Magazine Lunedì 17 novembre 2008

Ancora sesso e droga per Irvine Welsh

Magazine - Gli ingredienti ci sono tutti: alcol, droga e sesso. L’ultimo romanzo breve di Irvine Welsh, Una testa mozzata (Guanda, pp. 245, 15 Eu), si inserisce ancora una volta nel solco dei suoi più grandi successi, Trainspotting in testa, anche se, a dire dei lettori più affezionati dello scrittore scozzese, non è una delle migliori riuscite dell’autore.
I meno abituati allo stile welshiano troveranno forse difficile superare le prime pagine, bloccati dalla sintassi sconnessa e i toni gergali di uno dei protagonisti e voci narranti della storia, Jason King, ma una volta presa dimestichezza con la parlata cantilenante di esclamazioni e traballanti riflessioni, affezionarsi alla storia e ai suoi attori sarà inevitabile.

La trama non lascia spazio a grandi colpi di scena: anche le parti più grottesche e inverosimili, come l’episodio che dà il titolo alla storia, sono raggiunte dal lettore per gradi e in modo piuttosto lineare. Ciò che appassiona di più sono sicuramente i personaggi estrapolati da un Fife, Scozia, caro a Welsh. I due protagonisti, un disoccupato inguaribile e fantino fallito Jason King, e la cavallerizza non troppo promettente Jenny Cahill, partono da due mondi quasi antitetici («nanerottolo schifoso», lo apostrofa Jenny), per incontrarsi in una storia d’amore sboccata ma a suo modo romantica.
Jason passa le proprie giornate scolando pinte di "oro nero", ascoltando Cat Stevens, alternando lavoretti saltuari a partite di Subbuteo e tacchinando le amiche cavallerizze Lara e Jenny. Quest’ultima cerca di fuggire all’ipocrisia di una famiglia che si sgretola sotto un matrimonio fallito, allontanando da sé gli esempi di inettitudine materna e di un padre dalla carriera non troppo limpida, imbottendosi di Marylin Manson e allenamenti che però non sembrano migliorare le sue prestazioni ippiche, soffrendo una gelosia quasi ossessiva per la bella e magra amica Lara e ritrovandosi talvolta a pensare al suicidio.

Due vite squilibrate che trovano coerenza e stabilità solo una volta congiunte e indirizzate verso un sogno di vita lontana dal Fife e che diventa realtà solo agli sgoccioli del romanzo.
Una volta giunti alle ultime pagine, anche la volgarità dilagante in tutto lo sviluppo della storia sembra diventare protagonista ed elemento portante, volta a calcare la schiettezza psicologica dei personaggi e la quotidianità degradante delle loro vicende, quella stessa volgarità e povertà lessicale che a un esordio di lettura quasi innervosisce e annoia.
Questo detto sempre per i nuovi fruitori di Welsh. I welshiani incalliti sanno benissimo a cosa andranno incontro.

di Federica Verdina

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