Magazine Lunedì 16 marzo 2009

'Pane e acqua di rose' di Marsha Mehran

Magazine - C'è un filo sottile che accomuna la scrittrice Marsha Mehran con Marjan, la maggiore delle tre sorelle protagoniste di Pane e acqua di rose (Neri Pozza, 286 pp., 16,50 Eu), sequel del suo romanzo di esordio, Caffè Babilonia. Entrambe hanno dovuto lasciare l'Iran durante la rivoluzione khomeinista. Entrambe si sono rifugiate in un piccolo villaggio di un Paese straniero: Marsha l'Argentina, Marjan l'Irlanda. Entrambe hanno vissuto all'ombra del ristorante di famiglia, dove gli aromi e i sapori tipici della loro terra si fondevano con l’atmosfera, non sempre serena, della loro nuova vita.

Pane e acqua di rose racconta i pregiudizi che comunemente si vivono in un piccolo villaggio, del contrasto fra la religiosità statica dei suoi storici abitanti, dediti al culto di San Patrizio, e l'entusiasmo di chi fa la differenza. In questo caso tre sorelle, che portano una ventata di allegria intorno e dentro al loro locale, gremito di gente a ogni ora del giorno: un'allegria dietro alla quale, tuttavia, si nasconde un velo di ricordi fatti di violenza, lacrime e paure.

Nel romanzo il caffè non è sempre stato tale: prima ancora era una panetteria italiana, gestita da Estelle Delmonico e dal suo defunto marito Luigi. Ed è proprio una casuale scoperta di Estelle il cardine attorno a cui ruota la vicenda. Una sirena rinvenuta sulla spiaggia, una ragazza con una strana membrana fra le dita delle mani, pallida e in fin di vita, riversa sul bagnasciuga, con un'emorragia che non lascia adito a dubbi: una gravidanza indesiderata che ha cercato di interrompere con le sue stesse mani. Estelle non ci pensa due volte e la porta via con sé, ben consapevole che l'aborto è illegale ed entrambe rischiano il carcere, così come il dottore che la prende in cura e la trattiene in ospedale sotto il falso nome di Rosa Bella.

E al silenzio di questa giovane sirena, che rifiuta persino di dire il proprio nome, ma che con un semplice, quanto misterioso tocco delle mani guarisce Estelle dall'artrite che la affligge da anni, si intreccia il destino delle tre sorelle Aminpour.
Marjan, in apparenza instancabile, ma che nasconde un pesante segreto sui tre giorni in cui, poco prima della fuga dall'Iran, le sorelle non ebbero sue notizie. Bahar, che dietro alla fissazione al limite del maniacale per la pulizia nasconde un sogno, un progetto di vita che giorno dopo giorno va costruendo. Infine Layla, che nel pieno dell'adolescenza si sente pronta a oltrepassare quel confine che delimita il suo essere ragazza dal suo essere donna, forte dei due anni già trascorsi a fianco dell'amato Malachy, ma cercando invano il sostegno di una sorella che, in cuor suo, vorrebbe restasse bambina per sempre.

Il romanzo si sviluppa dunque su due fronti: da un lato il mistero sull'identità della giovane sirena e sullo strano potere contenuto nelle sue mani; dall'altro le giovani protagoniste, il loro percorso di crescita interiore e i loro modi, così intensi ma al tempo stesso così differenti, di vivere l'amore. Sullo sfondo, la cornice opprimente di un piccolo villaggio irlandese, Ballinacroagh.

Ed è inevitabile il paragone con altre due donne, Joanne Harris e Vianne Rocher, rispettivamente autrice e protagonista di Chocolat. Sono infatti molte le somiglianze fra le due opere. Un villaggio dove tutti si conoscono e la vita scorre tranquilla, finché alcune donne venute da lontano non aprono un locale. I clienti arrivano a frotte, tutto il paese vi si raduna intorno per consumare prodotti esotici e peccaminosi. Il tutto di fronte alla dimora in cui si riuniscono le comari, instancabili paladine della decenza e della moralità. E l'astio di Dervla Quigley, che delle comari è la leader indiscussa, trae le sue fondamenta dal nome stesso del locale, quella Babilonia che nelle Scritture è metafora del peccato stesso.

di Marta Traverso

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