Magazine Martedì 10 febbraio 2009

Il pollice del cameriere

Magazine - Cucine, trattorie, piatti e bevande possono essere raccontati come intermezzi di vita, ma poi ci accorgiamo con il pollice del cameriere che sono qualcosa di più: sono passaggi, sono elementi per verificare il nostro sapere e quanto è profondo il nostro immergerci nel brodo primordiale della cultura. Se è vero che l'etimologia di cultura deriva da coltura, come termine agricolo, la culinaria è conseguente; e qui Mario Paternostro, l'autore del libro, ce ne dà un bel saggio... pardon, assaggio.

Le città, come le divagazioni letterarie e gastronomiche nel libro Il pollice del cameriere (De Ferrari editore, 160 pp., 15 Eu) sono tante e allora bisogna lasciarsi condurre dall'autore verso i suoi dotti rimandi e farsi venire l'acquolina in bocca. Sono Appunti di viaggio con cucina, come recita il sottotitolo; allora è giusto, per gustare un'anatra o un'insalata, partire da un quadro. È giusto ricordare Simenon, Joyce, Pessoa, Carofiglio, ricordando a caso, solo per parlare dell'importanza della mezzena di manzo o delle polpette di pollo.
Nel suo sapiente divagare, Mario Paternostro non scorda mai l'origine, e i confronti, con le varie specialità da gourmét, diventano deliziose descrizioni mondane.

Così ogni città è vista nei palazzi, nelle strade, nei musei, nei caffè e poi rivista con il palato; gustata alla sera, quando individuato un quartiere ci si torna per la cena. Così Parigi è tra le place, l'ile, le chiese e i quartieri, anche bistrot, brasserie, taverne e restaurant, per diventare, sorretti soprattutto da buone letture, numerosi piatti, prelibatezze, menù da confrontare con i nostri prodotti tipici.
Mosca, Roma, New York, Dublino, Lisbona, e poi Voltri, la val D'Ossola, ed ecco che da una ricetta elaborata si passa all'uovo alla coque della nonna Bice, al brodo di verdure, alle cose semplici che sono il segreto della grande cucina.
Ci sono raccolte nel libro note a tutti, come per tutte le atmosfere raccontate: dal Grand Hotel del Lido di Venezia, alla nostrana Maria di vico Testadoro, dove Fabrizio De Andrè mangiava minestrone e acciughe fritte. Che dire di più? Il libro è un bel saggio sull'essere un bon vivant, sull'essere capaci, in ogni momento e luogo, di gustare la qualità della vita.

Il libro del giornalista Mario Paternostro è appena arrivato in libreria e per chi si appresta a fare un viaggio, lo consiglio come una guida speciale: sappiate che in qualunque posto andiate, troverete ne Il pollice del cameriere un intreccio di gusti che allungherà il vostro viaggiare.

di Giorgio Boratto

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