Magazine Venerdì 9 gennaio 2009

«Sogno il chewing gum: so che vuol dire»

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Magazine - Gent.mo Dr. Marco Ventura,
ho lo stesso ricorrente sogno di Natalia (28 anni, lettera del 12.09.2008)... [NdR: «Mi capita parecchie volte di sognare di masticare una chewing gum - scriveva Natalia - e nel momento in cui voglio buttarla non posso perché è appiccicata ai denti, e quindi per toglierla devo aiutarmi con le mani e nonostante ciò non riesco a toglierla tutta»].
Qualora Natalia non avesse fugato i suoi dubbi circa l'interpretazione che Lei stesso le ha fornito rispondendoLe, lo faccio io.
Effettivamente, caratterialmente parlando, sono una persona che "rimugina" su alcune cose, su alcuni fatti e il continuo rimuginare, talvolta, mi porta a una "sovra-reazione" (mai violenta però) di cui mi pento quasi immediatamente senza darlo a vedere alla persona cui è rivolta.
La cosa che più mi stupisce è la ricorrenza del sogno e la sua frequenza a periodi di vita che, fino alla lettura della Sua risposta a Natalia, non associavo a nulla. Da adesso, forse, attenzionando meglio gli episodi di vita potrò legarli ai momenti in cui faccio il sogno che tra l'altro rimane impresso poiché ha gli effetti di un incubo e pertanto mi sveglia (dato che anche a me il chewing gum "asporta" le otturazioni che... ho realmente! :-)
La ringrazio,
Cordiali saluti e un buon inizio d'anno
Maurizio


Grazie, Maurizio, per gli auguri e per aver scritto.
In effetti essere in due ad avere un sogno ricorrente ricorrente simile non è poi così frequente anche se, in effetti, neanche così strano. Molte persone condividono sensazioni e reazioni simili agli eventi e vivendo all’interno della stessa cultura è inevitabile fare riferimento agli stessi simboli. Ma già che questa volta mi scrive lei, proprio di lei volevo parlare, ed in particolare della sua tendenza a rimuginare.
Ora mi ha colpito molto la sua definizione di "sovra-reazione" che non mi è del tutto chiara ma che mi sembra di poter interpretare come un momento in cui dopo essersi "caricato" con tutti i suoi rimuginamenti scarica tutta la sua tensione con dei comportamenti impulsivi. In effetti questo è un comportamento tipico di chi rimugina in quanto, dopo un po’, non essendoci niente di nuovo da elaborare, il pensiero è costretto a ripiegarsi su se stesso senza trovare una via d’uscita. In questo modo, come una automobile che viene accelerata mentre il cambio è in folle, vi è un enorme dispendio di energia senza nessun movimento utile e inevitabilmente dopo un po’, c’è un cedimento.
Ora, senza esagerare con i paragoni con le macchine, bisogna anche riconoscere che il pensare a cosa si sta facendo o a come agire è un'ottima cosa che ci permette di valutare meglio le nostre azioni e quindi ben venga: ma come mai si passa da questo ad una "esagerata" rimuginazione? Ci possono essere diversi motivi. Potrebbe essere la necessità di essere veramente sicuri di ciò che si fa. Oppure potrebbe essere un inconscio senso di inadeguatezza che ci fa pensare che "a priori" siamo in pericolo se commettiamo un errore. E c’è anche l’ipotesi che, per persone poco inclini a passare all’azione, la rimuginazione potrebbe essere una sorta di "protezione" che, facendoci perdere tempo, ci allontana dall’agire.
Troppe ipotesi? Eh, sì. E non le ho mica citate tutte. Era solo per darle un idea del problema e per evidenziare il fatto che, effettivamente in questo modo ci si logora realmente di più e senza alcun risultato se non quello di essere, poi, veramente più vulnerabili a "sbottare" magari nel modo o nell’occasione più inopportuna. E di questi tempi, particolarmente stressanti, questo modo di vivere non è particolarmente utile. Così vorrei invitarla a trovare un modo non tanto di “capire” come mai le succede (se no il rischio è che lei incominci a rimuginarci sopra chissà per quanto tempo) quanto di trovare il modo di dare uno stop a questo suo comportamento e incominciare a affrontare le sue scelte. E siccome la inviterei ad incominciare da aspetti marginali non credo che per lei ci sarà pericolo, al massimo si troverà a dover chiedere scusa o forse a stupirsi di come, invece, aveva proprio scelto bene.
Ci pensi un po’ su e dopo 5 minuti 5 decida se scrivermi cosa ne pensa oppure no.
Se deciderà di scrivermi sarò contento di leggerla
Se deciderà di non scrivermi sarò contento lo stesso.
Se ci penserà su per più di 5 minuti 5 allora forse quello che le ho scritto, se pure spero utile, non è stato abbastanza e forse dovrà investire un poco del suo tempo in un percorso di psicoterapia.
Buon 2009.

di Marco Ventura

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