Magazine Giovedì 4 dicembre 2008

Dylan Dog muore. Oppure no?

Magazine - Congiunzioni astrali, coincidenze, destino, chiamatelo come vi pare. Fatto sta che il mese di dicembre sarà un mese speciale per uno degli sceneggiatori di fumetti più interessanti del panorama italiano. Tra il primo e l'ultimo giorno dell'ultimo mese dell'anno infatti ci sono tre occasioni di incontro con le creature di Roberto Recchioni.
Si inizia con Jonh Doe, si prosegue con David Murphy, giunto al suo secondo numero, e si conclude in bellezza con la sua prima sceneggiatura per Dylan Dog dove, pare, potrebbe esserci la dipartita dell'Old Boy londinese.
Tre personaggi per un autore, tre anime legate dalla stessa penna. Jonh, David e Dylan sono per i lettori l'occasione per osservare quanto possa essere poliedrico eppure fedele al proprio stile un autore di fumetti. Penna abile, un blog ricco di idee e due personaggi lontani e ugualmente interessanti.

Jonh Doe è il signor Morte, un personaggio cinico, un manipolatore che ha davanti a sé un obiettivo e pochi scrupoli. David Murphy è invece di tutt'altra pasta. Un eroe vero, di quelli che finiscono nei guai con la stessa bravura che hanno nell'uscirne. Un pompiere con una spiccata capacità di cacciarsi nelle avventure più improbabili perché su di lui pesa la maledione di un indiano che ad un suo avo ha augurato di vivere in tempi interessanti. Il risultato è un fumetto serrato, frizzante, in cui non manca una buona quantità di ironia a condire tanta azione. Adrenalinico.
Le capacità dell'autore e l'appeal dei personaggi hanno fatto sì che - folgorati sulla via di Facebook - ci incontrassimo. Qualche scambio di battute che diventano una vera intervista.

Come ci si sente a trovarsi in edicola con tre albi diversi nello stesso mese: Dylan Dog, David Murphy e Jonh Doe?
È una coincidenza. Divertente ma solo una coincidenza. Nel 2008 ho lavorato molto e pubblicato relativamente poco (principalmente John Doe) e adesso le cose che ho scritto escono tutte insieme. Colmo dei colmi, proprio in questi giorni sta uscendo la versione francofona di Ucciderò Ancora Billy the Kid - una graphic novel sospesa tra Horror e Western - quindi le uscite del mese sono ben quattro.

Leggo Dyd da sempre, conosco Jonh Doe e, letto il primo numero di Murphy, ho divorato il secondo, in uscita in questi giorni. Sono tre personaggi molto diversi. Come uno sceneggiatore si pone di fronte all'Indagatore dell'incubo, il signor Morte e quello che a tutti gli effetti è un action hero del terzo millennio? Quali sono le differenze e soprattutto cosa li avvicina oltre alla penna che li ha sceneggiati?
Per molti versi, Dylan e John sono due facce della stessa medaglia. In fondo, quando io e Lorenzo Bartoli abbiamo concepito il nostro golden boy lo abbiamo fatto proprio cercando di creare una specie di antitesi all'old boy di casa Bonelli.
David, invece, è un personaggio del tutto diverso rispetto a Jonh e Dylan. Loro sono, anche se in maniera diversa, degli anti-eroi, mentre David è un eroe (anche se controvoglia) a tutti gli effetti.

JD e DM sono personaggi tuoi. Creati e sceneggiati dalle origini all'approdo in edicola. Come cambia l'approccio quando si gioca in casa e quando invece - come nel caso di DYD - ci si approccia ad un personaggio per il quale le "regole" sono stabilite da altri?
Lavorare su di un personaggio creato da qualcun altro richiede rispetto. Non si può pretendere di entrare a gamba tesa e cambiare, stravolgere e ricostruire. Se un personaggio funziona, funziona e non c'è bisogno di cambiarlo.
Quello che si può e si dovrebbe fare è cercare di capire quali sono gli elementi chiave che hanno fatto di quel personaggio quello che è, e riportarli in luce.

L'idea di Jonh Doe - trasformare la Morte in un personaggio dei fumetti - è sicuramente originale. Se da un lato la sua personificazione è un modo per trasformare l'ignoto in conosciuto ed è un'operazione comune a molte culture (penso alle tre parche ma anche alla cinematografica partita a scacchi...), dall'altro diventa interessante il suo inserimento nel quotidiano. La Morte diventa il direttore di una Multinazionale, la Trapassati Inc.
Mi incuriosisce sapere come sia nato Jonh Doe, cosa ci sia alla base di un personaggio - complicato perché non definibile attraverso bene e male - che sembra essere nato per esorcizzare la paure dell'ignoto più ignoto.
"La vita è un attimo fuggente - scrivi in uno dei primi numeri - una corda tesa tra due grattacieli. In mezzo...davanti,dietro, dovunque...il vuoto. Il privilegio di chi vive è sapere di poter morire... di dover morire. È questo che rende irripetibile ogni momento".
Jonh ha due anime, la mia e quella di Lorenzo. Per quello che riguarda me, la mia idea è sempre stata quella di ridere in faccia alla morte, o almeno cercare di esorcizzarla attraverso il paradosso. E per farlo, ci siamo serviti di un personaggio cinico, manipolatore tremendamente consapevole, una specie di filtro pragmatico e smitizzante attraverso cui inquadrare figure archetipe.

