Magazine Venerdì 12 dicembre 2008

A tavola con Giacomo Leopardi

Magazine - Giacomo Leopardi raggiunse Napoli nel 1833 e in quella città scrisse alcune fra le sue più belle poesie.
Leopardi non si trovava mai a suo agio in nessuna parte del suo peregrinare, ma arrivato a Napoli iniziò ad apprezzare i mille volti di quella città; soprattutto il clima, la bellezza paesaggistica e l'amabilità dei suoi abitanti. Verremo a sapere che in seguito questa infatuazione si sarà allentata, scopriremo invece una cosa rimasta costante e intatta: la cucina partenopea.
A svelarci questo intimo rapporto con la cucina e i suoi piaceri è un libro di Domenico Pasquariello (Dègo) e Antonio Tubelli: Leopardi a tavola - 49 cibi della lista autografa di Giacomo Leopardi a Napoli - edito da Fausto Lupetti (190 pp, 18 Eu).

I due autori del libro sono un artista e un gastronomo, uniti dalla passione per la storia e per la filosofia del bon vivant legata al rispetto della natura. Essi, partendo da un'annotazione di cibi graditi al poeta, sviluppano un excursus approfondito sulla cultura, la storia e la filosofia del mangiare, del gustare i cibi e la loro natura: una summa della qualità della vita.
La lista, che racchiude un elenco di quarantanove piatti realizzati con mano sapiente, cui prende avvio la storia del libro, è scritta su un ritaglio di carta lungo e sottile, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli insieme alle carte del poeta.

Leopardi arriva a Napoli con l'amico Antonio Ranieri e trova un cuoco eccezionale, Pasquale Ignarra, che è anche il Monsiù di casa Ranieri; sarà lui, gourmet e rivoluzionario, a tradurre in piatti le note del poeta.
L'intrattenimento a tavola è un'occupazione interessantissima, "...la quale importa che sia fatta bene...". Questo annota Leopardi, facendoci conoscere un poeta epicureo che a tavola abbandona il suo pessimismo. Se poi analizziamo il piacere, il piacere che lo stesso Leopardi canta, troviamo qui innumerevoli spunti.
Per Leopardi il piacere "…viene cercato soprattutto grazie alla facoltà immaginativa dell'uomo, che può concepire le cose che non sono reali. Poiché grazie alla facoltà immaginativa l'uomo può figurarsi piaceri inesistenti, e figurarseli come infiniti in numero, durata ed estensione, non bisogna stupirsi che la speranza sia il bene maggiore e che la felicità umana corrisponda all'immaginazione stessa".
Con la cucina, e la concretezza dei suoi prodotti e sapori, Giacomo Leopardi ci fornisce una via al piacere vero.

A proposito del gustare questo libro, originale nella fattura e nei contenuti, ci offre molti spunti piacevoli per lo spirito e il corpo: nella parte finale, una ricca bibliografia e molte ricette completano l'opera.
Il libro si divide in quattro capitoli che recano il nome delle stagioni: quattro periodi di un anno che può travalicare il tempo, e giungere a noi come elemento della continuità della tradizione e dell'immutabilità della Natura. Un eterno ritorno a gusti e piaceri senza tempo, come quelli che si possono trovare nelle ricette campane.
Un libro quindi che può essere una raffinata idea regalo per amici buongustai e intellettuali. Perché no? Sono quarantanove piatti che fanno festa e intelligenza.

di Giorgio Boratto

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