Magazine Mercoledì 18 aprile 2001

Ho scritto t'amo sulla sabbia

Magazine - Ho scritto t’amo sulla sabbia, ma il mare a poco a poco se l’è portato via. L’ho scritto più in là, ma c’era il mare grosso e si è cancellato di nuovo. Ho fatto un muretto di sabbia e poi ci ho scritto dietro t’amo, ma non è bastato. Ho preso tre o quattro sdraio e le ho piantate sulla sabbia, ci ho scavato un fossato davanti, ci ho aggiunto una barriera di ombrelloni e dei secchielli rubati scaltramente a dei bambini, e dietro a tutto ‘sto fortino ci ho scritto t’amo.

È arrivato un cavallone con annesso pseudo surfista mezzo annegato e si sono trascinati via tutto. L’intrepido atleta, peraltro, si è anche fatto male sbattendo la faccia contro una sdraio. Ho affittato una ruspa e ho scavato una trincea tutto intorno a dove avevo scritto t’amo, seppellendo nella foga anche una signora rugosa che prendeva il sole in topless, ma non ho tenuto conto dell’alta marea, e mi sono trovato sommerso fino alla cabina. Calato il flusso ho cominciato ad impastare il cemento per fare una torre con una vasca piena di sabbia sulla sommità, e magari anche con un bel tetto in tegole francesi, così da poter fare spallucce anche se si fosse messo a piovere, ma proprio mentre mi preparavo a fare la prima gettata è arrivato il bagnino e mi ha cacciato dalla spiaggia.

Gli ho detto che certe discriminazioni non mi piacciono, e che se cacciava me doveva mandare via anche quel bambino là in fondo, che stava scavando quella buca, ma non ha voluto sentire ragioni, ha detto che “da che mondo è mondo non si è mai visto un bagnino che cacci dalla spiaggia un pargolo che sta scavando una buchetta”.

A parte che l’unico bagnino che parla forbito me lo sono trovato io, che di solito i bagnini sono tutti fasci di muscoli arrostiti dal sole che comunicano a monosillabi e grugniti e ci provano con tutte le ragazze della spiaggia, comprese quelle così brutte che sembra che l’abbia investite il pedalò, ma volevo fare notare che dentro la “buchetta” ci sono già finiti in tre più un cane, e non ne è ancora uscito nessuno.

Il David Hasseloff locale mi ha spiegato che quel lupetto poteva fare tutti i cavolacci di buchi che voleva, perchè era il figlio del proprietario dello stabilimento, quindi mi ha preso a calci fino in strada.

Ho scritto t’amo sull’asfalto davanti ai bagni Marialuisa, utilizzando vetri e puntine arrugginite.


Pablo Renzi

di Donald Datti

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