Magazine Lunedì 5 gennaio 2009

Diario di un editore inCorreggibile

Magazine - La storia della Minimum Fax. Detta in due parole, o in una espressione sintetica, sembra cosa da poco. Ci sta una vita intera dietro, invece. Un’esistenza di chi studia giurisprudenza e poi pensa di fare qualcosa d’altro. Di concreto, di tattile, da toccare con il cuore soprattutto. Dopo l’officina Einaudi di Pavese, Calvino e Vittorini, ma soprattutto Pavese, in Italia non è stato più registrato dal senso comune una attività editoriale così fresca, indipendente.
Così in Refusi / Diario di un editore inCorreggibile (Laterza, 116 pp., 9,50 Eu) Marco Cassini ci parla di Minimum Fax. Nasce da un fax, all’inizio. Fu un fax. Anzi una rivista da inviare attraverso il fax. Una pagina secca, una pagina contenuta in un formato A4. Da quell’invio arriva una serie differenziata e volente di richieste. Segno che quella trovata solitaria ha funzionato. Segno che anche nell’editoria c’è bisogno di un fremito nascosto che vibri all’imbrunire. Per attirare e stupire un poco. Per sembrare anche un poco di più diversi dagli altri.

Marco Cassini ci racconta di una sorta strana di erisipela che lo colpisce. Tante piccole pustole che maculano il suo corpo. Quando lo stress si fa sentire, sembra che il corpo umano abbia delle vibrisse interne che vengono colpite da dardi sconosciuti.
Solo che Marco Cassini ha deciso di fare l’editore e di vivere in modo completo la sua vita da re dei libri. Da mangialibri. Da bibliofago impenitente ed impunito. Ciclico nel lasciare i libri per casa appostati come sentinelle silenti. Ogni libro ha il suo posto, la sua storia, la sua temperatura. Ogni libro va letto in un luogo preciso. A letto, dove poche pagine portano dentro la valle cimmeria del sonno. Quella più delicata e paurosa. Bruno Morchio sostiene che quello sia il momento in cui una persona resta davvero sola. Quando si va a dormire. Oppure c’è il libro da bagno. Quello che si legge sul cesso. È improntitudine dirlo e Cassini sfiora l’argomento con eleganza sublime laddove ci dice di avere commissionato una scansia in più per il bagno. Dove riporre i libri. Oppure c’è il libro da consumare in quattro morsi la sera, prima di cena. Prima del telegiornale. Mentre la fidanzata prepara la cena. Spaghetti di corsa perché poi si ha da finire di leggere un manoscritto, o qualche libro scovato di giorno, nel giro pomeridiano in qualche libreria vicino.

È il giro meridiano della flanerie. Quello in cui ci si concede qualche attimo di paradiso interiore, di alienazione mentale dove galoppare in pace, prima di tornare a lavorare.
Che fare se fai l’editore oggi. Qui Cassini è sincero, in maniera diretta. Ci dice con franchezza che fare l’editore oggi è un’impresa. Nel senso giuridico del termine. È condurre un’azienda a proprio rischio e pericolo e con carico massivo dei costi sulla propria cervice. Non è soltanto avventura intellettuale, quella dell’editore puro. Come un tempo si pensava. I Fratelli Treves, Mondadori, Rizzoli, Valentino Bompiani, Cesare Pavese per Einaudi. All’epoca, ma neanche allora, la parte intellettuale, quella della speculazione pura, forse faceva aggio su quella più arida della scarsella. Ma non c’è da crederci. È che oggi l’editoria è divenuta più affaristica, più veloce e più moderna. Vorremmo dire che si è modernizzata il che forse è termine che non esiste neanche ma fa sentire come un poco dell’anima libraria si sia bruciata. Come una falena che perde le ali o la polvere che gli dà voglia di volare all’imbrunire.

