Magazine Martedì 17 aprile 2001

Il novecento secondo Franco Croce

A qualcuno sarà corso un brivido lungo la schiena. Come quando pare di vedere una faccia o sentire una voce dimenticate da tempo. Come quando si vede uno spettro o si rivive un incubo.

Ma “alle 8 della sera” non è orario da fantasmi. È il titolo di una trasmissione radiofonica andata in onda nell’agosto 2000 sulle frequenze di radio2, e ora disponibile su (è sufficiente avere real audio per scaricare ed ascoltare il file). Allora non era un fantasma, Franco Croce. Il professor Franco Croce, ordinario di letteratura italiana all’Università di Genova per oltre quarant’anni (dal 1958 al 1999), nonché conduttore della trasmissione. Chi ha avuto occasione di ascoltare qualche sua lezione sicuramente non può dimenticare la erre arrotata, il tono appassionato e gli inconfondibili rimboboli della sua voce, che ne hanno fatto uno dei “miti” della facoltà di Lettere.

Nelle dieci puntate della trasmissione, Croce offre una chiave di lettura (sicuramente parziale e personale, ma non poteva essere altrimenti) della poesia italiana del ’900. Si tratta di dieci brevi lezioni (di mezz’ora nemmeno), partendo da Pascoli per arrivare a Caproni. Nel mezzo ci stanno D’Annunzio, Gozzano, Sbarbaro, Campana, Ungaretti, Montale, Luzi e Sanguineti.

La scelta dei testi è tutt’altro che scontata: “Il canto amebeo della guerra” di D’Annunzio e gli omaggi a Montale di Luzi, Sanguineti e Caproni, sono certamente poco conosciuti. Ma non occorre conoscere i testi, essere degli esperti italianisti per godere delle lezioni, che sono alla portata di tutti.

Chi sicuramente proverà un gusto particolare nell’ascolto sono i vecchi studenti del professore. A qualcuno sembrerà di tornare giovane, ai tempi spensierati della goliardia universitaria, altri rivivranno l’ansia da esame e dormiranno sonni poco tranquilli ricordando quando Croce lo aveva colto in castagna su “La primavera hitleriana”.
di Donald Datti

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