Magazine Mercoledì 21 gennaio 2009

Cervinia è brutta, ma ci assomiglia

Magazine - Esiste una casa editrice tutta bianca. Come le nevi. Ha sede a Courmayeur e si chiama Liaison. Vi scrivono scrittori raffinati, anche un po’ di nicchia. Ferrero, Martinet, Lalla Romano, Enrico Camanni. Quest'ultimo ha dato una versione – che dura lo spazio di un mattino d'inverno – di cosa sia Cervinia. Una versione antropologica, per così dire. Una visione finalizzata al ritrovamento di cosa oggi è diventata Cervinia. Una ricerca umana, sviluppata in contraddizione con Zermatt. Diciamo che Cervinia ha bisogno di Zermatt e viceversa. Camanni non usa schermi.
Oggi Cervinia è divenuta un sogno infranto, un grido sotto una pietra che vale oro. Il Cervino è probabilmente la più bella montagna del mondo. E Cervinia è rimasta un avamposto con velleità di città. È e resta un sogno urbano trasportato ad alta quota. Con tutti i limiti che si possono immaginare. Cervinia ha preferito l'immobliare al turismo. Ha privilegiato quello che Romain Gray definisce la caduta agli inferi per un uomo ridotto all’impotenza ne il Biglietto scaduto:non si dice finire nella merda, si dice essere nell'immobiliare. Cervinia ha imboccato quella strada, quella della urbanizzazione a tutti i costi. Così il mercato delle seconde case ha soffocato l'alpe.

Oggi a Cervinia si registra un’assenza notevole di esseri umani. D'inverno ci si va per sciare, ma d’estate non c’è quasi più nessuno. Questo perché le seconde case costituiscono investimenti frigidi. Incapaci di produrre un reddito costante, sano. Hanno una durata fisiologica loro, parametrata alla gioventù delle famiglie che le hanno acquistate. Le generazioni a volte si susseguono senza che la casa trovi un avvicendamento naturale. È così che certe città, come Cervinia (e non villaggio), si trovano ad essere divenute agglomerati di case vuote. Tante occhiaie cieche sotto un villaggio dove la luna torna sempre.

Camanni possiede l'occhio disincantato di chi ha visto cambiare la montagna negli anni. Ecco perché non accetta, ed anzi in qualche modo sconfessa, l’altra anima di Cervinia. Quella museificata che risiede a Zermatt. Questo è un villaggio dove l'automobile ed il mercato delle seconde case non sono mai penetrati. Il tessuto sociale è rimasto quindi bloccato, vitreo, senza ricambio. A Cervinia un ricambio c’è stato. Anche se sbagliato. L'avvento dell’automobile è apparso all’inizio come un nume salvifico. Un motore capace di dare forza ed energia ad una montagna talmente possente da digerire tutto. La natura, in realtà, non ce la fa ad assimilare tutto quello che l’uomo le ficca dentro. Può assorbire certi composti organici, assimilarli piano piano, quasi renderli omogenei. Ma non tutto. Così non è riuscita ad amalgamarsi con quel disegno razionalizzatore con cui si è cercato di irreggimentare Cervinia. E farne una seconda Sestriere.

Oggi i risultati sono all’evidenza. Certe classi scolastiche si devono spostare a Valtournanche chè a Cervinia non ci sono abbastanza bambini. Esistono ancora boutique molto esose, o ristoranti dai prezzi più salati del lardo di Arnad ma Via Carrel è ormai diventata un salotto di pietra muta. Qualche viso celebre si può ancora intravedere ma l’anima di Cervinia, almeno quella omerica e sciantosa di un tempo dorato, è ormai scomparsa.
Oggi resta Cervinia, un villaggio pietrificato attorno ad un’idea di città alta. Fa strano guardare a questo villaggio alpino dotato di un’aria cittadina a tutti i costi. Certo, la sua umanità la fa preferire forse a Zermatt, dove il senso del calore umano è inesistente. Zermatt è una donna bellissima, dai seni alti e spaziosi ma con un cuore che sotto ti fa sentire il ghiaccio lungo le gambe. Cervinia è più mediterranea, è donna più bassa ma con un portamento da città.

L’analisi di Camanni è sociologica quando si concentra sulle seconde case e su ciò che esse significano. Una specie di roccaforte della personalità individuale. Ha ragione nel sostenere che esse non sono un elemento aggregante, ma semmai uno stimolo alla disintegrazione, all’atomizzazione. Chi ha una seconda casa porta dentro quelle mura, per qualche giorno, ciò che vive in città. E difficilmente cercherà di farlo coincidere con gli indigeni, con l’elemento locale. Si fa anche la spesa in valle, si acquista tutto ciò che serve dove si ha famiglia e lavoro. È un teletrasporto, la seconda casa. Un tentativo di infiltrarsi dentro un tessuto sociale a secco. Senza umori da condividere. Ecco perché Cervinia è diventata una donna dagli occhi spenti. Avrà anche le gambe lunghe ed i seni alti, ma non scalda.

Allora non tutto è perduto. Se un uomo come Camanni, che di montagna sa come una toma nel fieno, dice che è meglio ripartire da Cervinia anziché da un sogno pietrificato ed anemico come Zermatt, c’è una speranza. La speranza parte sempre da un sogno. Ed i sogni non si devono mai abbandonare. A pena di finire dentro un museo.
Però è difficile, oggi, pensare ad una rinascita di Cervinia. Già Courmayeur è più adrenalinica. Più integrata con quello schema urbanistico che si è voluto impiantare a forza a Breuil. Courmayeur è diventata città mentre Cervinia non ha compiuto la trasformazione.
In ogni caso è dura fare di una montagna così una città. Si rischia in ogni caso un’ossificazione pericolosa.

Che peraltro Cervinia ha già scontato nella progettazione originale. Non ha una piazza, un posto verde, un luogo dove passeggiare come un normale luogo alpino. È in questa natura anfibia la sua difficoltà più grande e storica. È la sua natura arida, priva di veri riferimenti alpini in città, a farne un ibrido incapace di volare con ali proprie. Cervinia è un motore imballato, oggi. Un centauro azzoppato. Un maschio senza vigore. Va bene preferirla a Zermatt perché dotata di sangue caldo ma ci vorrà un sonno lungo e ristoratore per ritrovare un bel sogno capace di farla resuscitare. Speriamo bene.

di Alberto Pezzini

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