Magazine Sabato 27 dicembre 2008

Batard: una scalata verso l'outing

Magazine - Può un libro del genere passare praticamente inosservato? In Italia dove si scrive più di quanto si legge e dove perfino Cristian De Sica scrive un libro godibile e casereccio come Figlio di papà? È strano pensare che un alpinista express come Marc Batard, famoso nel mondo per la velocità con cui inanella le scalate, scriva un libro per dire di essere omosessuale, abbandonare l’alpinismo, e non susciti se non un battito di ciglia?

Mettiamo che per una volta un libro non sia soltanto tale. Mettiamo che esso sia la via per uscire finalmente all’aperto, per rivelare un demone che rode dall’infanzia. Batard ci confessa la sua omosessualità ed il fatto che abbia in qualche modo cercato di esorcizzarla con l’alpinismo estremo. L’ansia da prestazione, la sua velocità assoluta aiutata da un fisico elfico capace di resistere più di quelli normali, sono stati scuse. Momenti studiati nell’interiorità per allontanare la paura dell’omosessualità. Una sorta di richiamo oscuro da tenere lontano con la frenesia. Batard non è soltanto un rivelatore di sé stesso, però. È finalmente l’alpinista famoso che mette a nudo il mondo della montagna estrema. Con una sincerità senza peli sulla lingua. È lui a dirci con chiarezza come funziona il circo dell’alta montagna. È lui a dirci che la cifra dell’alpinista è sempre l’attesa. Bisogna attendere gli sponsor, i soldi, un volo, una campagna pubblicitaria efficace, i permessi – fondamentali – gli sherpa, il tempo, i giorni passati in tenda al Campo base, poi la campagna di stampa dopo. E soprattutto calcolare che non ci sia qualcun altro più affamato di te in cerca di reclame della propria opera alpinistica. Sempre in cerca di denaro.
La vita della guida alpina è legata alla ricerca di denaro liquido che a volte sembra evaporare come elio. Allora ci sono invenzioni di tutti i generi per sopravvivere. Come voler dormire in cima all’Everest di notte. Salvo rendersi conto che si sta per morire congelati ed allora bisogna tornare per vivere.

Uno degli insegnamenti più concreti di Batard è che non c’è una cima che valga la vita
. Non c’è cima da cui non si debba tornare. Questo è il massimo per un alpinista da urlo come lui.
Nel 1978 si fa notare compiendo in successione geometrica l’ascensione della Major, Sentinella Rossa (in discesa) e Sperone della Brenva. Tre vie del Bianco praticamente magiche. Più tardi, in solitaria, realizza L’enfant e la Colombe (Grandes Jorasses, 1992) e la Lionel Andrè sulla via del Drus (1992, in diciannove giorni) e quando torna a casa il figlio maschio gli spara a bruciapelo sul muso di essersi dimenticato della sua esistenza per una settimana, facendolo impietrire come Medusa.

Poi inizia le ascensioni sopra gli ottomila facendo il pilastro del Makalu (8481 mt. ) in diciotto ore e l’Everest che conquista in meno di ventiquattrore. Viene chiamato il velocista delle cime. Non riesce a stare più con la moglie, però. L’unica donna importante capace di stregarlo un poco ed in grado di rallentare quella piena di demoni che gli artigliava la testa. Capisce che l’omosessualità è un punteruolo fisso che nessun ebanista sarebbe in grado di smussare. Né di affilare per farla diventare una pellicola sottile.
La cosa sorprendente sono i figli di Batard. Belli, pieni di montagna geneticamente, e vicini al loro genitore che oggi ha trovato rifugio in un compagno che gli dà soddisfazione anche nella complicazione delle storie d’amore più belle. Chè non sono mai semplici o come strade diritte.

L’amore non viene mai gratis, è complicazione e desiderio, tormento e tranquillità. Oggi dipinge ed è tornato alla passione di quando era adolescente. Ha abbandonato l’alpinismo dopo l’ultima valanga che lo ha colpito in quota a settemilametri.
Cosa tocca di un libro così. È una cosa viva. È un oggetto dove la vita si fa meta in rilievo e dove l’autore ha usato le parole per crescere. Per dirla alla Carlo Grande, uno scrittore che usa le parole ancora per guarire gli altri. Batard ha usato un libro per uscire in vetta finalmente libero, ha impiegato la parola scritta per trovare quella liberazione cercata tante volte nelle montagne più alte.

È raro che un alpinista estremo al quale si attribuisce la patente della virilità e della mascolinità sia tanto coraggioso da confessare la propria omosessualità. In effetti questa è stata la prova più difficile e sofferta di Batard. Pensate al mondo dell’alpinismo, che è un mondo senza regole ormai. Bisogna avere il coraggio di dirlo. La montagna è diventata il contrario della libertà che cercava Batard. Si guardino ai fatti dell’estate. L’alpinismo significa anche attesa per vivere.
Comunque Batard va a vivere a Parigi dove ormai la sua omosessualità viene più tollerata e quasi metabolizzata al vivere nostro, quello di tutti i giorni. Ecco perché è strano che un libro del genere non abbia avuto un eclat tambureggiante come avrebbe meritato. Viene quasi da pensare che il pregiudizio sia ancora così forte in materia da ostracizzare silenziosamente il contenuto intimo di un libro del genere. E la sua portata distruttiva di schemi cristallizzati ed ideologie che – ormai – hanno fatto la loro vita.

La risposta migliore è stata quella di alcuni collaboratori di Batard quando ha avuto la forza di dirgli la sua omosessualità. E confessare che sarebbe stato meglio rassegnare delle diplomatiche dimissioni. Marc tu sei un mito della montagna e non se ne parla neanche. Scrivi un libro e dillo a tutti, però. Quello è un dovere. La scrittura come liberazione definitiva, come affrancamento dalla schiavitù mentale. Quella più diavolesca e mortificante. Ecco perché in originale il libro si chiama La sortie de cimes ed ecco perché in italiano è stato tradotto con l’azzeccato La via d’uscita. La scrittura è non soltanto semplice mezzo di terapia personale. Il chè l’abbiamo già sentito. È un mezzo esplorativo in partibus infidelium, una sonda per far vedere agli altri come siamo fatti dentro. Questa è la più reale manifestazione di coraggio personale che un uomo come Batard potesse darci. Tenete presente che come alpinista non ha mai nascosto la paura. Non ha mai celato di avere paura. Il chè la dice lunga sull’uomo che è - omosex quanto volete - ma uomo a tutto tondo.

Batard ci regala un viatico per vincere le paure. E non lo caghiamo neanche di striscio. È ben strana la nostra repubblica delle lettere. Tanto avida di emozioni, sentimenti, gossip ed opere sempre prime. Quanto cieca di fronte al coraggio individuale. Se volete regalarvi un’emozione interiore comprate questo libro. Se siete stanchi delle solite brochure tutte uguali di certe copertine. Qui troverete una vita vera. Di cui non si rinnega nulla. E finalmente un uomo capace di chiamare la propria libertà con un nome preciso. Sé stesso.

di Alberto Pezzini

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