Concerti Magazine Mercoledì 22 aprile 2009

Masini & C.: l'epoca della musica 'triste'

Magazine - Dimmi cosa fai / quando stai con lei / metti le cassette di Masini […] / ed invece sei rimasto fregato / da Perché Lo Fai e Disperato” (6/1/Sfigato, 883, 1992)

Odio / Masini e tutti gli altri” (Iodio, Bluvertigo, 1994)


È stato pescando queste due citazioni, agli estremi ed opposti confini del panorama musicale italiano, che mi sono detto che, forse, oggi, ormai dalla giusta distanza, vale la pena farsi LA domanda: ma perché ce l’avevano tutti con Marco Masini?
Bignami di History Channel: erano i primi anni ’90, e l’Italia sballottava indecisa sul proprio destino, tra cadute di muri ed ideologie. In mezzo, una “crisi dei valori” che sarebbe sfociata di lì a poco in Tangentopoli, discese in campo e seconde repubbliche: rivoluzioni forse più apparenti che reali, certo: ma questa, come sempre, è un’altra storia.
Se musicalmente iniziavano i primi fermenti di novità (e abbiamo già raccontato qualcosa nelle puntate precedenti), nel mainstream dischi e classifiche erano dominati delle creature musicali di Giancarlo Bigazzi, che consegnava testi trasudanti retorico buonismo da ogni poro. Non che poi andasse tanto distante dalla realtà, ascoltate un po’ il testo di Gli altri siamo noi di Tozzi: tra lacrime di coccodrillo, in fondo, prova a raccontare e predire le infinite transizioni della nuova Europa e dell’allora poppante globalizzazione mondiale.

Però in Italia andava anche di moda piangersi addosso, e compiacersi con un po’ di mestiere dello smarrimento ideologico e morale di un’intera generazione. Così, con un orecchio ai borbotti delle pance del popolo bue ed un occhio alle classifiche dei dischi, si iniziarono a scrivere testi tristi, affidandoli ad una scuderia di cantanti mascherati da infelici professionisti: quelli che io chiamo con affetto I Tristissimi: la prima Laura Pausini (La Solitudine), Paolo Vallesi (Le Persone Inutili, La Forza della Vita), Aleandro Baldi & Francesca Alotta (Non Amarmi).

Forse ci sono altre meteore di cui ora mi sfugge memoria, ma di sicuro non posso sbagliare su un fatto. Il principe dei Tristissimi era lui: Marco Masini.
Una voce roca e potente, un dignitosissimo passato da artigiano della musica, esplode d’improvviso con Disperato, nel 1990: e da lì, per circa tre anni, complici una serie di partecipazioni al Festival di Sanremo, arriva in vetta all’hit parade (come ancora si chiamava all’epoca).
Oggi tutti bravi a dire: “Masini, che tristezza, ma non portava pure sfiga?”: però all’epoca ebbe un successo notevole (i suoi primi tre dischi vendettero una media di 1.000.000 di copie l’uno) e soprattutto, come si dice, “bene o male purché se ne parli”, di lui si parlava sempre e moltissimo. O con lui, o contro di lui: di sicuro non passava inosservato. I suoi testi provavano a raccontare, in alcuni casi anche con immagini affascinanti (l'idea della Malinconoia ha un’indubbia valenza semantica) lo smarrimento esistenziale che il contesto storico in realtà amplificava, più che creare da zero.

Scisso tra nera disperazione e rabbia incontrollata (Disperato, Perché lo fai, Malinconia vs. Vaffanculo e altre) ha sempre lasciato a tutti il dubbio: ci sei o ci fai?
Quando, nel 2004, vinse a Sanremo (con un brano al di fuori della tradizione del “classico” Masini) confessò che certi toni del passato erano anche frutto di un attento studio commerciale “a tavolino”: in tempi di reali (?) volgarità da reality in cui un vaffanculo non si nega a nessuno, può far sorridere, ma nel 1993 la censura de facto della sua Vaffanculo in radio e tv fu un evento, ed attirò, com’è ovvio, ulteriore attenzione sul disco.

Credo che, più che sulla sincerità dei testi che presentava, sia interessante interrogarsi sul perché del loro successo: cosa intercettava Masini? Un sano spirito di autocommiserazione? Una sopita volontà di rivalsa? La rabbia strisciante di un paese che si sentiva sempre più abbandonato a se stesso? Credo di sì, e forse molte altre cose.

La ricetta masiniana, però mancava di un paio di ingredienti fondamentali, e di cui sarebbe stata imbevuta tutta la nuova musica che stava fermentando in silenzio, in attesa di venire alla luce: entusiasmo ed ottimismo. Mancanza che lo avrebbe condannato all’oblio.
Insomma, dopo essersi pianti un po’ addosso, era l’ora di iniziare a guardare avanti: non a caso, nell’anno di maggior successo di Masini, il 1993 di, appunto Vaffanculo, venne pubblicato in singolo Penso Positivo di Jovanotti.
E quella, è il caso di dirlo, era tutta un’altra musica.

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