Magazine Venerdì 17 aprile 2009

Caso Annozero: Vauro può tornare in studio

Leggi gli altri articoli di Segnali di fumetto

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha deciso che Vauro potrà tornare in studio per la trasmissione Annozero, condotta da Michele Santoro, per la puntata di giovedì 23 aprile 2009.
Il caso che ha coinvolto il vignettista toscano è iniziato il 9 aprile, quando una sua vignetta sul tema del terremoto in Abruzzo ha fatto scoppiare le polemiche. È subito scattata la sospensione dal servizio. Dopo due settimane di dibattito, la decisione del Cda. Il Presidente Garimberti ha detto: «La libertà di espressione va sempre e comunque tutelata, ma è necessario tutelare l’azienda dagli abusi di tale libertà». Si riferiva alla presunta mancanza di chiarezza delle responsabilità prescirtte dai contratti. Mercoledì 22, ospite a Otto e mezzo, Vauro ha risposto che sarà ad Annozero, aggiungendo: «Ho sempre rispettato gli obblighi contrattuali e continuerò a farlo anche se ancora non ho capito quale obbligo ho infranto».

Di seguito vi proponiamo la riflessione di Francesco Cascione sull'accaduto.

Magazine - Un disegno dal tratto semplice, spesso neppure troppo stilisticamente elegante, una didascalia, un fumetto. Alcune volte è uno scambio di battute, altre è solo un pensiero espresso a voce alta. Quello che non cambia è il potere di spiazzare, di andare in una direzione per poi arrivare al colpo finale. Contesto, disegno, risata. Tre passi che trasformano uno scarabocchio in una vignetta satirica; tre elementi che insieme hanno il potere di evocare una storia, mostrare un punto di vista e colpire il lettore.

Quello che lascia una vignetta satirica (quando è fatta bene) non passa mai inosservato ma scuote, smuove, costringe a ridere o ad arrabbiarsi a seconda se si è spettatore o vittima, sicuramente non lascia indifferente, mai.

Una vignetta come quella di Forattini, che disegnava una Sicilia dove era stato da poco assassinato il Giudice Falcone come un coccodrillo, riusciva a far arrivare un messaggio come nessuna insalata di parole sarebbe riuscita mai a fare. Costume, politica e anche sciagure possono essere l'ispirazione per una vignetta che non pretende di essere consolatoria - a quello ci pensino altri - ma vuole smuovere, costringere a guardare in una direzione dove nessuno guarda.
Sarà pensando a tutte queste cose che fatico a comprendere la sospensione di Vauro da Annozero e dalla televisone, con l'etichetta peggiore che si possa attribuire a qualcuno dopo il terremoto in Abruzzo: sciacallo.

Per una mia scelta ho cercato di fuggire dal giornalismo del dolore andato in scena dopo le 3.32 del 6 aprile 2009; non ho bisogno di sentire cosa dice un uomo che ha perso in un soffio casa, famiglia e amici per immaginare come si senta, né devo ascoltare le innumerevoli testimonianze raccolte per comprendere quanto possano essere super gli eroi che abbiamo attorno: vigili del fuoco, medici e infermieri, ma anche gli artigiani che si sono mossi perché la vita tornasse a viaggiare sui propri binari.

Resto un po' sorpreso dal fatto che - mentre scorrono testimonianze scioccanti - arrivi l'invito a non polemizzare di fronte a case di sabbia cadute, ospedali di sabbia crollati, e interdetto di fronte alla notizia di quanta audience abbia fatto la televisione per cui pago il canone con la copertura mediatica del terremoto.
E così, svegliato dal mio torpore mediatico, ascolto quanto scatenato, ancora una volta, dal giornalismo urlato da Santoro e dal suo Annozero: come spesso succede quando su un evento si arriva in differita, mi affido a youtube per ripescare gli interventi incriminati e alla fine, prima ancora di apprendere della sua sospensione, guardo le vignette con cui Vauro, come ha sempre fatto in appendice al dibattito televisivo, ha fotografato l'emozione di quei giorni.

Osservo le vignette, rimango colpito dalla sua capacita di trasformare le emozioni in immagini, ma non mi scandalizzo neppure quando arriva quella incriminata, quella che mostra un numero indefinito di bare con il riferimento al famoso piano casa.
In quella vignetta vedo il dolore di fronte alle vittime - piante e non canzonate - ma anche la denuncia di un modo di costruire per cui le norme di sicurezza vengono considerate indicazioni di massima, non imperativi categorici; vedo la rabbia di fronte alle vittime di una tragedia che non era prevedibile, certo, ma contenibile probabilmente sì; vedo anche la speranza che la ricostruzione non venga affidata a dei che risparmiano in euro ma scialaquano in vite.

Penso al potere di quella vignetta, completa come una graphic novel e crudele come la satira è e deve essere e mi domando perché, come spesso avviene, a pagare alla fine non è mai il denuciato, ma sempre chi denuncia.
Emblematica la vignetta con cui Stefano Rolli fotografa alla perfezione la situazione sul Secolo XIX di giovedì 16 aprile 2009.
Due persone chiacchierano passeggiando.
«Ma Vauro prendeva in giro il premier, mica le vittime» - dice uno.
«Ma la RAI difende il premier, mica le vittime» - risponde l'altro.

di Francesco Cascione

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Tre volti Di Jafar Panahi Drammatico Iran, 2018 Quando riceve il video di una giovane che implora il suo aiuto, la famosa attrice Behnaz Jafari abbandona il set e insieme Jafar Panahi si mette in viaggio per raggiungere la ragazza. Il film è stato premiato al Festival di Cannes. Guarda la scheda del film