Magazine Martedì 17 marzo 2009

«Grazie Antonella, forse così salverò la donna che amo»

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Magari gli piaci, ma appena sanno che hai 40 anni ti considerano fuori mercato o solo una da sbattersi per una notte senza impegno. Oppure ti guardano schifati come se fossi un pezzo da museo. Mi sono stufata e ho deciso di stare senza uomini. Meglio sole che atterrate.

Cara anonima,
più che atterrata, mi sembri atterrita all'idea della solitudine che ti proponi di scegliere. Fatti coraggio, perché sono convinta che tu stia attraversando un periodaccio o, più probabilmente, frequenti persone non adatte. Al tuo stile e alle tue esigenze, non alla tua età. Forse c'è in ballo anche un po' di paura di invecchiare.
Prova banalmente a cambiare compagnia, poi ne riparliamo. I quarant'anni hanno degli aspetti meravigliosi, li scoprirai se non ti lascerai condizionare.
Tanti auguri,
Antonella

Ciao Antonella,
Sono l'anonimo innamorato della collega che ha sposato un mostro, come dici tu... La definizione è proprio corretta, ahimè. Volevo solo ringraziarti per avermi risposto e per i tuoi preziosi consigli, che sto cercando di mettere in pratica: hanno confermato quanto già da solo ero riuscito ad intuire. In effetti ormai da qualche tempo ho cominciato a documentarmi sul problema della violenza domestica, leggendo tutto ciò che riesco a trovare sull'argomento: perché per poter aiutare la persona che amo per prima cosa avevo ed ho bisogno di capire, di conoscere il problema in tutti i suoi aspetti. È difficile comprendere certe dinamiche e certi comportamenti, soprattutto era difficile per me capire che per lei - come per tutte le donne nella sua situazione - non è facile riuscire ad andarsene... Se ti scrivo di nuovo è soprattutto per questo: per dare alcune indicazioni utili per tutti coloro che come me si trovano ad affrontare questo problema. Posso dirti che, rispetto a qualche tempo fa, la situazione si sta evolvendo, sia pure lentamente, ci vuole tanta tanta pazienza. Sto facendo un lavoro quasi da psicoterapeuta, con lei: le avevo consigliato di rivolgersi ad un professionista, ma senza riuscire a convincerla, così sto provando da solo, e qualche risultato credo già di averlo ottenuto: abbiamo già intrapreso una parte del percorso che spero ci porterà fuori da questa brutta storia, anche se so che il cammino sarà molto molto lungo.
Quello che volevo segnalarti è uno strumento che mi è stato veramente utilissimo, perché mi ha fornito la chiave di lettura della situazione. È un libro di una psicanalista e psicoterapeuta francese, Marie-France Hirigoyen: Sottomesse: la violenza sulle donne nella coppia (Einaudi, 2006). Un libro davvero illuminante e importante da ogni punto di vista per capire questo terribile problema e che fornisce anche utili indicazioni su come uscirne. So che non dai risposte private, ma se dovessi ricevere richieste di aiuto da persone con questo tipo di problema, ti prego di fare un'eccezione e di consigliare loro la lettura di questo testo, che può veramente aiutare.
Ti terrò aggiornata sulla mia storia, e ti dico fin d'ora che se avrà un esito felice - come credo e spero - so che una parte del merito sarà anche tua, e non finirò mai dei ringraziarti per questo.
Luigi

Caro Luigi,
grazie a te per le belle parole e per avermi permesso di pubblicare il seguito di una storia che ha interessato molti lettori. E non credo sia stato un interesse morboso da magazine di gossip, il problema è molto diffuso e non tutti hanno il coraggio di parlarne. Non è un caso che sia stato tu e non lei a scrivermi. Ciò detto e visto che ascolti i miei consigli, ascolta anche questo, che non ti piacerà: segui pure i consigli del saggio-manuale che hai citato (e che non conosco, non ho letto, di conseguenza non consiglio, ma pubblico comunque confidando nell'indipendenza critica dei miei lettori), seguili se ritieni davvero che vi abbiano aiutato a progredire, ma tieni conto che non sei uno psicoanalista, peggio sei direttamente e fortemente coinvolto. Quindi rischi di entrare in quel circolo vizioso di complicità involontaria o inconsapevole di cui avevo già parlato.
Sei vulnerabile anche tu, Luigi, non dimenticarlo. Quindi dirigi i tuoi sforzi verso la psicoterapia, convincila a farsi seguire e accompagnala lungo questo percorso. Tieni presente che -come dicevano gli orientali- quando salvi una vita ne diventi responsabile. O, più semplicemente, che invece di costruire e rinsaldare un amore, rischi di creare una dipendenza.
Per piacere continua tenermi al corrente. Auguri, tanti,
Antonella



di Antonella Viale

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