Yossl Rakover si rivolge a Dio - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Mercoledì 18 aprile 2001

Yossl Rakover si rivolge a Dio

Magazine - Oggi, 19.04, alle 16.30 Moni Ovadia incontra il suo pubblico al Centro Civico di Quarto, via delle Genziane, 15.

di Zvi Kolitz
interpreti Moni Ovadia, TheaterOrchestra
scene Enzo Venezia
suono Mauro Pagiaro
traduzione Michele Cometa
Compagnia CRT Artificio in collaborazione con IDEARTE

Una lettera rivolta a Dio, scritta - nella finzione - dall’ultimo superstite della resistenza nel ghetto di Varsavia, Yossl Rakover. Sepolto tra le macerie e i corpi, il manoscritto di Yossl Rakover viene trovato, in una bottiglia ben sigillata, gesto estremo e loquace di chi non si arrende: un ebreo polacco che, prima di gettarsi come una torcia umana sopra un carro armato tedesco, si rivolge a Dio e narra la sua storia di perseguitato che ha visto morire intorno a sé tutta la sua famiglia.
A lungo creduta un documento autentico, questa, che è preghiera e bestemmia al contempo, si è andata diffondendo nel mondo come leggenda attraverso le traduzioni, fino a quando il giornalista tedesco, Paul Badde ne ha ritrovato il testo originale, dell'ebreo lituano Zvi Kolitz, (il libro "Yossl Rakover si rivolge a Dio" è edito in Italia da Adelphi).
Un breve ma potente racconto scritto di getto nel settembre del 1946, quando Zvi Kolitz si trovava in Argentina per il Congresso sionistico mondiale. Venne pubblicato su una rivista in lingua yiddish poco diffusa, la “Die Jiddische Zeiteng” di Buenos Aires, che rimase sepolta in una biblioteca ebraico-argentina, dove venne ritrovata solo nel marzo 1993, appena in tempo perché non andasse distrutta nell'attentato dinamitardo del ‘94.

Lo spettacolo, nato nel ’99, in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, vede Moni Ovadia recitare il dilemma che ha attanagliato pensatori e reduci dei campi di sterminio: il volto divino che si nasconde, il dubbio sulla Sua esistenza. La forza e la tragicità del racconto risiede nel contrasto tra la cronaca obiettiva e la disperazione di un uomo che seppur piegato dal destino e “abbandonato” da Dio, mantiene con coraggio la sua Fede e se ne fa portavoce quasi sfidando Dio stesso. Prima dell’atto estremo Yossl, affidando il suo spirito al Signore pronuncia le sue ultime parole: “Hai fatto di tutto perché non avessi più fiducia in Te, perché non credessi più in Te, invece muoio così come sono vissuto, pervaso di un'incrollabile fede in Te”. Un testo della resistenza di grande impatto drammatico che trova nell’espressione orale il corretto complemento all’angustia della pagina scritta e si colloca perfettamente nel progetto portato avanti da Moni Ovadia. Inteprete insieme alla sua TheaterOrchestra, l’artista ha, da sempre, rivolto il suo impegno a far conoscere la cultura ebraica dell’Europa orientale al pubblico italiano - in questa occasione - mettendo in scena proprio il più recente e forse anche il più drammatico fra i testi di questa tradizione.

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