Magazine Martedì 14 aprile 2009

'La vera storia del fegato di C. Bukowski' di Emanuele Podestà

Giovedì 16 aprile 2009 alle 18.00, La vera storia del fegato di C. Bukowski di Emanuele Podestà viene presentato presso la Libreria Portoanticolibri. Interviene Fabrizio Fazzari.

Magazine - Un pastiche postmoderno, una carrellata sui toni più bassi dell'underground e dell'avantpop, precursore di un filone che il suo autore definisce «anatomo-poetico». Aggettivi forti, alla Bukowski appunto, ma che assumono tutt'altra connotazione se si pensa che stiamo parlando del romanzo d'esordio di un ventunenne: Emanuele Podestà, genovese, classe 1987, che ha da poco pubblicato La vera storia del fegato di C. Bukowski (Habanero Edizioni, 98 pp., 7 Eu).

La prima parte del libro racconta di uno scrittore in fuga dalle responsabilità, che si isola in un piccolo paese dopo la morte del padre. Un rifugio per coltivare un sogno: essere il più giovane premio Nobel della storia (il record è tutt’oggi detenuto da Rudyard Kipling) grazie al successo della sua opera unica E il cagnolino rise, di cui non riesce però a scrivere il seguito a causa del blocco dello scrittore.
La seconda narra una delusione d'amore, da sfogare con un nuovo obiettivo: essere regista e principale interprete di un porno natalizio di beneficenza, in cui coinvolgere tutti gli abitanti del paese, parroco incluso. A partire dai suoi migliori amici, fra i quali c'è un certo Emanuele Podestà: «ho voluto inserire anche personaggi reali, in questo caso l'autore che incontra il personaggio, per dare l'idea di una storia che potrebbe realmente accadere».
In mezzo un racconto scritto sotto forma di bozza, con tanto di annotazioni: un gruppo di ragazzi che senza motivo apparente danno fuoco a un barbone.
In coda un finale aperto, perché «vedo il libro come un canovaccio per stimolare la mente del pubblico, per cercare risposte oltre ciò che leggono».

Il libro è un susseguirsi di citazioni, disseminate dalla prima all'ultima pagina: un omaggio ai suoi ispiratori, così tanti che neppure lui riesce a elencarli tutti. Si parte da Charles Bukowski, o meglio il suo fegato rovinato dall'alcool: «una metafora dell'aspettativa di vita che ogni persona dovrebbe realizzare».
Il protagonista, Andrea Sperelli, ricorda Il piacere di Gabriele D'Annunzio. «Ho tatuata sul braccio la sua frase Habere non haberi ('possedere e non essere posseduto', ndr), un mio giuramento verso la letteratura: viverla, farla mia, emozionarmi, ma mai esserne posseduto».
Poi Gesualdo Bufalino: Marta, la donna amata dal protagonista, è un personaggio del suo Diceria dell'untore. Il pittore Guido Reni: la scena iniziale è nata «dopo aver visto un suo Martirio di San Sebastiano esposto a Palazzo Rosso».
Infine la musica, da David Bowie agli Adele a Lou Reed: all'inizio del libro c'è una guida ai brani da ascoltare nel corso della lettura di ogni capitolo. Perché «fare lo scrittore è un po’ come essere cantautore: il mio sogno è diventare una sorta di Battiato metropolitano».

«Ho scritto il libro in tre mesi, ma di fatto ci sono anni di vita, di pensieri, di opere che mi hanno ispirato» spiega Emanuele. Un percorso iniziato all'età di quindici anni, quando rimane «folgorato sulla via di Damasco dal Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde», per poi cimentarsi in una riscrittura ambientata ai giorni nostri dell'Heautontimorumenos, commedia latina di Publio Terenzio Afro.
Oggi la prima pubblicazione con la nascente casa editrice Habanero, che vuole specializzarsi in giovani autori underground. «Ho ventun'anni, credo in quello che faccio e mi sento in dovere di far arrivare il più possibile ciò che scrivo. Per me il successo non coincide tanto con il guadagno, quanto con il raggiungere un numero elevato di lettori».
Gli chiedo infine i suoi progetti futuri: «questo libro è stato concepito come parte di una trilogia. Ora sto pensando a un prequel, e ho già in mente il titolo: LSD, ovvero La vera storia della milza di Charles Baudelaire».

di Marta Traverso

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