Concerti Magazine Venerdì 31 ottobre 2008

Max Manfredi canta la sua 'Luna persa'

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Magazine - Una voce unica, improbabile, spiazzante, una voce a parte. È quella di Max Manfredi, di professione "intagliatore di musica e parole". Dopo più di venti anni di carriera, esce Luna Persa (Warner Music Italia, 2008), un album di composizioni contemporanee, tradizionali, colte, popolari, personali e allo stesso tempo universali. Contraddizioni apparenti, perché il talento del cantautore genovese è proprio quello di assimilare la vita con i suoi caleidoscopici aspetti, le incongruenze, le storie abbandonate a metà, e restituircela in grandi canzoni.
Raramente, e solo ad opera di grandi artisti, può capitare di ascoltare brani come L'ora del dilettante, nella quale i nostri tempi vengono raccontati con una narrazione avvincente nel suo crescendo, lontana da ogni luogo comune, poetica e intrisa di umorismo caustico. O come Il regno delle fate, dove il viaggio diventa l'occasione per riflettere sul cambiamento dei costumi in relazione al passare del tempo.

Un disco di qualità sopraffina anche dal punto di vista musicale, con un grande dispiego di talento, l'impiego di decine di musicisti e una vastissima gamma di strumenti ad accompagnare le liriche. Musica e testi in grado di evocare angoli e momenti di vita di paesi reali, pur se mai vissuti, come la Grecia di Retsina, o persino di spingersi nel mondo immaginario di Kukuwok, mirabile esercizio di fantasia al potere, dove il corto circuito di un vecchio tabellone ferroviario è fonte di ispirazione per una ballata che racconta il non luogo vissuto dai pendolari nei loro spostamenti, dove "ogni città è città di frontiera, ogni posto va bene, purché sia a Kukuwok". Fuori da qualsiasi schema la traccia che dà nome al disco, dodici minuti di racconto generazionale intenso, sghembo, duro e malinconicamente suggestivo.

Luna Persa è un album da scoprire parola per parola, quando racconta d'amore, di Genova, dei sogni, delle imprese incompiute, delle notti di trincea, di visioni slave al suono di tempi dispari che vengono dal mare. Come ultimo regalo, la presenza dell'ormai introvabile Fiera della Maddalena, canzone di culto intonata nei primi anni novanta insieme a Fabrizio de André, che di Max diede la definizione esaustiva: «il più bravo».

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