Magazine Venerdì 5 dicembre 2008

La 'penosa malattia' di Andrea Vitali

Andrea Vitali

Magazine - Tutti ormai conosciamo Vitali. Le recensioni si sprecano e volteggiano come farfalle sul lago. Vitali è diventato il lago. Quello di Como. Lo sa far sentire quando sciaborda sugli scogli e quando esala quell'odore dolciastro tipico dell'acqua dolce.

E' un medico con la passione fervida della scrittura. Una scrittura capace di ricreare figure umane, sentimenti, situazioni di corna e adulterio, tette sfiorate e brancicate nel buio. Un affabulatore che sa far vivere ancora una volta l'anima carnascialesca e sensuale di Chiara.
Tutte definizioni facili facili. Che di Vitali, però, ci dicono quello che già sappiamo.

Dopo lunga e penosa malattia è la nota distonica. Quell'assolo che non volevamo mai sentire. Ma che a volte può accadere.
Badate bene. Questo libro non può essere brutto, perché Vitali è magistrale per come sa ordire le situazioni. C'è da pensare che la nebbia del lago crei nel suo cervello ronzante trappole umane, in cui le persone vanno a infilarsi per poi non uscirne più.
Solo che Vitali delude, se esce dagli schemi della sua narrativa. Che è quella dell'internista. Non nel senso clinico o semantico del vocabolo. Ma nel senso di colui che - con la penna - riesce a saggiare cosa c'è dentro le situazioni, dentro le persone, dentro il sesso pensato.
Vitali sa far vibrare la provincia come certi scrittori soltanto hanno avuto la magia di saper fare. Sa far rizzare i peli sulle braccia quando mette in scena i preparativi dell'amore. Quello caldo, ma furtivo, delle copule rubate ai mariti o alle mogli cornuti.
E' però un interprete attento dei sentimenti umani. Quelli che l'attività di medico gli ha insegnato. Solo che - si ribadisce - deve stare entro quel perimetro per volteggiare in cielo.

Questo è un giallo. Manipolato con attenzione, perché lo sconfinamento è sempre sull'orlo.
Il confine tra il giallo puro e la storia di provincia salta davanti agli occhi. Ma non convince.
E' obiettivamente difficile stroncare un libro di Vitali. La limpidezza della scrittura brilla sempre, ma stavolta non basta a tenere alto il morale. La figura del medico è riuscitissima, come quella del notaio. Solo che l'attacco - e la continuazione del libro - non stanno in piedi, non hanno coerenza narrativa. Sembrano braccia disarticolate di un uomo che abbia subito un incidente.
Non c'è un filo che leghi saldamente i pezzi del libro. Vitali, come giallista, non arriva a dare al lettore quel senso di onnipotenza e di completezza a cui ci ha abituato.
Il medico - che è il protagonista del libro - si muove stonato nella veste di detective. Sembra un Maigret, ma incapace di muoversi se non compiendo dei guai.
Il farmacista gioca in un ruolo che vuole essere detonante, ma invece è slegato dalla funzione che Vitali gli ritaglia addosso.
Sembra quasi che il meccanismo di narratore puro, sensibile fino nelle mutande e nel cuore più profondo, si inceppi. Sembra che Vitali abbia voluto confezionare un prodotto con degli ingredienti sconosciuti. O che sembra non saper maneggiare.

Vitali è un grandissimo scrittore. Con poche parole chiare sa far salire l'adrenalina nelle vene. Inoltre è uomo capace di grandi sguardi, soprattutto in direzione delle latebre del cuore umano. Come giallista, però, non vale quel che vale. Non ha peso. Non riesce a scendere a rete. Sta a fondo campo e sbaglia il dritto.
Quando si arriva alla fine del libro si resta con un gusto di caramello in bocca. Quello bruciato. La fine è incompiuta. Anche qui va detto che quella fine va bene per un giallo. Anzi, è stata costruita apposta. Solo che si vede, dietro, un gran rovello per arrivarci. Lì, la mano sapiente del chirurgo di vite, mostra una trama sdrucita. Fa vedere l'esperienza, ma anche l'affanno per cercare una fine capace di chiudere quel racconto.

Il lago è un'anima di scorta che Vitali interroga. E' semmai una presenza animistica che sta dentro di lui. Più che fuori. Vitali è un lacustre. Suoi sono certi scorci d’anima, un certo buio interiore denso come la pece. Suoi certi gemiti di donne prese con voluttà, quasi bevute delle loro carni, di nascosto dai mariti.
Ma qui tutte queste revolverate classiche, ma vere mitragliate di spezzoni, vengono sacrificate, anzi disinnescate, sull'altare del giallo. Solo che giallisti si nasce. Vitali scambia quell'atmosfera greve, tipica dell'inverno lacustre, per un buon alibi, anzi per un alibi credibile per fare un giallo a tavolino. Solo che non è la sua materia.
Anche perché il lettore che lo conosce e lo compra per quel prodotto tipico a cui lo ha abituato, ci resta male. Chiude il libro con un interrogativo.
Vede che è un Vitali autentico perché le parole, i periodi e gli spazi sono i soliti. Ma il telaio è diverso. Non sbuffa di vapore come al solito. Come un cavallo che faccia salire sbuffi di vapore dalle froge umide, d'inverno. Sembra che il vapore sibili, si strozzi, ma non esca.

Giallo non vuol dire usare un lago e metterci dentro una storia di donne. Anche la fine sarebbe stata più in accordo, se avesse svoltato verso la cifra solita. Quella panciuta della carnalità. Diciamolo forte. Questo è un libro per vendere. Ma non per godere. Di questo, a Vitali, bisogna fare la più grande colpa. Che non ci ha fatto godere come siamo abituati con lui. Non ce l'abbiamo su, però. Ma un po' immalinconiti siamo rimasti. Quello sì. Come da uno zio da cui non ti aspetti che diventi savio a settant'anni. Preferiamo ricordarlo quando scorreva le donne. Era più simpatico.

di Alberto Pezzini

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Il testimone invisibile Di Stefano Mordini Thriller 2018 Adriano Doria è "l'imprenditore dell'anno" nella nuova Milano da bere. Guida una BMW, porta al polso un Rolex vistoso, ha una moglie e una figlia adorabili e un'amante bella come Miss Italia. Ma ora si trova agli arresti domiciliari, accusato di... Guarda la scheda del film