Magazine Mercoledì 18 aprile 2001

Quadretto domenicale

Magazine - Oggi pomeriggio vorrei vedere un film americano di fine anni ‘80. Quei film che iniziano con la messa in moto di una cabriolet bianca e la surf music a tutto volume. Ne avrò visto qualcuno circa dieci anni fa: non ricordo la trama, nè il titolo, tantomeno gli attori. Ricordo solo il “riff” della chitarra elettrica e i “giri” velocissimi di basso.

La stanza da letto sembra un forno a microonde. Chiudo per bene le imposte ammirandone la trasparenza rossa degli interstizi da cui cerca di penetrare la luce, quella strana trasparenza che mostra le venature colore porpora del legno industriale, quell’effetto di scuro d’interni contro il chiarore abbagliante dell’esterno; è un’atmosfera tipicamente estiva che mi rimanda alle letture “proibite” che feci a quindici anni, nelle prime ore pomeridiane in una casa che i miei presero in affitto a Campora: i romanzi di D.H. Lawrence, di Junichiro Tanizaki, di Bukowski. Il legno delle veneziane che scricchiolava e l’odore di miscela del motorino di mia sorella parcheggiato nel cortile, le mie scariche ormonali, la musica di merda che ascoltavo, e la mia pancia gonfia di bevande gassose e di pane carrè su cui spalmavo Ferrero Nutella.

Sdraiato su un materasso da quattro soldi interrompevo di tanto in tanto la lettura. Di fronte a me c’era un “quadretto domenicale”. Era una natura morta olio su tavola: tre mele, un grappolo d’uva ed un’anguria disposti su un tavolo privo di tovaglia. Il fondo era bituminoso, la firma dell’autore incomprensibile, realizzata con un pennello intriso di vermiglio. Chiamai quel dipinto “Paura della povertà”. Mi piaceva pensare che la polvere che si era depositata negli anni sulle aste orizzontali della cornice fosse parte integrante del quadro: un effetto voluto dal pittore.

Poi mi rituffavo nella lettura, profondamente attratto dal rumore del mare in sottofondo. Oggi pomeriggio andrò in videoteca a chiedere un film americano degli anni ‘80, girato possibilmente con la telecamera a spalla su una cabriolet bianca e la musica surf come colonna sonora. Lo vedrò con le imposte chiuse. Naturalmente.


Alessandro Sottile

di Donald Datti

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