Magazine Martedì 24 febbraio 2009

Che Guevara da tasca: la recensione

Magazine - Un basco con la stella in fronte, i capelli folti che scendono ai lati del viso, lo sguardo fisso su un punto all’orizzonte, la barba incolta e irregolare. Dicono che sia la foto più riprodotta del secolo scorso. Magliette, bandiere, spille, adesivi: milioni di persone hanno portato e continuano a portare addosso un’icona imperitura del Novecento: Ernesto ‘Che’ Guevara.
La sua vita è un simbolo, la sua parabola lo fa oscillare tra mito e santità, almeno tra chi ne ha ammirato le gesta. Un’esistenza intensa e tragica, che lo ha fatto diventare un eroe moderno.

A oltre quarant’anni dalla sua morte, il Che sembra non avere più segreti. La bibliografia è sterminata: da Senza perdere la tenerezza di Paco Ignacio Taibo II al recente Io e il Che. Storia di un’amicizia che ha cambiato il mondo di Fidel Castro, si è scavato ogni anfratto della sua vita privata e pubblica. Poi ci sono i suoi scritti, tantissimi. La domanda è dunque, che c’è ancora da scrivere sul Che? Risponde Aldo Garzia, giornalista e scrittore – autore di diversi libri su Cuba, tra cui Cuba dove vai? – che ha recentemente pubblicato una nuova biografia del guerrigliero argentino: Che Guevara da tasca, l’uomo, il rivoluzionario, lo statista (Ponte alle Grazie, p.188, 2008, 10 Eu).

«Quella di Che Guevara è una delle poche icone del Novecento che non è andata in archivio - dice Garzia - Nessuno ancora oggi si vergogna di sventolare una bandiera con la sua faccia. Questo perché rappresenta un personaggio coerente fino in fondo, un’idea nobile di politica che mette al centro la morale e l’etica. A volte lo fece anche in modo ossessivo, ma di questi tempi sono caratteristiche rare se non assenti». Per chi è questo libro? «È stato pensato per un pubblico giovane. Molti di quei ragazzi che portano t-shirt con la faccia del Che, o hanno la toppa sullo zaino, conoscono il mito, ma non sanno bene cosa ha fatto nella sua vita Guevara. Per questo è un libro agile. Il mio obiettivo era ricostruire in modo preciso la sua vita, gli eventi, la personalità, e mettere in luce la complessità dell’uomo».

Rapido, sintetico, puntuale. Sembra quasi un bignamino del Che. Detto nell’accezione positiva, s’intende. I capitoli della sua vita, dalle vicende familiari ai viaggi di gioventù, fino all’incontro con la politica, la guerriglia, il trionfo cubano, l’esperienza da ministro, la decisione di continuare la propria missione rivoluzionaria, e la morte. Ma si va ancora oltre, al 1997, quando i resti del rivoluzionario vengono riesumati e portati finalmente a Cuba dalla Bolivia.
Una vita difficile da sintetizzare. Ma c'è qualcosa che riassume la sua eccezionalità? «Come per tutti i miti moderni, è stata breve e intensa. Bisogna sempre ricordare che il Che ha condensato tutta la sua vita politica e intellettuale in poco più di dieci anni: un’inezia. Eppure, dai suoi scritti si capisce che aveva intuito eventi epocali, come la caduta dell’Unione Sovietica, avvenuta 20 anni dopo. Insomma, è stato geniale e non ha avuto il tempo di sviluppare il suo pensiero».

È diventata celebre la forza di volontà del Che. Fin da quando bambino si era buttato nello sport per combattere l’asma. Per arrivare alla guerriglia, dove divenne presto un leader carismatico, prima che militare. «Tutti quelli con cui ho parlato che hanno partecipato a quella stagione – dice ancora Garzia – la ricordano come la più bella della loro vita. Certo, il Che pretendeva dagli altri la stessa abnegazione che lui imponeva a se stesso. E non era facile. Per capire che tipo era, basti pensare che quando è diventato membro del governo - prima come direttore dell'Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e della Banca Nazionale di Cuba, poi come ministro dell'industria - prendeva lezioni di analisi (perché lui era medico ndr). Studiava di notte, e per non addormentarsi leggeva nella posizione a gambe incrociate tipica dello yoga».

In cosa ha sbagliato secondo te? «Guevara aveva le sue convinzioni, non le avrebbe mai tradite. Questo non vuole dire che non abbia mai cambiato opinione o posizione, un altro falso mito che vorrei sfatare. Però aveva un’idea totalizzante di politica, che doveva rivestire tutta l’esistenza dell’individuo e creare un uomo nuovo. Oggi è chiaro che le cose non stanno così, che la politica ha una sfera limitata».

di Daniele Miggino

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