Weekend Magazine Giovedì 26 marzo 2009

A Cuneo per raggiungere la vetta

Magazine - Il Festival della Montagna di Cuneo si svolge dal 25 al 29 marzo 2009. Come sottotitolo ha Montagne: le nostre radici, il nostro futuro. È la quarta edizione, dedicata in parte maggiore ai film di montagna.
Sandro Gastinelli, direttore artistico di Festivalfilm, ha scritto una bellissima, contagiosa introduzione al programma. Si vede che l’uomo è innamorato delle montagne di casa. Si vede anche che la montagna per lui non è soltanto un luogo fisico. È uno spazio dove far girare l’anima e farle avere un po’ di libertà.
Questo è il senso di questo ciclo di incontri. Dare veramente un volto di famiglia alla montagna. È un Festival dove tutti gli incontri sono gratuiti e dove film, libri e presenze umane sono legate alla cultura della montagna. Le genti che vengono dai monti sono diverse. Hanno forse più sale nelle vene. Forse perché la via del sale a volte si arrampica molto in alto, su per le nuvole.

C'è Luca Mercalli, barbuto e simpaticissimo climatologo divenuto noto con Che tempo che fa, e c'è Walter Bonatti, divenuto più famoso di Che tempo che fa soltanto di suo. In mezzo una serie di cortometraggi anche geniali, e tutti debitori di un soffio di ossigeno puro alla montagna. Ci sono Fredo Valla e Giorgio Diritti. Loro è Il vento fa il suo giro. Un film che – girato con pochi denari e un'ispirazione legata al vero, con attori non professionisti ma montagnini – ha sbancato spettatori e vendite. A loro il merito di avere umanizzato di più la montagna visiva.
È vero che i monti hanno fatto da accompagnamento a molte vicende umane. È vero anche che il film di Valla e Diritti ha parlato al cuore senza un tramite come dire cinematografico. E questo è poi un altro dei motivi che guida la manifestazione. La verità delle montagne. Non tengono segreti e rispondono sempre perché ci sono da sempre e lì ci torneremo per sempre.

C’è anche il teatro. Pezzi di Buzzati (Barnabo delle montagne, il primo romanzo dello scrittore bellunese, esperto di notturni e misteri umani) e altri ispirati a Mauro Corona: le sue voci del bosco saranno un po’ come un soffio che canta di notte. A volte c’è da pensare che Corona – il quale con la montagna ha fatto fortuna – sia un narratore che racconti i cacciatori di anime. Quelle voci di noi bambini per sempre legati alla montagna proprio per non tornare adulti.
C’è ancora un’occhiata particolare dentro il Festival: il ritorno della neve. E D’inverno viene la neve. Di quest’ultimo si occuperà Mercalli. Quest’anno la neve non ha risparmiato né alberi, né tane di volpi o rami di castagno. Ha sparso un velo uniforme, candido, assoluto. Per questo l’abbiamo considerato un anno eccezionale. Se penso a mia mamma bambina, a Boves, quando mi diceva che la neve costruiva muri compatti, alti come palazzi, non so se quest'anno sia veramente eccezionale.

È il passato che ritorna o è l’uomo a non essere più abituato all’inverno come si deve? Abbiamo forse perduto l’abitudine alle stagioni, ci racconterà Mercalli, ed alla loro ciclicità. Il freddo non se lo mangia di certo il lupo. In questo sarebbe d’accordo anche Corona e tutti i nostri vecchi. La montagna associata alla neve: è un bel vedere, anche per gli occhi più nascosti. Quelli dell’anima. Quelli di chi è condannato a vedere anche soltanto con la lente del ricordo. Ciò che siamo, ciò che non vogliamo.

Oggi al cinema

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