Der Totmacher - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Sabato 13 gennaio 2001

Der Totmacher

Magazine - L'analisi è già iniziata quando al pubblico è permesso di assistere al confronto tra i due uomini. Il dialogo è incalzante, inutile, il dottore fa domande di prassi, inadeguate e Fritz ha subito il pubblico dalla sua. Si ride della sua ingenuità, ci si arrende all'identificazione con quel corpo impacciato, che sembra non avere né forza né potere.
Nello spazio, in bilico tra realismo e luogo solo mentale, si assiste alla sconfitta della scienza di fronte all'insondabilità della psiche. Alla fine medico e paziente, attori di fronte al personaggio dello stenografo, utile e silenzioso testimone, si scoprono indifesi. Non è dato loro capire. Quest'essere "mostruoso" con la sua sofferenza e la sua voglia di morire, che rifiuta deciso e spaventato la proposta di farsi internare nell'ospedale psichiatrico di Hildesheim, come orribile e disumana, si consegna invece con spavaldo coraggio alla ghigliottina, provocando smarrimento e dubbio. Non è solo il medico ad essere turbato.
Nella mise en espace della scorsa primavera - regia di Yurij Ferrini - si assisteva all'esclusione di ogni elemento scenografico: in scena due tavoli, sedie e pochi altri oggetti funzionali. Il taglio, sia registico che attoriale, era essenziale, nessuna concessione alla "descrizione" delle emozioni, tutto assolutamente basato su azioni e reazioni degli attori. Nessun effetto sonoro, nessun costume evocativo: al centro l’attore per una lettura del testo non realistica.
L'attuale messa in scena, invece, è più ammiccante. I meccanismi della comicità sono più sfacciati nell'attenzione insistita di Fritz rivolta al giovane scrivano; in alcuni atteggiamenti persino impacciati quasi fantozziani; l'interpretazione è a tratti forzata soprattutto in alcuni tic di Haarmann, in qualche suo scatto di troppo e nel giocare un po' scontato sulla sua deficienza. Rimane tuttavia un'operazione coraggiosa, in cui l'arte della finzione spiazza con argomenti che non intrattengono ma che dilaniano chi prova ad affrontarli senza abbandonarsi alla morbosità.
Der Totmacher acceca come acceca la luce secca schiacciata sul volto di Haarmann quando non ci sono più parole.


daniela carucci

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