Cassini, invece, sembra che la sete inesausta dell’editore la possegga ancora. Belle da perderci il sonno le sue pagine sulla sua doppia vita negli Stati Uniti. Avere un appartamento a Manhattan e poterci andare più di una volta in un anno è già leggenda. È avere maturato un ambiente interiore specifico, endemico tuo, vorrei dire. È avere conquistato una riserva indiana personale. È bello poter pensare che durante il corso dell’anno puoi andartene oltreoceano per almeno quindici giorni a consumare soltanto libri ed autori. Parlare di giorno con loro, sentire entrarti nelle vene e sotto pelle i loro umori intellettuali, e poi scovare libri perduti, o come trapassati, in librerie che soltanto affamati di cultura sanno trovare. Significa tanto per un editore. Ma forse Cassini è uno scrittore con la pelle dell’editore in superficie.

E questo è il vero miracolo della sua piccola (sic!) casa editrice. È il fare il mestiere dell’editore con la testa ambulatoria dello scrittore. Quello che gira con il cuore in tasca, però. Non quello che scrive come Cartesio, chiaro ma freddo come il lago d’inverno. Quello che ha nei libri depositi di fuoco incendiari che ogni giorno deve controllare e far brillare. Per stare bene. Lo si dice sempre. Se non esistesse la lettura sarebbe come vivere su Marte, senza ossigeno.
Questo è il succo di uno splendido saggio–pastiche letterario chiamato La pazza di casa di Rosa Montero. Dove la pazza è la fantasia, e dove leggere è il sale della vita. Allora ha ragione Cassini quando ci parla del suo catalogo e ci fa capire che ha sempre voluto tenerlo pulito e indenne da offerte più grandi di lui. Consapevole di avere rifiutato un’offerta economica vantaggiosa assai ma anche capace di fagocitare la sua impronta personale, la sua vita di lettore. Ognuno di noi ne possiede una. Diversa, incorrotta, sapienziale o istintiva. Ma prepotentemente nostra. E così deve essere soprattutto per un editore. Il quale ha da fare dei bilanci prettamente economici. Ma deve anche fare del bene al vero obiettivo della sua attività. Il lettore. Che è quello che acquista il libro ad un prezzo.

Vedete. Cassini è giovane. Garantisce di avere visto la sagoma della sua cifra, o meglio del marchio di Minimum fax, sotto un ponte romano una sera critica della sua vita.
Fa questa dichiarazione con una semplicità che disarma. Quanti di noi hanno cercato di incontrare dei segni premonitori che consigliassero una scelta corretta, una deviazione da prendere assolutamente. C’è passione, in questo, non ricerca semeiotica di un destino da scegliere. C’è una tensione portata fino ai limiti dei draghi. Ci sta che uno scrittore potrebbe essere certo di essere letto da un editore del genere perché saprebbe che un poco della fame di scrivere è un male che in quell’editore gli scatena degli eritemi selvaggi. Gli dà proprio un contraccolpo somatico che non si può nascondere. È il segno evidente del fatto che il libro, a forza di essere divorato, diventa una persona e in quella persona sa che la carta suona a dovere.

La pagina di quando Carver viene strappato ad un grande e maestoso gruppo editoriale per diventare appannaggio in Italia di Minimum Fax vale la lettura di queste 114 pagine aguzze come tramonti incandescenti. Cosa si prova ad essere gli editori di Carver in Italia, annuncia un fax serotino inviato dalla vedova del grande scrittore americano, scritto con un pennarello doppio, e quando si pensava di avere peccato di ubris per avere troppo osato?
È banale dirlo. Ma il sogno è un motore potente, ineffabile. Osare, a volte, diventa un volano che scatena tempeste perfette. Solo che anche qui la passione viene a coronare ed a tenere uniti tanti fattori sparsi al suolo come membra disarticolate.
Che bello avere un editore che legge il libro che gli mandi con l’ansia di trovare un libro degno di essere tale. Sembra un’affermazione scontata, sdrucita come i pantaloni di un clochard. Credete, invece, che Cassini ci ha raccontato una bellissima avventura. Breve, intensa, nevrastenica forse per il ritmo forsennato che si è dato, ma veramente dedicata al libro. È la storia di un uomo che ama. I libri. Gli autori. Ed ha in sé la forza di garantire l’indipendenza del prodotto finito. Un avventuriero ancora, insomma. Finalmente ancora un idealista. Devo ricordarmi di mandargli il mio libro.

di Alberto Pezzini

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