Magazine Sabato 21 febbraio 2009

Fate e altre creature magiche

Magazine - Trenta pop-up per sbirciare nel folklore rimanendo fanciulli. Cucito come una seconda pelle addosso a chi è convinto che la magia possa manifestarsi anche tra le pagine di un libro, descrivere questo volume fantastico è sminuirlo.
Perché quanto ha spinto la coppia Matthew Reinhart e Robert Sabauda a ideare l'enciclopedia mitologica dedicata alle Fate e altre creature magiche (Rizzoli, 28 Eu), esplode intarsio dopo intarsio, tassello dopo aletta, nel descrivere sorprendentemente quanto di misterioso può accadere attorno a noi.

Spetta a Titania, cocciuta regina delle fate che Shakespeare fa apparire nella commedia Sogno di una notte di mezza estate, aprire esplosivamente il tour. Intorno, a farle da cornice, le origini del cosiddetto Piccolo popolo: storie di minuscole donne alate, alte al più quindici centimetri, con occhi a mandorla e orecchie a punta. Capaci non solo di scherzetti e dolcetti. Tanto che non manca l'esortazione a fare attenzione a una vecchia del mondo dei troll vestita come una giovane fata che offre vino e dolci, che poi si rivelano una poltiglia di erbacce, orzo e latte di cervo. Davvero ingegnosa la trasformazione con alette da fata a vecchia strega.

E il viaggio prosegue: tra un invito a rispettare i djinn o geni, quei potenti spiriti di fuoco dalla criniera ispida, dai grandi denti e dall'indole spaventosa, e un segreto svelato sul mondo fatato. Un rifugio sulle nuvole come Alfheim, il maestoso gioiello incastonato in una corona di nubi nato come palazzo reale del pacifico Freyr, dio nordico della luce solare e della pioggia che si innalza al centro di una doppia pagina invitandoci a farci due passi dentro.
Si arriva al serraglio incantato popolato da zoccoli e corna, cavalli alati, mangiatori di sogni e altri animali magici portatori di buona fortuna, che solo rari occhi mortali possono vedere. Che siano fortunati quelli che puzzano? Vale solo per la scelta di Cikavac, un uccello incantato del folclore serbo capace di esaudire i desideri dei mortali, a patto che ne apprezzi l'odore; tanto che un mortale che voglia esprimere una volontà non deve lavarsi per quaranta giorni e quaranta notti, tenendo per tutto questo periodo un uovo sotto ciascuna ascella.
Forse tra voi c'è pure chi li ha visti: quelli che cavalcano i galli. In alcune zone dell'Italia, come in Grecia e in Albania, gruppi di kallikantzaroi cavalcano pennuti per portar disgrazie ai contadini.

Per fortuna che ci sono i figli segreti di madre terra a riportare la buona sorte tra chi in carne e ossa fa i conti con il domani. Discorso che non vale per Pan; che si chiami Puck, Robin Goodfellow o Jack Robinson, porta di sicuro guai questo satiro. Che ci abbia messo lo zampino il Kul? Lo spirito dell'acqua degli Inuit, capace di portare sulla retta via i pescatori perduti nelle acque infide dell'Artico, ma solo se riceve un pesciolino dalla prima pesca.
Fate voi: tra fate degli abissi e figlie del mare, il viaggio si chiude con la voglia di ricominciare a leggere questo libro cui manca il sonoro, per lasciarci commentare con lo stupore quanto descritto in 3D.

di Roberta Maresci

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