tuttora un ruolo importante nel suo essere come lei è, ma allo stesso tempo non è dando la colpa a loro che se ne esce, anzi. Perché non è una questione di a chi dare una colpa, ma soprattutto di capire come stanno le cose.

Così è soltanto per dare un senso (e non una colpa) che potremmo dire che se lei, oggi, si sente con qualcosa che non va, forse è vero che i suoi genitori le hanno dato un libretto di istruzioni per la vita non del tutto esatto, ma non servirà a niente recriminare (a parte un legittimo sfogo) per almeno due motivi.
Uno perché adesso le serve avere un libretto di istruzioni più adatto, e due perché se, in passato, non lo ha avuto dai suoi genitori, potrebbe anche essere che, presumibilmente, non lo avessero neanche loro, e dunque non serve a niente colpevolizzarli. Al limite basterebbe prendere in considerazione che, su alcune cose, potrebbero non essere così tanto attendibili.

Come le dicevo, non siamo qui per parlare degli altri quanto per parlare di lei che, presumo, (contando che lei ha ventidue anni) faccia fatica a capire che le regole della famiglia nell'infanzia sono diverse da quelle degli adulti nel mondo.
È un bel problema, e non creda di essere l'unico ad averlo e a viverlo. Ma, proprio perché conosco altre storie simili alla sua, posso dire che sì, è un momento transitorio, e che sì, può sperare di cambiare (in meglio). Il fatto che sia possibile non significa che sia facile o immediato. Dovrà impegnarsi un poco di più ad affrontare quelle cose che, anche se sono difficili, anche se sono imperfette e anche se non sono prestigiose vanno fatte lo stesso. E dopo, se vuole, potrà farne anche altre, altrettanto difficili, ambigue e complicate, e poi altre ancora, sino a quando non sarà moderatamente soddisfatto di sé.
Giusto per la cronaca: questa cosa si chiama vita, ed è un bel problema per tutti.
Benvenuto.

di Marco Ventura

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