Magazine Venerdì 2 gennaio 2009

Lo amo, ma come evitare i suoi genitori?

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Magazine - Salve,
sono una donna di trent'anni, da quasi cinque ho un compagno e ci vogliamo veramente bene. Prima di lui ho avuto una storia dolorosa a causa della quale non me la sono sentita di entrare in confidenza totale con la famiglia del mio attuale compagno, ma purtroppo, per sue insistenze, parecchie volte ho dovuto cedere.
Quest'anno ha perso suo fratello e proprio per questo mi sono avvicinata di più alla sua famiglia, nonostante il mio desiderio fosse di non attaccarmi troppo. Sono passati tre mesi dalla disgrazia, ma io non ce la faccio a restare in stretto contatto con i suoi, forse perché sono cresciuta in una famiglia non proprio unita.
Per questo motivo abbiamo avuto una discussione, mi ha detto che se volevo non andare più a casa dalla sua famiglia lui non sarebbe più venuto da me (io vivo da sola), ossia che se volevamo continuare la nostra storia saremmo usciti, ma mai più rimasti in casa mia.
Alla fine però ho deciso di non vederlo per un mese, per riuscire a fare un po' di chiarezza. Io sto molto male: finito questo mese non so proprio come affrontare la situazione, sebbene lo ami moltissimo.
Mi dica lei se sono sbagliata e che cosa dovrei fare.
Grazie
Lilly

Salve Lilly, le sembra che io mi permetterei mai di dirle una cosa simile?
E poi lei racconta di un problema che esiste da così tanto tempo che non dovebbe neanche stupirci più di tanto. Forse le è sfuggito ma, se ci pensa con un poco di fantasia, in fondo lei sta vivendo, pur con le dovute proporzioni, lo stesso problema in cui, nonostante il loro grande amore, si sono imbattuti Romeo e Giulietta. E sembra che l'epilogo, per loro più tragicamente e per lei più simbolicamente, sia che anche l'amore più grande muore di fronte alle pressioni dei vincoli familiari.
Ora, però, non è detto che solo perche l'ha scritto Shakespeare (con tutto il rispetto) allora debba sempre andare a finire così. Diciamo che il problema esiste, ma che esistono anche le soluzioni.
Credo che dovrà parlare con il suo beneamato, che dovrete valutare, sentire e capire quanto state bene assieme, e solo dopo trovare un modo per non soccombere alle richieste e alle pressioni esterne, sia quelle provenienti dalla famiglia d'origine, sia quelle che poi arriveranno dal lavoro, dagli altri, dalle convenzioni, dal tempo, e così via.
Con questo non intendo dire che allora dovrete essere voi due contro il mondo, espressione che fa molto effetto (soprattutto tra gli adolescenti) ma che è decisamente fuorviante: si tratta piuttosto di essere voi due assieme al mondo, ovvero non solo non dobbiamo soccombere di fronte alle richieste degli altri (la famiglia in questo caso), ma allo stesso tempo non possiamo neanche far soccombere gli altri di fronte a noi. Ci sono molti modi di tenere in equilibrio forze opposte. Ed è un buon modo di vivere la propria vita e i propri sentimenti.
Lei non è sbagliata, è solo il mondo ad essere molto complicato.
Ma sembra che, alla fine, sia una bella complicazione.

di Marco Ventura

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