Magazine Venerdì 13 marzo 2009

«Esistono associazioni 'Adotta un papà'?»

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Magazine - Un errore di gioventù. Questo sono per mio padre. Mai una carezza, un bacio, un attimo insieme, un gioco, un Natale, una sculacciata, un rimprovero. Niente.
Oggi compio ventun'anni e non riesco a superare il limite: sto diventando adulta, e oggi più che mai ho bisogno di una figura paterna, di qualcuno con cui confidarmi, qualcuno a cui dire «ti voglio bene», qualcuno che si preoccupa per me.
È possibile superare questo ostacolo e diventare grande? Forse sì: ma non lo voglio. Voglio anche io un papà. E allora forse le puo sembrare da stupidi, ma ho una richiesta: esistono dei papà che ti adottano? Non per soldi, non per un futuro certo, ma qualcuno che puoi chiamare se sei triste, qualcuno che ti stia vicino. Il padre non e chi ti fa, ma chi ti ama: sono giorni che ci penso. Ho spesso sentito parlare di 'Adottiamo un nonno', figura che per giunta non ho avuto affatto nella mia vita; c'è qualche associazione che aiuti noi ragazzi 'figli di nessuno'?
La prego, mi aiuti. In attesa di una sua risposta le porgo i miei saluti.
La prego di non ignorarmi.

No, non potrei proprio ignorarla. E vorrei anche farle gli auguri per il suo compleanno, ma temo che le arriveranno in ritardo. E nel dirlo mi sento quasi in imbarazzo, perché questa dimensione del ritardo è particolarmente simbolica e tristemente sconsolante.
No, non potevo proprio ignorarla anche se, come lei già si immagina, devo confermarle che per una ragazza della sua età non esistono proprio delle associazioni di 'papà' come dice lei. E se mi permette la inviterei, no anzi, la pregherei, di non cercarle nemmeno. E lo dico perché per ogni cosa esiste un tempo giusto, e per ogni età della vita esiste un qualcosa che deve esserci, proprio lì in quel momento, e non si può recuperare in seguito.
Mi spiace. Ma i papà che dice lei sono (e non è detto che ce ne siano stati sempre così tanti) quelli che servono ai bambini e lei, che lo voglia o no, non è più così tanto bambina (a parte quella sua voglia di non diventare grande). E così eccoci qui, lei a chiedere un papà e io a dirle che non è più tempo. E non pensi che mi faccia piacere dirglielo. Anche se ho la sensazione che manchi qualcos'altro. E se è vero che gli affetti sono importanti (e lei dice di non averne avuti) come si spiega che lei sia ancora qui, viva e ventunenne? Le è mancato l'affetto di suo padre, e non ha avuto la figura del nonno, ma che ne è di sua madre? E del resto della famiglia? E che ne è di tutto il resto della sua vita? Ecco, davvero, mi interesserebbe sapere anche questo. Così come mi farebbe piacere conoscere anche le cose che lei ha, e non solo quelle che le mancano. E sì, lo so, non è quello che interessa a lei; ma visto che mi ha chiesto, tra le righe, un aiuto, l'unico che le posso dare riguarda il suo presente, anzi, il suo futuro, e non già il suo passato.
Così vorrei che lei non si sentisse cosi sconsolata da voler rimanere piccola, rinunciando all'esperienza di scoprirsi abbastanza forte e amata in senso più ampio, così da riuscire ad andare avanti verso la sua vita. E più avanti nel suo futuro, mi creda, non ci dovrebbe essere posto per l'illusione di trovare un sostituto del padre che le è mancato: potrebbe essere un errore più grande di quanto non immagina adesso. Spero cosi che nel suo futuro lei incontri persone che la amano per quello che lei è diventata, e persone che instaurino con lei dei rapporti che valgono per quello che reciprocamente costruite assieme, e non perché impersonificano i fantasmi del passato.

E così le auguro veramente buon compleanno, e non sto parlando di quello appena passato, ma di quelli che ancora verranno.
Auguri.

* Psicoterapeuta

di Marco Ventura*

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