Magazine Giovedì 8 gennaio 2009

Coccole e Caccole: fiabe a testa in giù

Magazine - Al centro il coraggio, intorno una fiaba che fa capriole nella collana Edizioni Coccole e Caccole, dove le storie preferiscono stare a testa in giù e giocarsela sul piano della fantasia.
E per morale? La paura sconfitta solo da chi ha un grande cuore.

Mignon e bella è la vera vicenda dei tre porcellini alle prese con il lupo. Diversa da quella dei fratelli Grimm che ne Il lupo e i sette capretti crearono una variante di quella (più nota) scritta da James Halliwell-Phillipps intorno al 1843. A dirla tutta, sul banco degli imputati alla lettura occorre invitare pure Cappuccetto Rosso che, tra i racconti colpevoli di aver costruito un'impalcatura cattiva intorno al lupo, ci sta come il cacio sui maccheroni. Ma questa è la storia de Il piccolo porcellino. Indicata dai cinque anni in su, nell'età delle domande, Georg Maag l'ha riscritta da una prospettiva odierna. Scomparso ormai dai nostri boschi, il lupo ritorna in una veste spelacchiata e amica dei bambini. Strizzando l'occhio ai genitori, invitati col ragionamento a rendersi conto che in letteratura non tutto è come se l'aspettano.
In questa fiaba a testa in giù un vecchio lupo, stanco, con una fame da maiale e un freddo becco, chiede aiuto a un maldestro e balbuziente porcellino, disposto a dargli una zampetta. È il fratello degli altri due presenti nella storia: vispi, veloci e perfettini. Solo che lui è quello che vuole bene a tutti. Inizia così una profonda amicizia, nata perché il lupo ha bisogno di una casa. Che il suino gli costruisce prima in paglia, poi in legno (ma le manda all'aria con uno starnuto e inciampando) e infine di mattoni (che resiste). «La spontaneità di un gesto disinteressato e la curiosità ingenua di chi si apre e offre agli altri senza nulla temere soffiano come una folata di vento fresco dall’inizio alla fine della storia» dice la filosofa V. Oliva.

Per questo vale la pena comprare anche il secondo volume della medesima collana: titola La principessa sul cocomero. Che se solo fosse stato questo il titolo originale scelto dato da Georg Maag, tante battute avrebbe fatto risparmiare. Georg l'ha completamente cambiata! Ops. È il contrario. Perché Andersen l'ha scritta sbagliata. La quarta di copertina consiglia di prendervi un po' di tempo, un bicchiere di latte, dei biscotti e chiudervi in cameretta per leggere questo libro con tranquillità.
Per la storia, immaginatevi una ragazza non proprio bellissima e simpatica di nome Clotilde-Agata. E un principe intento in camera sua a giocare a Subbuteo. Dove una delle squadre indossa la casacca dell'Inter e l'altra lo stemma del reame. Mentre dal pc Edo-Maurizio sta scaricando musica. Giusto il tempo di finire con un 2 a 0 la partita al Meazza per trovarsi di fronte alla scelta: giocare alla Playstation o guardare l'ultimo film appena comprato? Ma ecco che scatta il piano per sgusciare dal castello ed evitare la conoscenza di una pretendente scelta da mammà. È arrivata una pretendente. Via al mercato per comprare un cocomero da mettere sotto il materasso ed evitar l'anello al dito. Stravaganza giovanile: penserete. Se non fosse che la contadina che gli vende la frutta è proprio carina, la pretendente non ci pensa a smammare da casa e che la frutta è in fondo davvero gustosa! A furia di comprar ananas, mandarini e altro al banco, da far finire sotto i materassi, il principe incontra l’amore. E Clotilde-Agata trova il suo cacciatore.

Inizia con due barzellette la terza favola della collana che racconta la storia di Un anatroccolo tutto da ridere, scritta da Silvia Serreli. Delle due spiritosaggini, la migliore è quella che il pennuto dedica ai tacchini: «un verme incontra la moglie di un caro amico e le chiede: Non è con te oggi tuo marito? No - risponde la moglie senza esitare - mio marito oggi è andato a pescare…». Il libro (più recente) è una rivisitazione della ben nota fiaba di Andersen, ma qui però il piumoso dimostra di sapersi difendere molto bene dai soprusi a suon di... barzellette! Come quella dedicata all'anatra spagnola: «Sai qual è il colmo per il millepiedi Caio? … Beh, portare i suoi dodici figli dal calzolaio!» Fra l'altro il libro è stato scelto dal comprensorio scolastico di Borgoratti, una frazione di Genova, come testo contro il bullismo, visti alcuni episodi verificatosi proprio nella scuola.

Dulcis in fundo La bella quasi addormentata illustrata e scritta da Flavia Sorrentino, che sul suo blog dedica il libro «a chi fa finta di essere addormentato per amore di altri, chi immola una parte di sé in nome della felicità altrui, ma che in verità vede e vive nascosto, perché pensa di ferire dicendo un no. Dedicato a chi ha paura che pensare a sé sia sbagliato… Bisogna dire i no al momento giusto e forse si scoprirà che gli altri non sono così diversi da noi e ci continueranno ad amare e a sostenere!»
Se la pensate come Flavia allora leggete questa deliziosa parodia della favola dei fratelli Grimm. Dove il sonno della protagonista rappresenta la repressione di sé stessi nella paura di non compiacere coloro che si ama. Morale della favola: bisogna avere il coraggio di esprimersi, anche se ciò non incontra sempre la simpatia del prossimo, scoprendo così che questo non farà smettere chi ci ama di sostenerci e amarci.

di Roberta Maresci

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