Magazine Lunedì 24 novembre 2008

Silvina Pratt: vi racconto mio papà Hugo

Magazine - Come guardare il creatore di Corto Maltese direttamente dalla serratura. Un diario letterario ma di vita veramente domestica ed umana raccontato dalla figlia di Hugo Pratt. Una splendida fanciulla bionda con occhi che credono ed un cuore martoriato da un padre innamorato di un altro mare, quello di una vita sempre in salita. La vita di Hugo Pratt è stata come quella di un generale degli alpini che diceva: Fate come la valanga che sale verso l’alto.

Un’esistenza al limite della resistenza umana. Scandita tra Venezia, Parigi, la Svizzera. La vita. Forse non tutti conoscono quale fosse la vera identità del creatore di Corto Maltese. Si ignora quanto fosse egocentrico questo Gemelli ascendente Scorpione. Uomo geniale, accentratore al cubo, iracondo quanto capace di gesti da fumetto drammatico.
In questi giorni è uscito anche in Italia un bellissimo libro che diventerà un classico, Le lacrime dell’assassino. Il libro di Silvina Pratt è fatto di lacrime, quelle spese da bambina sul cuscino ma in silenzio e quelle tormentate e più salate dell’adolescente follemente gelosa di un padre sempre lontano. Sempre via come Corto Maltese. Questo eroe dei fumetti, anzi questa creatura di mare e vento, gabbiani e donne perdute d’amore, nasce a Malamocco. In una casa trapiantata nella laguna veneziana dove Silvina cresce e serba un ricordo indimenticabile fatto d’acqua, pesci e grandi risate.

È qui che Corto, in una casa sferzata dal vento, viene concepito per poi solcare i mari delle sette leghe.
Hugo Pratt amava se stesso e la vita in esteso. Amava la madre Lina come una parte carnale del suo cuore. È strano il rapporto simbiotico che i grandi uomini intrecciano con le rispettive madri. Deve essere un’oscura legge di natura.
Da Venezia la famiglia si sposterà a Parigi. Dove Pratt diventerà se stesso. Disegnando in maniera furiosa e creativa. Andrà a vivere in una casa dove i materassi erano gettati per terra. E poi l’esistenza migliorerà per i guadagni sempre più cospicui del disegnatore.
La narrazione al presente di Silvina non fa sentire il passaggio del tempo. Hugo ottiene anche un grande successo perché è l’inventore non soltanto di storie al limite della magia, e sempre meditate quasi in fondo al mare. ma anche perché a quelle strisce così sapienti di salso e gabbiano nella luce del mattino, accosta una lingua che scoppietta. Un incrocio bastardo ma riuscitissimo all’udito tra francese e veneziano che soltanto la moglie Ann – da cui si separerà – e la figlia Silvina riusciranno a tradurgli con fedeltà.
Anche a questo serve un legame famigliare ed il sangue. Ti fa capire la sfumatura più sottile, o carpire l’eco più lontana di una parola con un semplice sguardo.

Hugo chiamava la figlia al mattino, verso le cinque o le sei, per parlare delle sue traduzioni. L’uno a Clairvaux in Svizzera, e l’altra a Barcellona. Dove peraltro si era trasferita per diventare una brava couturier. Sempre senza tregua. Quando Hugo si trasferisce a Losanna sembra l’inizio della fine. Come i suoi eroi tumultuosi, trova in Svizzera un istante di quiete, un tempo per fermarsi. Ecco perché incontra allora una casa grande, finalmente, e delle stanze–nave dove riporre con ordine tutti i propri libri.
Leggere questo libro significa avere avuto la possibilità di guardare Corto Maltese finalmente nudo, in controluce, con la possibilità di capirne i battiti segreti.

La morte è dolorosa e lascia un cocente silenzio dietro di sé. Il mistero del testamento per cui nulla della fortuna del disegnatore viene lasciato ai figli, è un colpo secco nell’acqua. Ed un durissimo pugno in faccia a quanto bene gli hanno voluto in vita e dopo la morte. Ma, giustamente, come scrive Silvina, se quelle erano le sue memorie, non si comprende per quale motivo bisognasse opporvisi.
Hugo non voleva sentirsi chiamare papà, perché era cosa capace di imbestialirlo. La figlia oggi è una bellissima donna di poco più di quarant’anni con tre figli policromi, uno biondo, l’altro bruno ed il terzo rosso. Questa è l’eredità viva di Hugo e la via più breve per arrivare a Corto Maltese senza passare dal via. La sua progenie incrociata proprio come Corto, crocevia di sangue, amori e sentimenti decisamente selvaggi e che fanno male senza farti neanche sanguinare.

Silvina ha scritto un libro intimo. Ha rivelato cose intime. Il libro è praticamente passato sotto silenzio. Lo ha scritto con una scrittura fine, delicata e sempre in campo, al centro. Un libro intinto nel cuore e sempre tosto come lei. Un libro pirata, forse una biografia non autorizzata, ma davvero bello. Come un mare infinito su cui Hugo, forse, non avrebbe mai fatto navigare Corto. Perché le onde dei sentimenti sono quelle più difficili da superare. Anche se ci si chiama Maltese.

di Alberto Pezzini

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