Magazine Mercoledì 12 novembre 2008

Papà: un manuale di sopravvivenza

Magazine - Un manuale per i padri contemporanei non è una cosa nuova. È la scoperta di un mondo rivoluzionario che c’era ormai da tempo e di cui nessuno si era dato per inteso.
Chi, come Gianni Biondillo e Severino Colombo (autori del libro Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo - Guanda 2008, pagg. 245, Euro 15,00), privilegia la libera professione dello scrittore – ed ha anche il dono faticoso della scrittura bella piena e che suona come una madonna di carta al vento – riesce anche a fare il padre in alcuni momenti decisivi della vita. Ma anche di più. Biondillo e Colombo hanno compiuto una scelta esistenziale ben precisa: curare i propri figli come soltanto certe mamme fanno. Con la presenza. È una parola che non ammette aggettivi o altri sostantivi ad accompagnarli. Fa pensare a molto e vuol dire tutto.

Biondillo fa capire – ma lo dice chiaro – che non vuole fare come certi professionisti. Si alzano al mattino alle sette e tornano alla sera alle otto perché il loro compito è soltanto il lavoro e per fare i padri si ritagliano dei momenti avari. Con il motto che il lavoro viene fatto soltanto per la famiglia. Questo è un manuale dove i padri così si trovano riflessi allo specchio. E la cosa non è bella se si pensa che alla fine della crescita dei figli, non ci sarà più niente da dire.
Quello di Biondillo e Colombo diventa allora un mondo più bello e più roseo. Ma più duro anche se non lo dicono con chiarezza. Fare lo scrittore ed il padre è francamente massacrante. Ma alla sera, quando il bambino ti si siede in braccio, tocchi la felicità senza un solo preambolo.
C’è però una rivoluzione culturale in questo libro giocoso, divertente, sano, allegro e vorace. L’ultimo aggettivo l’ho usato per indicare quel senso di vita, e di vitalità meridionale tipica di Biondillo. Nei suoi primi gialli, Per cosa si uccide e Con la morte nel cuore, c’era una deriva esistenziale del protagonista che era sempre controllata. Si aveva la consapevolezza che uno così, sarebbe finito bene, nelle mani di una femminona destinata a salvarlo.

Questo capita perché Biondillo ha un senso accentuato della famiglia. Da buon meridionale, ed ex mammone come ama definirsi anche se non lo è tecnicamente, ci fa capire quanto la famiglia – oggi più che mai – sia barocentrica per un uomo. Tant’è che nella gratulatoria finale – bellissimo questo latinismo che sa di Properzio e Catullo – ringrazia la moglie per averlo fatto diventare uomo e le figlie per averlo fatto diventare padre. Biondillo scopre prima nella scrittura, e poi nella famiglia, una dimensione di uomo totalmente diversa da quella a cui certi schemi ormai scricchiolanti ci avevano abituato. È un uomo che porta le bambine a scuola la mattina, va dai professori, aiuta in casa a fare i mestieri tra un libro, una recensione, lo scarico della posta ed altro. Odia però andare ai compleanni dove ci stanno gli adulti perché sono pallosi. Non gli si può dare torto. La parte di Biondillo è dedicata alla sezione del libro di narrativa in senso tecnico e di tutto ciò che scrive – talmente leggero come un croccante o come un bicchiere d’acqua che dopo uno ne berresti subito un altro – c’è posto anche per un ricordo bellissimo, toccante come un punteruolo tanto è fisico, per il suo papà.

Chi ha un padre che muore di cancro possiede una cicatrice invisibile stampata sul volto per la vita. Ed un ricordo di quando era in vita che non ti abbandona più. Biondillo è delicato, ed usa poche parole per esserlo.
Colombo. È il giusto uomo che ci voleva in questo libro. Capace di inventare schemi, parodie a scaglie odorose, situazioni da leggere in cinque minuti sulla corriera. Colombo è l’uomo dal lampo ironico, lo scrittore dal motto sanguigno ed intelligente. È il giocoliere alla Bartezzaghi che ci mancava in queste pagine. Ma un poco di più. Vi ricordate di Gianni Rodari? L’indimenticabile ed etereo compositore di novelle – possiamo chiamarle così – anzi storie per bambini? Colombo lo resuscita un poco anche se ha il sapore e l’impronta degli anni duemila.
Di certo c’è una cosa semplice semplice. Questi due scrittori belli levigati e fluenti naturalmente impersonano un’onda prepotentemente attuale. Essi sono ormai la nouvelle vague di scrittori dell’oggi. Ed hanno l’occhio e la coscienza critica di un mondo in evoluzione dove ormai la diseconomia sta cominciando a far capire che soltanto certi sentimenti hanno valore.

Se si mettesse oggi – per certe categorie umane e culturali – la spada di Brenno sulla bilancia, c’è da stare sicuri che la vincerebbero sul metallo i sentimenti familiari. Che sono il primo, primigenio e salvifico nucleo della vita intera di una persona. Pensate alle figlie di Biondillo o ai figli di Colombo come cresceranno. Con una madre presente ed un padre senziente. Praticamente un primato. Cresceranno figli con un sesto senso, come minimo. Il tutto all’interno di una vita che bisogna prendere come viene. Con il figlio che ti vomita sulla camicia bianca appena indossata, oppure si caga addosso in continuazione perché ha le coliche e vai alla fine della giornata a portare fuori l’immondizia ed una macchina ti sfanga tutti i pantaloni passandoti vicino vicino quasi a centrare per forza quella pozzanghera in silenziosa attesa nell’ombra.

La verità sta infine a scandire le fasi di questo monologo su di un padre tecnicamente nuovo ma già tipico dei nostri tempi.
La giornata domenicale tipo è descritta senza infingimenti, anzi è drammaticamente vera. Dai figli che si svegliano ululando alle sei di mattina fino alla sera in cui cerchi un approccio con tua moglie ma ti accorgi che tale persona – definita soggetto operoso – è crollata di schianto come Jimmy Connors all’ultimo match.
È tutto vero. Solo che ci volevano due scrittori giovani, e capaci di ridere di sé stessi, per farcelo capire.
Se Biondillo è il Boris Becker della scrittura bella piena e nutritiva – mi ha sempre dato questo senso di appagamento - Colombo è un Edberg con dei lampi al magnesio che si infilano a fondo rete.

Questo manuale potete comunque usarlo anche praticamente e confrontare le vostre giornate con le loro. Una cosa è certa. Quando un donnaiolo, scapolo impenitente amico di Biondillo, leggerà questo libro, capirà una volta per tutte che la famiglia non fa per lui. Troppo stress e troppo poco tempo gli rimarrebbe. E questo è uno degli orientamenti imperanti di questi anni. Non avrà capito nulla, però. Si sarà perso delle emozioni ipergalattiche che vanno molto al di là del vomito sulla camicia, o della continua corsa al gabinetto atta a fermare una emorragia intestinale a raggio spaziale. Si sarà perso il pezzo di vita che non sta in nessun libro. Ma soltanto nel cuore dei genitori e nella memoria dei figli. L’amore.

di Alberto Pezzini

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