Concerti Magazine Sabato 28 marzo 2009

La Blue Note compie settant'anni

Magazine - Prendete GO di Dexter Gordon o In n’out di Joe Henderson, solo come esempi rappresentativi di un catalogo sterminato. La grafica di copertina, che riempie lo spazio con giochi cromatici sui soli caratteri dei titoli, è già un segno distintivo. Sul retro, le stupende foto in bianco e nero dei musicisti catturano il centro della scena e ci immergono in un'epoca, a seconda dei casi gli anni '40, '50 o '60, e in un ambiente, sempre lo stesso, quello dei club dove si suona il jazz. Il disco, cuore della confezione, messo sul piatto o sul lettore, completa l'opera regalandoci il caratteristico suono caldo, forte e ben dettagliato della casa.

La casa è la Blue Note, the finest in jazz from 1939 appunto, celeberrima etichetta americana di musica jazz che quest’anno compie settanta anni e per questo motivo è al centro di una miriade di eventi celebrativi e riepilogativi della sua storia. Fondata ad opera di un emigrato tedesco, Alfred Lion, la Blue Note muove i primi passi in piena epoca be bop, ospitando debutti di artisti come Thelonius Monk o Bud Powell, e in pochi anni conquista un ruolo di primo piano nella diffusione della musica afroamericana di cui, nel corso del tempo, ha saputo documentare diverse fasi storiche, dall'hard bop al free jazz, fino ad arrivare alle contaminazioni con il pop, ed ai recenti successi miliardari delle canzoni di Norah Jones, che ha rilanciato in tempi recenti sorti e fama dell'etichetta.

Il bello della storia Blue Note sta nel fatto che quello stile, quel marchio così caratteristico, derivano dall'unione, creatasi fin dai primi anni '50, di un gruppo di personalità uniche che seppero creare un mix di musica e arte dell'immagine riconoscibile in tutto il mondo.
Gli artisti dell'etichetta, scritturati da Alfred Lion, registravano le proprie sessions nello studio dell'ex ottico Rudy Van Gelder, creato inizialmente nel salotto di casa dei genitori ad Hackensack, nel New Jersey, e venivano immortalati nello splendido bianco e nero di Fred Wolff, mentre Reid Miles incorniciava gli LP dentro copertine che, nel tempo, sono diventate opere d'arte autonome ed oggi sono spesso riprodotte in una miriade di oggetti o esibite in mostre dedicate.

Dagli anni '70 in poi l'etichetta, con la morte del fondatore, iniziò ad attraversare mari burrascosi, riducendo notevolmente la produzione. Cambiarono i proprietari e venne l'acquisizione della Emi, e all'inizio degli anni '80 la Blue Note visse una vera rinascita con nuovi artisti, come Michael Petrucciani o John Scofield, seguita da una politica di apertura del proprio catalogo a nuove proposte, in sintonia con il mutevole e sempre più globalizzato panorama musicale. Oggi per la Blue Note incidono artisti molto diversi, fra cui una nutrita pattuglia di italiani, capitanata da Paolo Fresu e composta, fra gli altri, da Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, e dal duo voce - contrabbasso Musica Nuda.

L'occasione del settantenario è propizia per segnalare una recente esondazione sul mercato di titoli Blue Note del periodo d'oro - compreso fra gli anni '50 ed i '60 - proposti a pochi spiccioli, tutti in versione rimasterizzata dalle abili mani dello stesso Rudy Van Gelden. E per l'appassionato di jazz, come per il neofita, interessato ad approfondire la storia di questa musica, è una vera festa: si va da Miles Davis a Freddie Hubbard, da Mc Coy Tyner a Herbie Hancock, da Cannonball Adderley a John Coltrane, da Art Blakey a Ornette Coleman. A completare tale diluvio di riedizioni anche una riuscita 'operazione specchio', intitolata Mosaic, un doppio cd celebrativo, che mette a confronto otto classici pezzi dell'etichetta con nuove esecuzioni degli stessi ad opera di una sorta di supergruppo battezzato Blue Note 7 e composto da Bill Charlap, Ravi Coltrane, Lewis Nash, Peter Berstein, Nicholas Payton, Peter Washington e Steve Wilson. Una specie di scambio generazionale che conferma attualità e vitalità della musica proposta dall’etichetta oltre quaranta anni fa.
Insomma c'è di che tenere impegnati occhi, orecchie e, magari, cuore, per un bel po' di tempo.

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