Magazine Lunedì 22 dicembre 2008

Viaggio nei meandri della mente umana

Magazine - Sto leggendo L'eleganza del riccio di Muriel Barbery e il capitolo che ho appena terminato ha esposto il pensiero di Guglielmo d'Occam.
Vi starete chiedendo: «chi se ne frega?». Avete ragione. Ma se continuerete a leggere vuol dire che, anche se solo un pizzico, vi siete incuriositi. E che, alla fine della fiera, ve ne frega.

Guglielmo ha dedicato gran parte della sua vita allo studio degli universali e dei particolari, giungendo alla seguente conclusione: gli universali, ovvero quei concetti a cui i particolari partecipano, non esistono nella realtà.
Mi spiego meglio. Prendiamo un tavolo. Ebbene, per Occam non esiste un'idea generale di tavolo che racchiuda in sè tutte le qualità dei tavoli esistenti. Esistono, invece, solo i particolari, ovvero quegli oggetti che i nostri sensi percepiscono come tavoli.
Per il filosofo del famigerato rasoio esistono solo i singolari, o meglio: esistono solo le cose che percepiamo come reali. Gli universali, di conseguenza, sono solo una complicazione del pensiero e qui risiedono. Solo il semplice, o meglio il particolare, ha riscontro effettivo nella realtà.

Ma la realtà, io mi chiedo, che cosa è?
Quello che noi percepiamo come reale, infatti, non è necessariamente vero, ma solo una delle possibili rappresentazioni della realtà. Ogni essere umano, in definitiva, costruisce la propria visione del molteplice in base a come lo percepisce, vive e si muove nel mondo a seconda di come ha imparato a conoscerlo attraverso i propri sensi.
E allora continuo: chi mi assicura che quello che io percepisco come tavolo sia realmente tale? Nessuno. È solo per convenzione che la maggior parte degli essere viventi attribuisce a questa parola una forma ben definita, la realtà, o meglio, una delle tante possibili, potrebbe essere differente.
È prerogativa del tutto umana, quella di porre il proprio percepire alla base del reale. Le sicurezze sulle quali si costuisce l'immagine del mondo, sono tali solo per chi ne ha bisogno.

E allora voglio concludere con una domanda, ognuno dia la risposta che più crede opportuna: il sole esiste perchè lo penso, o penso al sole perchè esiste?
Io credo di non avere più alcuna certezza.

di Francesco Pedemonte

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