Magazine Venerdì 6 marzo 2009

«Perché mi ha chiamata come la sua ex?»

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Magazine - Gentile Dottore,
ieri sera, parlando con la persona con cui vivo da tre anni, è uscito questo lapsus che mi ha profondamente ferita.
Mi stava dicendo che i suoi sarebbero venuti a trovarci e che ci avrebbero di sicuro portato dei prodotti tipici della sua regione, ed è a questo punto che, parlando in terza persona, come imitando i genitori, ha detto «Ah portiamo un po' di cose buone a Christian e Sabrina». Sabrina è una sua ex con cui è stato per due anni, parecchio tempo fa. Lui mortificato si è scusato un milione di volte, mi ha detto di non riuscire a spiegarsi come questo sia potuto accadere, dato che non la pensa più da molto ormai. Io però non riesco a superare la cosa, perché mi interrogo su quello che un simile lapsus possa significare.
È davvero una cosa senza importanza o nasconde qualcosa di più profondo?
Grazie mille e buona giornata.
Claudia

Saluti Claudia, bella domanda.
Nel tempo i lapsus sono stati oggetto di un notevole interesse da parte di Freud (e per certi versi anche da Jung) che, è bene ricordarlo, oltre che il padre della psicoanalisi era, per via dei suoi studi, un valente neurologo. E infatti, anche se non è del tutto chiarito come, il lapsus sarebbe un errore del sistema nervoso. O, meglio, più che un vero è proprio errore, un disguido. E così, come ci sono diversi livelli di disguidi, bisogna ricordare che esistono diversi tipi di lapsus. Ma, ovviamente, a noi e a lei in particolare, interessa il motivo di questo particolare disguido che cita nella sua lettera.

Ora, però, sono veramente in difficoltà a riassumere adeguatamente e in due parole tutta la teoria che è alla base di questo fenomeno, quindi mi scusi se cercherò di fare un paragone riduttivo.
Ecco, le è mai capitato, magari mentre era sovrappensiero, di ritrovarsi a fare la strada per andare al lavoro anche alla domenica? O di uscire dal lavoro, guidare verso casa e trovarsi ad andare nella direzione della vecchia casa, e non in quella dove ha appena traslocato?
Magari sì o magari no, ma in sostanza questo è uno dei disguidi che i nostri meccanismi neurologici a volte commettono, riproponendoci alcune consuetudini che però, in questa nuova circostanza, non sono più adeguate. Accade quando si è sovrappensiero e quando una vecchia traccia mnesica, per una parte, si sovrappone a una esperienza attuale.
Ovviamente questo può succedere solo se qualcosa nel passato è avvenuto, e questo qualcosa ha una più o meno parziale condivisione con quello che stiamo facendo.
Così, mentre torno a casa dal lavoro e penso a quello che è successo o sento la radio, nel ripercorrere la strada verso casa a volte mi viene da girare 'come ero solito fare', e magari mi trovo nella direzione, ormai, sbagliata. Così una frase che spesso ho detto in passato mi riaffiora alla memoria in una circostanza analoga anche se, ovviamente, adesso si rivela inopportuna.
Spero di aver dato un vago senso di quello che potrebbe accadere nel tipo di lapsus, perché così adesso le posso fare, a mia volta, una domanda:
A parte l'imbarazzo, si può dire che se alla domenica mi viene da girare verso il lavoro invece che verso la pasticceria dove faccio colazione, allora vuol dire che mi piace più il lavoro delle paste?
O se mi capita di girare verso la vecchia casa, allora vuol dire che mi piace di più di quella nuova?
Alcuni filosofi sostengono che avere qualche dubbio è più sano che vivere sempre in una limpida certezza ma, per quanto mi riguarda, sono abbastanza certo che la mia nuova casa mi piace più di quella precedente.
E i bigné mi fanno impazzire.
Anche se, a volte, sbaglio qualche incrocio.
Buona giornata a lei.

di Marco Ventura

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