Weekend Magazine Venerdì 27 marzo 2009

Il Festival della Montagna di Cuneo

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Magazine - Il Festival della Montagna sta entrando nel vivo.
Un acceso battibecco tra Mercalli ed un ascoltatore esperto sull'influenza della luna sul taglio della legna è stata forse una cartina di tornasole della rigidità che a volte ingoffa la scienza.
Negare che la luna possa influenzare il taglio della legna significa far uso della scienza senza dubbio, ma fa svanire una magia popolare e primitiva che poi non è manco da buttare. Se Mercalli si mettesse ad intagliare un legno quando la luna non è quella giusta, potrebbe anche constatare di dover buttare alle ortiche l'opera, e magari dopo una settimana.

Lo stesso capita anche a Pino Bettoni, artista valdostano, e guardiano per il Festival della salvezza del castagno dal cinipide galligeno, un feroce e minuscolo divoratore del legno.
Pino mi ha confessato di scolpire quasi sempre con il nocciolo, e talvolta con il pero. Entrambi sono belli compatti, senza cedimenti e nervature molli apparenti. Solo che - a volte - proprio per questa secchezza e compattezza, talvolta l'opera (la foglia) si spezza in mano. E si butta via il lavoro di una settimana in un battito di ciglia.
Le foglie di Pino Bettoni sono prodigiose e lievi come una carezza femminile:se le guardate sembrano quelle che l'autunno fa ingiallire e divenire come ocra, tanto che sarebbe difficile distinguerle dalle vere. Bettoni, autodidatta, è un uomo da legno. È umile, semplice come l'acqua, e ha un fiuto sotterraneo. Quello dell'uomo che sa il legno. Come sanno tutti, Michelangelo sceglieva o si faceva scegliere dalle forme del marmo perché riconosceva in quelle elette una figura interna, invisibile agli altri. Se si prendono le foglie di Bettoni, si comprende che un richiamo oscuro deve attirarlo verso la legna. Anche lui è un assertore della forza misteriosa della luna. Guardando alla bellezza delle sue sculture si è portati a votarlo tre ad uno rispetto a Mercalli, ieri un filino troppo polemico. La crisi energetica del pianeta ed il surriscaldamento lo hanno probabilmente disturbato.
Ma di più il fatto di essersi ritrovato un parterre di persone più dotte del previsto nella sua materia: questo confronto inatteso deve averlo impermalito ed anche un po' fatto arrabbiare, anche perché ad un certo punto sembrava troppo accanito in una direzione scientifica sì, ma poco duttile.

I film, invece. Sono l'ossatura del Festival. Piazzati di Giorgio Diritti racconta dei bambini che venivano affittati per l'estate, quando si dovevano guardare le mucche al pascolo in alpeggio. È un film profondo, denso di sensazioni anche puntute da far male. Sicuramente è un film che può essere apprezzato soprattutto dai piemontesi, ma possiede un respiro umano più ampio del Piemonte. Una delle voci protagoniste, una bella vecchia rassegnata e dolce ed un tempo bambina affittata, ci racconta della scelta di non essersi mai sposata. Così anche il fratello. Questo è un fatto quasi endemico in certe zone del Piemonte dove sembra che l'unione tra maschio e femmina sia lontana dal vero senso della famiglia di origine. E dove si preferisce vivere una vita sicura, senza strappi dolorosi, riponendo la fiducia soltanto nei tuoi fratelli di sangue. Una concezione ristretta, per i giorni ruggenti dell'oggi, ma poi così primitiva? Non corrisponde ad una certa tendenza ideologica per cui oggi si dice che il matrimonio è diventato un atout molto, ma molto insidioso?
Il passo più lungo lo si fa però quando la donna parla dei ragazzi di oggi. Che - per lei - hanno perso il dono di saper vivere perché non realizzano la sofferenza. E quindi non provano la compassione per gli altri. Questa è una realtà drammatica, ma tristemente vera fino a far piangere. Il culto dell'io cancella e demolisce ogni sentimento dell'altro.

Ed è lo stesso senso che marchia a fuoco il cortometraggio Brokebike Mountain di Kiko Ruiz Claverol. Un uomo dei nostri tempi, carico di stress fino all'ultimo capello, si inoltra in un paradiso perduto dove non esiste né acqua né luce.
Incontra un vecchio sapiente che lo porterà con un sorriso ad una conclusione: è meglio cadere ogni tanto nella vita per capire che la fretta non è tutto.
In quel corto ci sta tutta la nostra vita di oggi. Frenetica, a strappi su rotaie sempre incandescenti, senza un guaito di natura mai. A volte ci chiediamo se sia vera vita, ma non la molleremmo lo stesso se non con la paura di affogare. Che sia del tutto sbagliato? Diciannove minuti per capire che siamo tutti degli schiavi condannati ad metalla, ai lavori forzati nelle miniere di sale.
Quest'ultimo pimento lo mette però Sandro Gastinelli, regista sensibile ed organizzatore che bada moltissimo al lato più chiaro del cuore. Sembra che la sua capacità di organizzare dipenda molto dalla stima che si è costruito intorno a sé e da quel ritorno misterioso per cui se in vita fai bene e del bene, il boomerang è un bene in più ogni giorno. Questo è Gastinelli, un regista che vede i film con la cinepresa di un'anima che sta sempre in alto. Dove c'è un vento ed un sole da toccare ogni mattina. Con le dita della mente, anche.

Oggi al cinema

Il castello Di Rod Lurie Azione/Drammatico Usa, 2001 Un generale condannato al carcere militare, un colonnello aguzzino, uno scontro in crescendo tra due personalità. Nei panni del generale, Robert Redford torna ad emozionarci in un film ad altissima tensione. Guarda la scheda del film