Magazine Venerdì 6 febbraio 2009

Maria Masella come papà Maigret?

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Magazine - Le origini di Antonio Mariani, commissario, e di Francesca Lucas, ingegnere e moglie. Forse Maria Masella non ha scritto libro più bello di questa saga familiare andando a ritroso.
È un meccanismo strano, questo. Forse la familiarità e la consuetudine con questi personaggi è divenuta talmente profonda da consentirle di scrivere un giallo perfetto. È un meccanismo a scatto. Maria Masella scrive come una matematica lucidissima. Le sue trame sono ragnatele spiate al millimetro. Chissà perché certi matematici possiedono un senso fascinoso e quasi selvatico della scrittura. Nel senso che il loro spirito geometrico ha una faccia diversa, complementare. Che li completa. Mi viene in mente Gadda, oppure Ludovico Geymonat. Uomini di scienza, tutto sommato. Ma con una percezione ultrasottile della scrittura. Ed una visione lucida delle parole così come delle trame.

Masella sa di Genova. Quella di casa, domestica, senza tradimenti verso un’oleografia né un manierismo che la rovini. Ci offre ritratti senza trucco. La focaccia che si mangiano Mariani e la futura moglie, è buona davvero. Ti viene voglia di prendere un mezzo, andare a Genova e comprartela per mangiarla subito. Ma non è solo questo. È che la Masella scrive con la coscienza di un uomo. Il protagonista è un uomo che sente da uomo. Ma c’è una vibrissa lontana, quasi invisibile, che ogni tanto vibra. E fa capire che la sensibilità femminile può fare anche questo. Trasformarsi senza dubbio in una parte maschile. Non sembra neanche che a scrivere di Mariani sia una donna.

Il commissario Mariani qui è alle prime armi. Ma è già tutto denunciato nella sua interezza di personaggio. Sta a tutto tondo nelle pagine. Brusco, un po’ selvatico anche lui, innamorato di Genova e del mare. Soprattutto quando è in burrasca ed allora puoi accorgerti di quanto valga davvero una persona. La moglie si comincia ad intravedere, anzi quella che sarà la futura moglie. Ecco, c'è una cosa. Questa coppia che qui germoglia nel suo amore è davvero bella. È un amore semplice, senza complicazioni, almeno qui. Vola in pieno petto questo amore. Come il caso. Qui la Masella ha tracciato una trama che inganna, prende la mente e la porta in mille direzioni. Qui c’è davvero un senso di novità nell’incastro della trama. Non è il solito giallo a cui siamo ormai abituati. Finalmente c’è una scrittrice che costringe il lettore a pensare. Come una volta. Oggi la letteratura di genere non fa più lavorare chi legge. Lo ha mitridatizzato con uccisioni, tagli di arti, serial killer sessuomani ed altro. Manca però quel senso di ricerca del colpevole che faceva scattare una tagliola letteraria, quella contenuta in un giallo di buona fattura. Come un buon formaggio di alpeggio lasciato cagliare lentamente dentro una balla, modesta, di fieno.

Masella torna indietro in una storia che ormai conta un sacco e fischia di libri ma lo fa rinnovandosi per intero. Si ristruttura dall’interno ed acquista vigore, lucidità e fierezza psicologica dandoci un personaggio vero. Genova si prende un bel commissario che poi sarà pieno di problemi sentimentali dopo. Anche se comuni, problemi decisamente di tanti di noi.
Mariani rivela un senso particolare per le indagini. Una sorta di tormento psicologico che non lo lascia tranquillo se non arriva una schiarita mentale definita, un chiaro di luna su di un mare in burrasca. Francesca però è già presente nella sua vita, quasi come se fosse una presenza da tenersi stretta.

È bello come la Masella si intrattiene con i suoi personaggi dandoci per la prima volta anche degli interni di famiglia. Genovese, ma anche umana in generale. È anche in questo caso un giallo domestico, nel senso che ci dà tante occasioni – e questo non è un termine a caso parlando di liguri – per capirci e vederci nudi. La bellezza del giallo sta anche in questo. In quell’aria di mare e di vicoli puri che sta nelle pagine. In quel senso di genovesità – si può dire? – che non tradisce mai perché indietro bisogna tornare per stare bene.

Il rapporto di Mariani con la madre è brusco e sincero come il vino. Non ci sono fronzoli, non ci sono inchini. Ci sono una madre ed un figlio con le loro asprezze, i loro rovi (spine in italiano suona meglio ma rende meno) e certi fiori nei sentimenti veri. Ecco. Questa è la cifra di un giallo veramente che scoppia. Finalmente una vita vera vista da una scrittrice che sa scrivere chiaro. I vocaboli sono punti nitidi, luci precise in un mare stanco di scrittura creativa ormai in disuso.

E finalmente le persone non hanno poteri soprannaturali, o paranormali. Sono persone come noi, semplici, con impacci e difficoltà nei rapporti. Con difetti, paure, insicurezze. Ed una umanità che lascia incantati come davanti ad una foresta che si vede per la prima volta. La forza della semplicità fa di questo giallo, peraltro abbastanza lungo, un libro notevole. I sentimenti non si tengono neanche nel finale. Che è un gioiello di introspezione per quanto è diretto. Dire che la Masella sia una matematica non le rende onore.

Cartesio era un matematico e divenne famoso per la sua chiarezza. Tanto che lo spirito francese venne chiamato della chiarezza. Però, e qui viene alla pancia una domanda di botto, come si fa a creare un giallo potente e senza tregua con ingredienti nostrani? Si fa. Non c’è un’alternativa. Però le parole devono essere semplici, senza un minimo di merletto, e senza una cornicina superflua.

La Masella ha scritto il più bel libro su Mariani e sua moglie Fran. La coppia Franto ha qui una biografia degna di un giallista nuovo.
Oggi la difficoltà maggiore è questa. Potersi dare un imprinting originale, un poco diverso dai soliti. Questa signora dabbene, con i suoi occhiali da insegnante un po’ severa, ci regala un libro sul mondo interiore di un commissario. Senza rinunciare ad una bella azione. E soprattutto senza doversi inventare degli effetti speciali. In un mondo complicato, ci fa godere della lettura in maniera semplice. Senza arrancare. Che sia un effetto deformante della geometria? Che sia un piacere del tutto intellettuale e per pochi? No. È voglia di scrivere come si faceva una volta. Come faceva il papà di Maigret. Con calma.

di Alberto Pezzini

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