Weekend Magazine Sabato 28 marzo 2009

Festival della Montagna, ultime proiezioni

Magazine - Die Hoferbin (L’erede della fattoria) di Matti Bauer è uno dei film destinati a scuotere maggiormente le anime e le coscienze maschili e surtout femminili del Festival della Montagna.
La storia di Uschi che si prende sulla schiena un intero maso, e cioè un mondo a parte, è un pugno nel ventre molle delle convenzioni. Il film sovverte e scuote dal basso anche la consuetudine più cristallizzata. È un film che ha scelto una via anticonformista per bruciare vecchi ricordi e schemi mentali ormai decrepiti. È giusto che sia stato voluto dalla moglie di Gastinelli, Marzia. Infatti è un film che nasce direttamente da una nuova concezione della donna. Meglio, da una nuova visione – rivoluzionaria – della donna in relazione alla sua diretta antropizzazione della montagna.

La donna è stata di solito quell’agente indecifrabile per cui la campagna prima, e la montagna a maggior ragione, doveva essere abbandonata. Comodità zero, negozi assenti, e troppo freddo al mattino. Perciò accadeva che certe comunità familiari si interrompessero all’improvviso per il sopraggiungere di questo agente esterno, millenario come la femmina e quasi satanico nel voler ingiungere al maschio quell’ansia da derelizione, da abbandono necessario.
Oggi cambia tutto. In letteratura l’apripista è Enzo Bianchi che ne Il Pane di ieri ha creato un’alternativa, quella del ritorno alla lentezza, all'immersione in sé stessi per meglio accettare anche gli altri.
In cucina il movimento dello Slow Food sta imprimendo una virata decisa al mangiare che è diventato più attento a certe dinamiche anche psicologiche, in qualche modo. Non si può mangiare sempre in fretta e certe schifezze che sembrano tutte uguali.
Così questo film è stato acceso come un razzo nella notte dell’oscurantismo. Le tradizioni prendono finalmente un bel colpo capace di farle tremare di brutto.

Uschi, che è venuta di persona alla presentazione, è una bella tedescona decisa. Guida le vacche senza un attimo di paura, sale sul tetto alto dieci metri per spalare la neve con il nuovo compagno, e santifica la sua vita in montagna. Il risultato è una faccia espressiva di gioia esistenziale che non sta nella pelle. Un sorriso prodigioso che sa di una scelta comunque difficile: la trattativa con i genitori per farsi cedere il maso non è stata una cosa semplice, e scevra da dolori e magoni. Il discorso sul vitalizio spettante ai genitori e su di una distinzione tra lavoro e privacy diventa l’eterno spartiacque tra vecchi e giovani. Una generazione di quarant’anni di differenza fa la differenza. L’importante è pero il prosieguo. Si va avanti ed il maso vive. La donna non è più agente disgregante ma un collante adesivo compatto. Femminile, insomma.

Ieri, 27 marzo 2009, si è poi celebrato un incontro interessante celebrato alla corte di Re Fredo Valla. Quest’uomo all’apparenza brusco ha il dono di concentrare belle menti pensanti della montagna intorno a sé con un eloquio piano ma accattivante. Mario Cordero e Daniele Jalla hanno parlato di musei multimediali, Vinadio e Bard, e ne è nata una discussione molto prolifica, intellettualmente speculativa. Siccome si era in finale di serata – e prima dei film – quando cominciava a surriscaldarsi bene bene, è arrivato un biglietto per cui si doveva chiudere perché il buffet era pronto.
Valla ha inarcato le sopracciglia ed ha dichiarato che forse la cultura museale viene un po’ dopo la gastronomia ma va bene lo stesso. Un po’ di umorismo serve per sdrammatizzare.

Stasera altri due film stranieri, uno marocchino ed uno francese ed a seguire l’insieme delle più belle pubblicità in tv. Domani sera la premiazione e fuori concorso il film Berhault, l’uomo che ha scalato più vette di continuo inanellando catene montagnose e record interiori chè manco un drago selvatico. Un Festival alla Gastinelli, franco, pieno di figure diverse, moderno.

Oggi al cinema

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