Magazine Martedì 4 novembre 2008

Italia, la democrazia della corruzione

Magazine - Uscito in libreria il 27 giugno 2008 il libro, Il ritorno del Principe di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato (Chiarelettere Editore, 368 pp., 15,60 Eu), è stato presentato nella trasmissione televisiva di Corrado Augias, Storie, il giorno 17 ottobre. È così che io ho avuto modo di conoscerlo e quindi di leggerlo.
La mafiosità, quel comportamento diffuso specialmente qui in Italia, pare essere una componente costitutiva del potere: il richiamo al Principe di Macchiavelli, per cui ogni mezzo è lecito per l’esercizio del potere, è senza dubbio pregnante; quale democrazia può svilupparsi con questa premessa? Trame, corruzione, criminalità, ecc. costituiscono quel tessuto per cui in Italia, il potere politico e quello mafioso diventano lo stesso gioco.

Il Principe segna la storia politica italiana raffigurando la componente più antica del modo di farla: oltre che in termini legittimi anche in forme criminali, quali la corruzione, lo stragismo e la mafia. Il libro risulta una lunga riflessione sul declino della nostra civiltà. Alle innumerevoli domande, poste come artificio per chiarire la regressione della nostra classe dirigente, gli autori forniscono risposte precise: il dilagare dell’illegalità, che produce un senso di solitudine nei cittadini con la conseguente disgregazione della società, come la predazione delle risorse destinate allo stato sociale e allo sviluppo, riducono lo Stato sempre più esposto alle involuzioni illiberali e autoritarie.
Gli autori del libro inchiesta, Il ritorno del Principe, sono Saverio Lodato, giornalista e scrittore, che lavora per L'Unità, e Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, dove dirige il Dipartimento Mafia-economia. Quest’ultimo è stato anche Pubblico Ministero al processo Andreotti.

Il libro nasce dall’esperienza vissuta dai due autori nelle loro professioni, dove hanno avuto modo di mettersi in contatto con una realtà del nostro paese fatta di processi, cronache criminali e altre situazioni delittuose i cui confini sembrano dissolversi. La particolarità della Storia politica italiana è l’inestricabile intreccio tra il potere politico e la criminalità. Già all’inizio del libro si ricorda che vediamo solo quanto la nostra mente ci consente di vedere, così siamo cechi di fronte al fenomeno più importante delle nostre vite: il reale funzionamento della macchina del potere. Quello stesso potere si nasconde con il fine di perpetuarsi… «Il trono si conquista con le spade e i cannoni, ma si conserva con i dogmi e le superstizioni»: così sosteneva il Cardinal Mazzarino, uno dei più raffinati costruttori di potere dell’occidente.
Per l’Italia si può sostenere, leggendo il libro, che un fascismo mascherato da democrazia continui uno stesso potere esercitato con la corruzione e il ricatto. In Italia, a differenza di altri paesi europei, i furbi e i violenti continuano a trovare consensi.

Roberto Scarpinato in una sua precedente presentazione del libro, affermava che con il suo mestiere di magistrato ha dovuto prendere atto che «il mondo degli assassini comunica con mille porte girevoli con le persone normali, con i tanti sepolcri imbiancati che occupano la scena… gli assassini, con i loro volti truci, molto spesso sono persone come noi che frequentano gli stessi salotti e le stesse chiese delle vittime… così abbiamo il dio dei dittatori e il dio degli oppressi, il dio dei corruttori e il dio dei poveri cristi, il dio dei mafiosi e il dio degli antimafiosi… così sono tutti bravi cristiani e in pace con loro stessi».
In Italia vediamo come chi incappa nelle maglie della giustizia continua poi a frequentare gli stessi ambienti. La stessa gente non esita poi a licenziare e a bollare come ladri e farabutti gli altri, mentre si autoassolve in nome di una appartenenza ad una classe sociale superiore: sono senza vergogna.

Saverio Lodato da parte sua, con la sua trentennale cronaca, fatta per L’Unità, di quello che succedeva in Sicilia, ha compreso che in Italia il giornalista non è pagato per capire e ragionare sui fatti ignoti e misteriosi, ma per descrivere quello che appare; di assecondare il potere, fiutando dove tira il vento, coprendo la quotidianità: così viene sottratto il diritto alla verità, scippata la possibilità di capire, negando un fondamentale principio di democrazia. La Sicilia è un osservatorio particolare da dove parte in Italia la diffusione del fascismo mafioso. Il potere politico non è indifferente, anzi… la mattanza che si svolge in Sicilia dal 1944 al 1966 è emblematica degli intrecci del potere politico con la mafia: dalla strage di Portella della Ginestra all’assassinio dei sindacalisti Salvatore Carnevale e Carmelo Battaglia, è tutto un cammino preparatorio alla costituzione di una democrazia della corruzione.
Un libro da leggere per comprendere cosa è successo e sta succedendo in Italia; un libro che ci aiuta a vedere e quindi a reagire affinché si possa cambiare la storia.
La nostra Storia: quello che c’è dietro alla Gomorra di oggi e ancora prima.

di Giorgio Boratto

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