Ascesa e caduta della città di Mahagonny - Magazine

Teatro Magazine Teatro Carlo Felice Venerdì 13 aprile 2001

Ascesa e caduta della città di Mahagonny

Magazine - Opera in tre Atti
libretto di Bertolt Brecht
musica di Kurt Weill
direttore: Bruno Bartoletti
regia: Graham Vick
ripresa da: Franco Ripa Di Meana
scene e costumi: Maria Bjorson
coreografo: Sean Walsh
luci: Matthew Richardson
riprese da: Roberto Manca
Personaggi e interpreti:
Leokadja Begbick: KARAN ARMSTRONG
Jim Mahoney: JOHN TRELEAVEN
Jenny Hill: MARIE MCLAUGHLIN
Trinity Moses: TIMOTHY NOLEN
Fatty: JOHN DUYKERS
Joe: RICCARDO FERRARI
Bill: DIMITRI KHARITONOV
Jack e Tobby: UGO BENELLI
Ragazze di Mahagonny: MARINA MARIOTTI, DANIA PALMA, PAOLA PORCILE, ROSSELLA PUGGIONI, RITA SCILIPOTI, ELISABETTA VALERIO
Voce recitante: ALDO OTTOBRINO
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
maestro del coro Ciro Visco
Allestimento dell’Opéra de Paris
Prima rappresentazione a Genova
In lingua originale con sovratitoli in italiano a cura di Eikon-Firenze
Date successive: Mer. 18.04, 20.30; Ven. 20.04, 15.30; Dom. 22.04, 15.30

Per una volta cominciamo dalla fine, perché gli applausi e i BRAVO, BRAVA, BRAVI si sono susseguiti in un crescendo di diffuso e interminabile consenso rivolto, come nelle migliori occasioni, all’intero ensemble di questa Zeitoper.

Opera di attualità e di critica sociale, Mahagonny (città ragnatela) è negli intenti dei suoi autori Bertold Brecht e Kurt Weill, un’opera “regolare” ma non tradizionale, di rottura come ha detto Ripa di Meana - regista di questa ripresa - “Mahagonny … è un grande esperimento consistente nel trasfigurare la forma operistica anche distruggendola dal di dentro o contaminandola con varie forme e generi musicali intersecando … il parlato con il cantato ed eliminando il concetto stesso di alternanza.”
La parabola di ascesa e caduta della città è particolarmente acuta nella realizzazione scenica e nei costumi, con il decadimento formale di ogni elemento e il proliferare di sedie a rotelle per il sostegno degli ultimi esemplari grotteschi di questa società allo sfascio.
Prima opera nel senso stretto del termine e ultima collaborazione tra Brecht e Weill, Mahagonny è la denuncia di un mondo dominato dal denaro e da esso reso falso e insulso. Una società in cui ogni valore viene calpestato, ogni ritualità annullata e ogni forma di speranza delusa e derisa, un luogo in cui si nega la possibilità di qualsiasi tipo di redenzione. Il momento più laico e forse blasfemo e irriverente è quello della discesa di Dio a Mahagonny, salutata dalla ribellione della folla che lo prende a calci e in seguito inneggia all’impossibilità di dare pace ai morti o soltanto di commemorarli “Non potrai salvarlo un uomo morto” dicono gli uomini del coro nel finale e tutti insieme, prima di crollare insieme alla città, ribadiscono: “Non potrai salvar né lui né alcuno!”

Mahagonny è alla base del rapporto Brecht-Weill, iniziato proprio nel 1927 con il breve Mahagonny Songspiel, lavoro in sé compiuto, ma anche nucleo originario dell’opera (ufficialmente datata Lipsia 1930). A precedere questo lavoro, nel 1928, Die Dreigroschenoper un successo indiscusso e meno contrastato. Mahagonny, infatti, debuttò al Neues Theater di Lipsia nel marzo del 1930, in una serata che finì in uno scandalo scatenato dai nazisti, che determinò l'annullamento delle repliche pubbliche e successivamente fece sì che solo pochi teatri la ripresero, mentre altri la cancellarano definitivamente dal cartellone.

È un lavoro bellissimo, irriverente, pieno di contaminazioni eppure formalmente perfetto e terribilmente spettacolare. Peccato solo che il connubio Brecht-Weill fu tanto fugace.

Nella foto piccola Kurt Weill, nelle altre foto di scena.

Per ulteriori informazioni consultare la dedicata a questo lavoro.

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