Magazine Sabato 21 febbraio 2009

Un ragazzo a metà fra mare e montagna

Magazine - Vado a scuola. Faccio le medie. Alla mattina mi alzo sempre verso le 8.00. Da casa mia si vedono le montagne e il mare. È per questo che mi sento sempre un ragazzo a metà. Un po' di terra ed un po' di mare.
Adesso siamo in inverno. Perciò quando esco di casa trovo sempre una mantella di gelo che imbianca le piante. Per uscire dal luogo in cui vivo si deve percorrere un lungo viale. Io lo faccio sempre a piedi perché mi piace guardare l'erba e gli alberi. E anche perché così aiuto mia madre che mi porta con l'auto. Le apro il cancello e andiamo a scuola. Abitiamo fuori città. I miei compagni a volte mi prendono in giro perché dicono che vengo dalla campagna. Io sinceramente me ne frego. Prima mi dispiaceva e un pò me la prendevo. Oggi, come ho detto, non sto più a posarci sopra neanche un pensiero. Dopo che ho visto come vivono loro, preferisco la mia casa sulle montagne. Da dove si vede anche il mare.

Da qualche notte mi succede di fare dei sogni strani. Mi sembra di volare. E mi sento al mattino le braccia e le gambe sempre intorpidite. Come se avessi corso molto. È la stessa sensazione di quando vado a giocare a pallone in piazza al sabato con i miei compagni del catechismo. Giochiamo per delle ore, e al ritorno a casa sento sempre le gambe un poco stracche. Però sono felice. Mi sento quasi sollevato al mattino. Come se potessi muovermi senza fatica. Senza peso, non so se capite.
Poi c'è un'altra cosa che non ho ancora detto a nessuno. Neanche a mia sorella. Neanche a Luccio. Lui è il mio migliore amico. I suoi genitori coltivano i fiori vicino a casa mia. Siamo molto amici. La cosa è questa.
Al mattino, quando mia mamma mi viene a svegliare, e lo fa sempre lievemente, la prima immagine che mi schiude il giorno è un cielo immenso, pieno di luce e aria. Lo strano è che mi capita anche quando fuori piove. Ho una luce negli occhi che mi riempie subito. La sensazione è bella. Sembra di sentire un infinito che brilla come il sole quando si alza. Quando sento quell'aria libera, senza nuvole, mi arriva poi un odore di resina, anzi di pino.
I pini io li conosco bene. Sopra casa mia, con Luccio, andiamo sempre per muschio. Soprattutto quando si avvicina il Natale. Lo raccogliamo insieme per il presepe. Luccio mi aiuta poi a farlo. Andiamo a raccoglierlo nel bosco sopra da me. Ci sono pini alti come giganti, e larghi come botti. Sotto il muschio è sempre verde, bello bagnato e soffice come una spugna. Lì sento sempre l'odore dei pini e mi sembra sempre di averli dentro i polmoni, tanto forte è il loro profumo.
È lo stesso che avverto al mattino. Come se avessi trascorso la notte in mezzo ai pini. Il bello è che il pensiero dovrebbe farmi venire una paura matta. Io non ho un grande coraggio. Quando vado in cantina, per esempio, se sento un rumore che non conosco, ed è buio, scappo. Allora ho preso ad andarci con i miei cani. Uno si chiama Moro e l'altro Marlo. Sono un pastore tedesco e un pointer. Con loro vado dappertutto.
Però, vi dicevo, la paura di passare la notte nel bosco, o il pensiero di farlo, non so perché, non mi crea alcun timore. Non so spiegarmi il motivo.

Stamattina ho guardato per caso il tappeto su cui poggio i piedi quando mi alzo e ho trovato una pigna. Piccola, fresca, con un filo di resina trasparente che la circondava come una corona sottile. L'ho annusata. Sapeva di pini e resina, e aria chiara come il vento. Ho controllato le finestre. Erano chiuse. Allora l'ho nascosta subito nella tasca del pigiama. Non sapevo cosa dire a mia mamma. Non riesco a capire da dove sia venuta.
La giornata è bella, senza vento. Ho pensato a ieri sera. Sono sicuro che non c'era. È un bel mistero. Vado a lavarmi i denti e vedo un piccolo bernoccolo. Dolce, però. Non troppo grosso. Non so cosa sia potuto accadere questa notte.
Devo parlarne a Luccio. Magari gli viene qualche idea.

di Alberto Pezzini

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