Magazine Venerdì 20 febbraio 2009

Lui dice di amarmi ma non lascia la moglie: devo credergli?

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Magazine - G. mi diceva che il suo matrimonio era un fallimento, che non era soddisfatto e che voleva scappare con me. Io non avrei mai lasciato mio marito, nonostante capissi che questa storia clandestina mi dava una nuova energia. Mi sentivo viva di nuovo e molto innamorata. Dopo pochi mesi mio marito ha avuto un incidente che non lo ha riportato più a casa.
Io lo rivedo nei miei sensi di colpa e nei miei tormenti. Da quel momento G. mi è vicino, ma pur avendo molti motivi per lasciare la moglie o buttarla fuori casa la perdona sempre e torna da lei. Dice che non può fare a meno dei figli. Ho tentato più volte di lasciarlo: capisco che la mia storia non ha un futuro, che lui mi usa, che mi vuole solo come passatempo e che in questi mesi ha fatto di tutto per salvare il suo matrimonio.
Voglio dimenticarlo, ma G. torna sempre a cercarmi. Mi ossessiona con la sua presenza e il suo amore.
Dice che la sua vita senza di me non ha senso e che mi ama.
Come posso credergli, ormai? Finisco sempre per cedergli, ma scegliendo di essere la sua amante per tutta la vita resterò da sola. Sono incapace di scegliere, ma so che questa storia mi sta togliendo tutto.
Lo amo oppure è solo il bisogno di non restare da sola che alimenta in me e in lui il bisogno di cercarsi? Forse lui si sente in dovere con me. Io gli dico che mi deve lasciar vivere, perché non può darmi quell'amore normale di cui ho bisogno. Questa non è vita ma solo angoscia, ansia, attesa.

Salve a lei e a tutte le amanti che condividono la sua storia, che mi ha appassionato, mi ha fatto pensare, che mi ha dato da riflette e che - non so perché - mi ha lasciato con un senso di insoddisfazione.
Non mi è venuto subito da risponderle. Ho dovuto pensarci su e mi sono portato dentro le sue parole sino a quando, in un momento in cui ero impegnato in altro, mi è venuto in mente che cosa mi stonava: la parola amore.
E di colpo mi è venuto in mente che se avessi letto la sua storia sostituendo quella parola (più o meno esplicita) con un'altra, le cose avrebbero preso una piega diversa.
Come sarebbe la sua storia se provassimo a sostituire G. - e il suo sentimento nobile - con il cibo? Sarebbe la storia di una persona sovrappeso che non riesce a dimagrire perché tentata dalla dolcezza dei bignè? Voglio dimenticarlo ma il dolce torna sempre a cercarmi, ed io lo rivedo nei miei sensi di colpa e nei miei tormenti dopo aver fatto una abbuffata spropositata.
E se sostituissimo la parola cibo con alcol o sigarette? La sua diventerebbe la storia di una persona che si rovina la vita perché non riesce a smettere? E se la parola chiave fosse droga (ovvero: finisco sempre per cedergli, ma so che resterò da sola se scelgo di essere la sua amante a vita)? Questa sarebbe la storia di una persona che vuole smettere, ma resta vittima dell’insistenza del suo pusher, che la tenta proprio nei suoi momenti di debolezza?
Questo era solo un riassunto. Ma se provate a riscrivere il tutto basta veramente poco per sostituire l’oggetto del problema lasciando inalterata la tensione emotiva.
In fondo la morale sarebbe la stessa: non posso farne a meno, ma così mi rovino la vita, che diventa, come dice lei: solo angoscia, attesa, ansia.
Però, se parliamo di cibo, di alcol, di fumo, di droga o di qualsiasi altro dannoso eccesso, la risposta spontanea sarebbe sì di comprensione, ma molto più secca e decisa nel suggerire delle soluzioni. Invece, se parliamo di amore beh, è tutta un'altra cosa. Ma è davvero così? Sì, forse: l'amore è davvero un'altra cosa, ma allora quello di cui parla nella sua storia e di cui è vittima non è amore. Questo non cambia la sua storia, ma cambia quello che lei potrebbe fare per cambiare la sua vita.

di Marco Ventura

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