Magazine Mercoledì 18 aprile 2001

L'ascensore

Non prendo mai l’ascensore. Ma ho tre valigie, una sdraio e un ombrellone e la macchina è in garage. Poche ore e l’odore del mare entrerà dal finestrino e le note di canzoni estive nelle orecchie. Quella piccola soffitta al Circeo, anche se il proprietario l’ha definita “super attico” sarà mia per 15 giorni. Spingo il pulsante con scritto “G”. 5,4,3,2 e...e...e...Oh Dio si è fermato! Calma Solidea, niente panico. Tra poco arriverà qualcuno e tu salirai in macchina, frizione, prima...Oh Cristo! Allora, pensa a qualcosa che ti faccia star bene. Come fai quando stai per arrabbiarti? Cominci a canticchiare, muta, nella tua testa una canzone dalla prima all’ultima parola. Non è proprio training autogeno ma funziona, no? Allora...”Lunga e diritta correva la strada”. No, direi di provarne un’altra... “Un azzurro scalzo in cielo e il cielo matto di marzo”. Ma come ti viene in mente Baglioni in un momento come questo, non lo ascolti da 15 anni! Vediamo “E non c’è niente da capire”. Giuro se ora mi entra in testa Venditti urlo! Potrei gridare ma non c’è nessuno nel palazzo. Il telefonino, brava! Non c’è campo! “Via del Campo ci va un illuso”. Fabrizio, tu non ci sei più e se ci penso mi viene da piangere e non è il caso. “E si può restare soli certe notti qui”. Ma sono già sola, non ti sembra Liga? “La costruzione del mio amore mi piace guardarla salire come un grattacielo di cento piani”. Grazie Ivano mi bastano i miei cinque piani! “Mi dispiace devo andare il mio posto è là” mi fa molto piacere che l’unica canzone che sia adatta sia dei Pooh. Io odio i Pooh, non so se piangere o ridere. Ma ecco che l’ascensore riparte! Giuro che il prossimo cd che regalerò sarà dei Pooh. “Liberi, liberi, siamo noi però liberi da che cosa chissà cos’è” Da questo ascensore mio caro Vasco!


Solidea Bianchini
di Donald Datti

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