Concerti Magazine Sabato 24 gennaio 2009

Luca Olivieri oltre il tempo e lo spazio

Magazine - Una volta si credeva nelle tre dimensioni. Uno spazio perfettamente organizzato, dove altezza, larghezza e profondità si intersecavano per creare in modo razionale tutto ciò che esiste. Poi dalla Germania arrivò un certo Albert Einstein, che nel 1915 spiegò al mondo che la fisica e la ragione possono andare oltre lo spazio, e che il tempo costituisce quella quarta dimensione in grado di armonizzare tutti i segmenti in cui la logica umana tende a suddividerlo.

È da questa premessa che deriva il titolo dell'album di Luca Olivieri. La quarta dimensione, appunto: un viaggio ideale oltre il tempo e lo spazio, il cui punto di partenza è nelle suggestioni provocate dal primo brano, Angelina, dove pianoforte, chitarra elettrica e fisarmonica si mescolano in un fluire armonico quasi perfetto.
I brani che compongono il disco non sono inediti, ma si tratta di perlopiù di riarrangiamenti di pezzi incisi per spettacoli teatrali, o per sonorizzare film muti d'epoca.

Nato a Milano quarant'anni fa, Olivieri ha saputo creare un preciso connubio fra il suo diploma in pianoforte al Conservatorio di Genova e i suoi studi di musica elettronica. Nel susseguirsi dei dodici brani che compongono il disco si alternano dunque la musica suonata e quella digitale, con suggestioni che richiamano le sonorità metalliche dei Goblin ma anche la lentezza delle note new age, con il corollario di preziosi contributi da parte di altri musicisti.

Su tutti Mario Arcari, già collaboratore di artisti quali Ivano Fossati e Fabrizio De Andrè, che da solo regge l'intera struttura dei fiati: l'oboe, il clarinetto e in particolare il flauto dolce, che insieme al pianoforte costituisce il cardine sonoro di Un mondo segreto.
E poi la fisarmonica di Fabio Martino, che si impone in modo coinvolgente in Alibi, dominando la scena sia nelle parti di accompagnamento che negli assoli. Questo strumento, unito al basso di Andrea Cavalieri e alla chitarra di Fabrizio Barale, rappresenta il supporto musicale degli Yo Yo Mundi, il gruppo piemontese con cui Olivieri collabora da alcuni anni.
Contributi importanti anche dal chitarrista Roberto Lazzarino e dalla violoncellista Giovanna Vivaldi. Infine le percussioni di Diego Pangolino che in Chrome, con il loro tocco leggero e quasi impercettibile, sembrano dare un senso di ordine all'apparente disperdersi dei suoni.

La copertina del disco raffigura una conchiglia, che appoggiata all'orecchio consente di perdersi nell'ascolto del rumore del mare. Allo stesso modo la musica può condurre la mente in un viaggio senza meta, soprattutto se si prova a chiudere gli occhi e a lasciarsi trasportare da ogni singola nota e dall'armonia senza paragoni che trasmettono alcune particolari sequenze, come l'incipit di Baricentro morale.
Questa è la peculiarità della musica strumentale, che non ha parole a cui appoggiarsi, al fine di incanalare in una direzione precisa le emozioni di chi ascolta, ma lascia nelle mani della melodia stessa infinite vie di interpretazione. Un genere spesso tenuto in secondo piano a fronte di album più pop e commerciali, di maggiore impatto sul vasto pubblico, ma che negli ultimi tempi sta riacquistando importanti fette di mercato grazie ad alcuni esponenti di impostazione più classica: un esempio? Giovanni Allevi.

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