Magazine Sabato 14 marzo 2009

Una notte indimenticabile sull'Alpe Salei

Magazine - Parlo già di diversi anni fa. C'era ancora la vecchia cascina dell'alpe Salei, sicché, fate il conto... D’inverno era incantevole: silenzioso e solitario, non ancora deturpato dal traffico aereo rumoroso, né dal turismo di massa.
Era di questi giorni: fine dicembre. Giacomino mi aveva prestato la chiave della cascina. I miei figli erano dai nonni, e col mio cane Yeti, ero decisa a godermi una vacanza di Natale lontana dai fastidi e dal fracasso.

Quindi, alla mattina del 24, ci tiriamo pian pianino in su, con uno zaino pieno di provviste, qualche candela, un bel libro e la tradizionale bottiglia di Champagne.
Alla Fontana della Vertura avevo già dimenticato le miserie del lavoro ed arrivando alla brutta baracca blu dei cacciatori, stavo proprio bene: una neve che porta, un bel sole ed un silenzio che ti fa dimenticare, perfino, di parlare...
Tirato giù uno dei materassi che aspettavano l'estate, legati sotto le travi del tetto, disteso il sacco a pelo, avevo poi acceso un bel fuoco e stavo tranquillamente a sistemare le mie cose, quando arriva dentro di corsa Yeti, tutto allegro e scodinzolante dalla contentezza. Difatti, si sente parlare...
Chi è?
Chi non è?
Arrivano una ed uno che si tira dietro un mulo... mai visti e che parlano tedesco per di più! Strano, perché Yeti, di solito, quando sente parlare tedesco gli viene piuttosto da ringhiare...
- È qui il rifugio alpino?
- No, proprio no, qui è la cascina dell'alpe, prestata a me per le mie vacanze e se cercate i vostri amici, il paese è di là, qui ci sono solo Io...
- Non abbiamo amici e Mary è stanca, allora vogliamo passare la notte qua...
- Cosa???
- Sì, qua va anche bene...
- Ma ci sono IO!
- Sì, ma va bene lo stesso...
Come dice Arturo: fare buon viso a cattivo gioco.
- Mettete poi le vostre cose là, in alto, per via del cane e dei topolini
- Non abbiamo niente...
Soliti vagabondi! Poi il più bello doveva ancora venire.

Ero seduta fuori a guardare col binocolo verso Ruscada quando il barbone viene a dirmi tranquillamente:
- Sai, è forse meglio mettere un materasso davanti al fuoco, perché il bambino vuol nascere.
- Cosa?
- Il bambino di Mary.
Non dico il colpo che ho preso e le gentilezze che gli ho detto.
- E adesso, butti la tua moglie sul mulo e scendi in paese, che lì almeno viene il dottore!
- Non è mia moglie e lei vuole stare qui...

Allora sì, che mi sono venuti i sacramenti! Che sistema di andare in giro per gli Alpi, nella neve, con la moglie incinta di un altro!!! Porca miseria! E poi, che viene a farti il bambino lì! Bella tranquillità dei monti...
Insomma, durante gli studi avevo fatto tre mesi di stage in maternità, avevo visto nascere una fila di bambini, ne avevo avuto anch'io, ma lì per lì...

E ciao, è poi venuto anche quello, un bel tosetto ed eravamo perfin contenti.
Quell'asino di un mulo si era sdraiato in traverso della porta e riparava dalla corrente d'aria. I muli non mi piacciono tanto, perché mio nonno aveva un cavallo che mordeva, ma questo qua era quasi simpatico...
Il Seppely barbone seguitava a scaldar neve per far acqua. Mary si era addormentata.
- Piantala di boffargli addoss a sto pinin, Madonna, che noioos!, avevo sgridato diverse volte all'Yeti che stava lì, incantato a leccare 'ste manine che gesticolavano fuori dal mio piumino che, ormai, era andato a finire come culla.
Anche la mia bottiglia di Champagne era andata... come ricostituente per chi ne aveva bisogno più di me... e le mie provviste...

L'alba era fredda, ma stupenda: un nevischio pieno di scintillii come nel film di Fellini, quando il pavone salta sulla vera della fontana, qualcosa di magico. Pensate che cantavano i fagiani nei larici sopra la strada. Due, tre camosci salivano verso il lago e diverse capre si erano riparate nello stallone.
Mary si era messa in piedi ed aveva addirittura una bella cera.
Come dice il nostro dottore:
- Adesso, i bambini nascono anche naturalmente...
Prima di sera, i due che adesso erano tre, si erano poi avviati chissà per dove ed anch'io sono scesa in paese, perché senza provviste e con la neve. Venivano dei fiocchi come delle padelle.

Ero poi già alla fontana, sotto la casa dell'Isidoro, quando tutto di un tratto, con stupore e perplessità, mi salta in mente quella vecchia leggenda delle Fiandre che vuole che ogni anno, nella notte di Natale, da qualche parte sulla terra, per qualche ora, ritorni una volta ancora, il Bambino Gesù...
Ed io avevo pensato quasi tutte le bestemmie che conoscevo... e credo che una qualcuna l'avevo anche detta...

di Anna Lauwaert

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