Magazine Venerdì 20 aprile 2001

Non siamo più sicuri del nostro io

Magazine - È uscito, presso l’editore Loffredo di Napoli, il volume collettaneo Identità personale: un dibattito aperto (2001, pp. 471, lire 42.000). Il volume è unico nel suo genere dato che raccoglie contributi inediti di psicologi, psicoanalisti, filosofi analitici e continentali. È stato curato da Andrea Bottani, professore associato di Filosofia della Scienza all’Università di Bergamo e da Nicla Vassallo, ricercatrice assegnista in filosofia all’Università di Genova, che spesso trovate su mentelocale coi suoi consigli di lettura. Le faccio qualche domanda. Ma sono poi io a farle le domande? E quale dei miei molteplici io? E lei sarà poi Nicla Vassallo? e quale Nicla Vassallo? Sono decisamente in crisi

I tuoi interessi sono soprattutto epistemologici: ricordiamo tra i tuoi libri La naturalizzazione dell’epistemologia e Teorie della conoscenza filosofico-naturalistiche. Perché ora un volume sull’identità personale?
“Come ogni idea nasce da desideri soggettivi e da bisogni oggettivi. Ma non credo che, indagando la questione dell’identità personale, ci si allontani poi troppo dai miei interessi per la conoscenza quotidiana e scientifica. Conoscere l’altro da sé fa parte della nostra quotidianità. Chiarire che cos’è l’io, che tipo di entità sono le persone e che tipo di relazione è l’identità personale è questione necessaria per la scienza, sia psicologica, sia bioetica”.

Ma forse indagare oggi la questione dell’identità personale ha anche un senso più profondo.
“Certo: Nietzsche, la psicoanalisi e il postmodernismo hanno messo in crisi la limpidezza del cogito ergo sum cartesiano. Non siamo più trasparenti e autoevidenti a noi stessi e agli altri, non nutriamo più certezze nel nostro io. Ci sentiamo confusi e ci chiediamo, con Virginia Woolf, ‘quante diverse persone […] albergano in un momento o nell’altro nello spirito umano?’. E, poi, almeno sul piano teorico, la clonazione umana costituisce ormai una possibilità concreta. Non si tratta più solo di prenderne atto di fronte all’opera di Andy Warhol, ai replicanti di Blade runner, a un Michael Keaton quadruplicato, a uno Schwarzenegger clonato. Tutto ciò ci sgomenta e ci affascina”.

Quali sono gli interventi “genovesi” nel volume?
“Ci sono Evandro Agazzi, professore ordinario di Filosofia Teoretica; Giovanni Siri, professore ordinario di Psicologia della Personalità; Claudia Bianchi, ricercatrice assegnista in filosofia, tutti dell’università di Genova e Anna Panepucci, membro didatta dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica e membro dell’International Association of Analytical Psychology. Credo che Genova, al contempo ostica, contraddittoria e meravigliosa, conduca a chiedersi chi si è, più di quanto accada in altre città”.

Tra i tuoi collaboratori figurano anche Adriana Cavarero e Rosi Braidotti. Perché le hai scelte?
“Perché sono femministe di un certo calibro. Rosi è professore titolare della cattedra di Women’s Studies all’Università di Utrecht in Olanda, mentre Adriana insegna filosofia politica all’Università di Verona e tiene regolarmente corsi all’Università di New York. Femminista è anche Pieranna Garavaso che insegna filosofia all’Università del Minnesota. Rappresentano il pensiero della differenza sessuale. Oggi non si può pensare a una ricerca sull’identità personale senza affrontare il complesso problema dell’identità della donna. Mancano, invece, nel volume contributi specifici sull’identità dell’uomo, perché è ancora poco studiata, almeno sotto il profilo filosofico. In altri ambiti non è così: penso all’opera artistica del genovese Cesare Viel. Ma io auspico un futuro in cui prevalga il post-gender e in cui non si senta più l’esigenza di problematizzare né l’identità femminile, né quella maschile. Così, per quanto stimi Rosi, Adriana e Pieranna, non condivido la loro magnificazione della differenza sessuale”.

I tuoi progetti futuri?
“Sto curando con Franca D’Agostini un volume collettaneo sulla storia della filosofia analitica per Einaudi e sto pensando di scrivere un libro sulla conoscenza sociale, perché sono della convinzione che l’interdipendenza cognitiva, oltreché emotiva, sia una caratteristica ineludibile dell’essere umano, senza la quale nessuno potrebbe conoscere abbastanza per sopravvivere nel mondo contemporaneo, a meno di non trasformarsi in un narcisista o in un disadattato. La conoscenza sociale riguarda anche, sebbene non solo, la conoscenza dell’altro da sé e, pertanto, ripropone sotto qualche veste il tema dell’identità personale”.


di Donald Datti

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