Magazine Venerdì 10 aprile 2009

L'importanza di ascoltare se stessi

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Magazine - Salve Dottore,
è da un po' che la leggo e che penso di porle questa domanda, ma dato che ogni cosa 'accade a tempo debito' mi sono ritrovata soltanto oggi a scriverle. Ha letto o sentito parlare della Legge dell'Attrazione?
Ho letto la sua risposta al sogno di Alessandra, e mi hanno incuriosito questi 'due io' che abbiamo dentro. Ma se invece il discorso fosse da improntare un po' di più sul piano spirituale? Non sembra anche a lei che negli ultimi tempi ci stiamo riavvicinando molto alla spiritualità? Non parlo di religione, parlo della spiritualità. Che comprende l'ascoltare noi stessi per stare meglio con noi e per stare meglio poi con gli altri, in modo da creare un mondo governato dal rispetto.
Ecco, sono partita con una domanda e ne ho fatte molte di più. Scusi. E mi scusi anche se ho buttato lì una serie di cose che ho chiare in testa ma che non so spiegare bene, o meglio, non so riassumere.
Tanti cari saluti.
Sara

Grazie Sara. In effetti temo che negli ultimi tempi mi sia capitato un po' troppo spesso di scoprire che quello che veniva presentato come una nuova scoperta altro non era che la rivisitazione di cose che già avevo sentito o letto. Sarà che non sono più giovanissimo?
E questo mi porta alla sua riflessione sulla spiritualità, che credo sia un tema che merita una grande attenzione. Ed è un argomento così delicato che spero di non offendere nessuno dicendo che, proprio perché la spiritualità è un elemento importante, non va confuso con altri aspetti più semplicemente organici dell'essere umano. E così, come per i libri, scusatemi se mi permetto di notare come il ritorno alla spiritualità a volte assume aspetti e caratteristiche che lo fanno assomigliare forse troppo ad una campagna di marketing.
Mentre la spiritualità è ad un altro livello.

Ed è per questo che mi limito a ricordare che, essendo io uno psicologo psicoterapeuta, il mio campo di azione non dovrebbe invadere il campo della spiritualità, almeno quanto l'aspetto della spiritualità non dovrebbe confondersi e sconfinare nel campo delle banali e terrene leggi della dinamica mentale.
E dico banali e terrene perché sono convinto che l'aspetto spirituale sia più alto di quello mentale, ma non per questo si deve spiegare tutto in termini spirituali, men che meno quello che si può benissimo (e forse meglio) spiegare in termini di dinamica della mente.
Così come, pur sapendo che la terra è una palla rotonda che girovaga nello spazio, per raggiungere casa dei nostri amici noi usiamo dei riferimenti decisamente più piatti e lineari. E nuovamente mi scuso se nella fretta sto urtando, involontariamente, la suscettibilità di qualcuno. Credo tuttavia che anche Maslow, nella sua gerarchia dei bisogni, abbia posto la spiritualità all'apice di una piramide che ha alla base i bisogni fisiologici, e per quel poco che so dei chakra, il primo è posizionato più vicino ai bisogni del corpo, e il settimo verso l'alto.

Dunque, secondo me - e vista l'ampiezza dell'argomento non vorrei sembrare arrogante - dovremmo incominciare conoscendo davvero le nostre caratteristiche e i modi (più o meno giusti) di operare dentro la nostra testa e dentro il nostro corpo, e dovremmo capire meglio come siamo fatti, ascoltarci e capirci per dare un senso (terreno) al nostro agire (terreno). Forse così riusciremmo meglio ad affrontare la nostra vita e le nostre relazioni con gli altri.
Magari per scoprire, alla fine, che le nostre azioni potrebbero essere regolate e guidate da qualcosa che è estraneo a noi.
Quando parlo delle diverse parti che sono in noi voglio semplicemente dire che dentro di noi (che siamo uno) abbiamo forze ed esigenze, o più semplicemente ricordi ben radicati o condizionamenti inopportuni che spesso possono non essere in sintonia tra di loro, creando in noi uno stato di sofferenza. Ma ovviamente, per quello che mi riguarda, sempre su un piano psicosomatico. E se non una nuova spiritualità, credo che a tutti noi farebbe bene avere un po' di tempo per riflette sul senso di quello che stiamo facendo.
Questo ovviamente non significa che non ci possa essere ben di più ma, da parte mia, significa che forse è meglio affrontare e risolvere i problemi al livello in cui si manifestano e che questo è quello che possiamo fare qui, noi, con noi e dentro di noi. E allo stesso tempo, sperare che il nostro angelo custode, da lassù, abbia una buona vista, un sorriso luminoso e delle grandi ali bianche.
Come vede anche io parto da una cosa e arrivo in un altro posto.
O no?

di Marco Ventura

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