Magazine Venerdì 13 febbraio 2009

Rhemy De Noel, il Babbo Natale di Courmayeur

Magazine - Questa è la fiaba. Quella che tutti i bambini e tutti gli adulti dovrebbero leggere. È quell’insieme di parole che per bravura, fantasia, capacità e destino, fanno sì che un bambino pensi che diventare grande sia veramente una grande sciagura. E che forse sarebbe meglio addirittura invecchiare piuttosto che diventare grandi. Perché si rischierebbe di perdere quella parte libera, piena di nuvole e di sorrisi sottili che è la fantasia. Un cielo azzurro sopra un monte altissimo e freddo.
Quello che consola è che la fiaba qui bellissima è stata scritta da adulti (Federica Busa, Massimo Sottile, Francesca Sorrentino), in italiano e francese con testo a fronte, e narra le gesta di Rhemy De Noel, il Babbo Natale di Courmayeur (Edizioni Cervino Chatillon 2008, 50 pp., 15 Eu).

Le parole sono scelte con estrema cura, come se a sceglierle ci fosse stato un bravo creatore. Non degli scrittori tout–court, e per bambini che è ancor più difficile. Anche se chi scrive per i bambini è già un creatore. La chiarezza e la semplicità debbono stare dentro una parola e la cura con cui le si scelgono deve essere attentissima. La comparazione tra i due testi fa vedere fisicamente questa sorta di creazione letteraria molto educativa peraltro. Ma non è lo spirito didattico la parte (parete?) più importante del libro. Che è anche abbastanza impegnativo in quanto a lunghezza e tensione. La cosa più difficile da sfiorare e tenere quando si ha un uditorio di menti fresche, argentine, sensibili alla distrazione come i cavalli di razza.
La cosa più bella è l’incanto. Ecco perché la fiaba. C’è la montagna di Courmayeur dentro le pagine (il Monte Bianco) vissuto come in cima. È la prima fiaba per bambini ed adulti capace di rielaborare un materiale di montagna allo stato puro in chiave fantasiosa. Fiabesca, anzi. Non esiste un attimo di distrazione in questo ritratto di Courmayeur e del suo mondo. Si respira la montagna come se fosse lì. E soprattutto si sente il silenzio che fa il Monte Bianco, di notte, quando la luna è capace di ricreare in cima un mondo che nessun umano vedrà mai se non in circostanze del tutto fortuite.

È lo spirito della montagna allo stato puro. Quello della creazione, appunto. Che sensazione. Una sorta di visione per tutti che ha permesso a questi scrittori di rapire (usano il termine kidnapper per la neve prigioniera il che è bellissimo) e rinchiudere dentro una fiaba tutta l’umanità delle montagne. Senza perdere neanche un’oncia di fantasia. Questo Rhemy De Noel è un Babbo Natale spiegato per la prima volta ai bambini italiani. Con una versione ragionata nella fantasia e tale da non lasciare adito a dubbi. È una versione capace di tenere anche davanti al controinterrogatorio del bambino più diffidente e sveglio. È una fiaba capace di dare tante voci a chi la legge. È una fiaba naturale perché sa davvero il verso notturno della montagna e non perde però il fattore umano. Non lascia l’uomo in sordina. Anzi, fa dell’amicizia un elemento fondamentale perché la montagna possa venire assaporata come si deve. È una fiaba capace di ridare un poco di ossigeno agli inverni più freddi e senza neve. È un libro capace di dare tregua a chi torna in città dalle montagne e vive i giorni successivi in uno stato indecifrabile sospeso tra la veglia ed il coma ipnotico. È un buon antidoto per restare svegli con i propri bambini d’inverno e, soprattutto, è una cura che andrebbe somministrata periodicamente per non dimenticare che sulle ali della fantasia si può stare molto meglio che dentro una discoteca.

È un libro fatto come gli oggetti che un tempo si facevano in montagna. Con il cuore e una strana, antica e silenziosa voce che a quanto pare indicava tutta la tecnica migliore da seguire nella realizzazione. I disegni sembrano intinti nella neve e le luci che brillano giù in valle non sono altro che i nostri desideri.
Anche qui si percepisce quanto sia forte il potere suggestivo della fantasia e quello strumentale, ma fortissimo come valanga, della parola. Come potrebbe una fiaba, diversamente, fare stare bene così tanto un adulto e far trasognare un bambino? È questione di sensibilità anche ma è pur vero che la parola può davvero molto quando è ispirata dal cuore.
Federica Busa deve essere donna che si tiene dentro tutto il Monte Bianco per farcelo vivere una volta così. Chissà che cuore.

di Alberto Pezzini

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