E adesso c'è anche David Murphy. A prima vista sembra un personaggio più solare anche se pure lui schiavo di un destino che non sceglie ma da cui è stato scelto. La personificazione della maledizione a cui è legato
Le sue fattezze sono quelle di Jack Bauer. quanto DM assomiglia al personaggio interpretato da Kiefer Sutherland?
La somiglianza tra David Murphy e Jack Bauer è prettamente estetica (e neanche cos“ tanto). Jack è un samurai al servizio di un ideale di stato (non dello stato in quanto tale, sia chiaro). Fa cose tremende perché non ha altra scelta e ne paga il prezzo. David è un personaggio infinitamente più solare rispetto all'agente del CTU e di una matrice completamente diversa.
Se Jack è un "servitore", David è un eroe per caso. Come tipologia d'eroe, il modello di riferimento per David è molto più John McLane che Jack Bauer.

In JD e DM emerge la volontà di costruire delle trame "seriali", in un format analogo a quello di molti telefilm (da 24 a Lost). Questo è un modo nuovo di intendere le serie di made in Italy in controtendenza rispetto alle serie classiche (penso a Tex ma anche a DYD) che mancando di serialità non prevedono neppure una fine
Quanto cambia il viaggio di un personaggio quando ha davanti a se un epilogo?
In primo luogo, ne cambia la genesi. Se hai la necessità di creare un personaggio "eterno", dovrai costruirlo in maniera che possa esserlo. James Bond, per esempio, è costruito in questa maniera (anche Dylan, Tex, Diabolik...).
Quando sai che la vicenda di quel personaggio avrà una fine, invece, puoi concepire la sua stessa essenza in maniera diversa. JD, per esempio, non potrebbe mai essere un personaggio eterno perché in fase di concepimento non gli abbiamo dato quei tratti che ci permetterebbero di perpetrare la sua storia all'infinito.
Oltre a questo, John Doe, esattamente come David Murphy, sono personaggi in divenire. Il JD del numero 1 è profondamente diverso da quello del n.60 perché ha memoria di tutto quello che gli è successo prima ed è cambiato in relazione alla sua storia precedente. Questo significa che, dopo un certo numero di storie, il personaggio si troverà sulle spalle un fardello sempre pi pesante da portarsi dietro... e non potrà farlo per sempre.

Hai un blog molto attivo in cui racconti molto di te e del mondo che ti circonda. Quale mondo ti circonda?
Sono il classico figlio del consumismo. La mia felicità passa dal mio potere d'acquisto. Il problema è che me ne rendo conto e quindi, pur non potendo realmente oppormi a questo dato di fatto, posso almeno ironizzarci sopra. In sostanza, sono un nerd consapevole della sua condizione (il che rende la faccenda piuttosto tragica).

Quali sono le tue letture, fumetti e non, e quale è invece il fumetto che ti piacerebbe sceneggiare. Cosa ne faresti?
Leggo tanto e di tutto. Sono cresciuto con una madre con la passione per i classici (russi, italiani e americani) e un padre appassionato di letteratura di genere (in particolare la fantascienza), quindi a casa mia mi sono capitati libri di ogni genere, sotto mano. I miei "amori speciali" sono Stephen King, Elmore Leonard, Michael Faber, Robert Howard, Dashiell Hammett, Raymond Chandler e molti altri. Per il fumetto, adoro i vecchi lavori di Miller, Sclavi, Ennis, Ellis e Morrison.
Passando a cosa mi piacerebbe fare ti confesso che il personaggio italiano che mi piacerebbe sceneggiare è, sicuramente, Tex. Per quello americano, penso che mi divertirei da matti con John Constantine e Wolverine. Quello che ne farei non lo so. Quando mi troverò a scriverli ne parleremo.

Aspettando che i nuovi progetti di Roberto prendano corpo, «ho qualche progetto in piedi con i miei editori» , mi racconta Roberto, mi rituffo nella nuova avventura di David Murphy. Pioggia di meteoriti, economia e cinismo ed un maremoto. Il tutto solo nelle prime tavole.
L'appuntamento con il suo primo Dylan Dog è previsto come da tradizione per l'ultima settimana del mese. Il titolo dell'albo, disegnato da Bruno Brindisi, è Il modulo A38 anche se al suo autore piace considerarlo Un mondo senza Groucho.
Buona lettura.

di Francesco Cascione

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