Concerti Magazine Venerdì 20 aprile 2001

Madasky, il techno cowboy di Pinerolo

Magazine - Madasky non ha bisogno di molte presentazioni.
Il techno Cowboy di Pinerolo è un artista estremamente eclettico e prolifico. Tastierista e programmatore del più famoso gruppo reggae italiano, gli Africa Unite, produttore ed arrangiatore di decine di gruppi della nuova scena italiana come i Subsonica e i Persiana Jones, sta portando in giro il suo spettacolo da solista: Da shit in tour.
Lo raggiungo telefonicamente nel suo mitico studio di Pinerolo.
Mada, vuoi parlare della tua evoluzione musicale dal reggae degli Africa al dub dei lavori da solista?
Sicuramente il reggae ed il dub sono discorsi che vanno di pari passo. Uno l’esasperazione dell’altro. La ricerca è partita con gli Africa, poi da solista ho potuto realizzare progetti sperimentali in maniera più indipendente. Il primo album "Distorta diagnostica" era molto duro, forte. Rifletteva un periodo difficile della mia vita. "Da shit is serious" è più tranquillo, tradizionale, di facile ascolto.
Più commerciale?
Magari! Vorrebbe dire che mi ha fruttato molti soldi, ma non è così.
Comunque non mi spaventa definire un mio lavoro "commerciale", semplicemente non è quella l’ottica con cui lavoro…
Da shit is seriuos…i soldi sono una cosa importante?
Senz’altro sono necessari. Io cerco di produrre lavori di qualità, frutto di una ricerca, risultati di un progetto. Se poi vendono sono più che felice.
Odio il pop perché è assenza di ricerca. E’ una musica da "uso e consumo". In italia poi il pop è spesso malfatto.
Hai collaborato con musicisti del calibro di Battiato e Jovanotti. Cosa ne pensi della situazione musicale italiana?
Deprimente! Il panorama italiano è molto chiuso e quindi il mercato va male. Negli ultimi anni poi è peggiorato. C’è una richiesta spasmodica del singolo orecchiabile, che funzioni nelle radio. Senza la canzoncina da lanciare non riesci a fare nulla.
Ci sono anche gruppi pop che non tralasciano ricerca e la sperimentazione. Come i Bluvertigo
Si, loro mi piacciono molto. Sono senz’altro un gruppo pop di qualità. Se pensi però alle centinaia di singoli che appaiono e scompaiono assieme a chi li ha fatti nello spazio di pochi mesi. Oppure ai Luna Pop.
Anche gli Africa Unite hanno realizzato molti lavori pop, ma non erano "usa e getta".
Come sono i tuoi spettacoli da solista?
Ho diversi format. Recentemente, proprio a Genova, ho realizzato uno show con gli Architrati, un quintetto d’archi. Io ero alle macchine. Oppure con batteria e chitarra.
In genere io lavoro ad un mixer, aggiungendo e sottraendo i suoni. In genere comunque lo spettacolo è un bpm (battiti per minuto) a crescere, dal dub a cose più veloci più dure.
La tua base è sempre lo studio di Pinerolo?
Ovviamente, anche perché amo vivere nella mia città. Lo studio mi ha reso indipendente. Sono ormai quindici anni che lavoro a questo progetto che è cresciuto tantissimo.
Ora, rispetto alla produzione, sono veramente libero e indipendente.
E competitivo.

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